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Disclousure day: un messaggio rivolto all'umanità, ma affidato a una sola nazione

di Riccardo Paccosi - 14/06/2026

Disclousure day: un messaggio rivolto all'umanità, ma affidato a una sola nazione

Fonte: Riccardo Paccosi

Data la complessità di un’opera cinematografica come Disclosure Day, ho necessità di dividere nettamente la recensione in due parti: una sul prodotto artistico in sé e decisamente positiva, l’altra sulle implicazioni storico-politiche e foriera, invece, di interrogativi non proprio rassicuranti.
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RECENSIONE ESTETICA-POETICA
Se guardato tenendo a mente l’insieme della filmografia spielberghiana, Disclosure Day risulta essere semplicemente un capolavoro.
Situazioni narrative, momenti di climax, colonna sonora e tanto altro ancora mettono in scena una vera e propria summa stilistica del cinema di Spielberg entro un piano di sintesi e maturazione forse mai raggiunto prima.
Questa celebrazione dell’opera omnia spielberghiana non si dà soltanto a livello stilistico-estetico, ma anche di poetica: quest’opera sembra infatti suggerire che questi cinquant’anni di regie abbiano sempre seguito una sorta di filo conduttore teleologico e che quest’ultimo abbia trovato il suo punto di precipitazione proprio in Disclosure Day.
Il problema, naturalmente, si pone al momento di valutare l’oggetto e le implicazioni di suddetto tèlos ma, al netto delle controversie politico-filosofiche, si può comunque affermare che, con quest’opera, ogni pregresso dubbio sulla caratura autoriale di Steven Spielberg – dovuto a certe pellicole o meglio a certi sequel esprimenti valenza più artigianale che artistica – risulta definitivamente archiviato.
Un plauso particolare, infine, va tributato al notevole livello tecnico della recitazione di Emily Blunt, che offre una prestazione capace di passare dalla tensione manifesta a elementi espressivi minimali giocati sulla sottrazione.
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RECENSIONE POLITICA
Disclosure Day non può essere separato dal contesto storico presente: questo film si pone infatti in manifesta correlazione strategica col progetto politico degli Stati Uniti – accennato sin dalla fine della seconda Presidenza Obama ma sviluppato particolarmente durante l’attuale Presidenza Trump – volto a promuovere una narrazione incentrata sulla presenza degli extraterrestri sulla Terra.
Come appurato grazie a un documentario che oggi si rivela propedeutico a Disclosure Day fin dal titolo – ovvero The Age Of Disclosure del 2025, diretto da Dan Farah – suddetto progetto politico è trasversale: abbiamo visto mettere la propria faccia per sostenerlo, infatti, tanto al repubblicano Marco Rubio quanto alla democratica Alexandria Ocasio-Cortez.
A differenza d’un altro documentario sullo stesso tema del 2008 - ovvero I Padroni del Mondo di Massimo Mazzucco, nel quale venivano intervistati militari in pensione di diverse nazioni tutti attestanti la realtà dei contatti alieni – The Age Of Disclosure dipinge uno scenario di avvistamenti e contatti ricorrenti, ma delimitato esclusivamente alla nazione americana.
Disclosure Day, ebbene, segue il modello di rappresentazione del suo quasi-omonimo: anche nel film di Spielberg, viene infatti descritta una realtà secondo la quale l’entrare in contatto col pianeta Terra coinciderebbe integralmente, dal punto di vista extraterrestre, con l’entrare in contatto con gli Stati Uniti d’America.
Il punto cruciale è che questa connessione esclusiva viene a palesarsi, nella pellicola spielberghiana, proprio nell’imminenza d’una terza guerra mondiale provocata da non ben precisati atti ostili della Corea del Nord con Russia al seguito. Quando tutto sta per precipitare, si accende il conflitto fra terrestri ambasciatori d’un messaggio alieno improntato all’empatia universale e una potente agenzia privata (non governativa, viene precisato) che vuole coprire la verità.
A questo punto, sorge dunque la seguente domanda: quali implicazioni di significato sussistono nel fatto che d’un messaggio di pace volto a unire l’umanità intera, sia depositaria una sola nazione che si trova in guerra con le altre?
Ritengo si possano, al momento, abbozzare due ipotesi:
a) gli studi psico-cognitivi che si stanno intensamente svolgendo in  ambito militare, potrebbero fra le altre cose aver chiarito che, dopo la Morte di Dio, la celebrazione del progresso fine a se stesso o della globalizzazione non sono sufficienti a tenere coesa la società e, ancor meno, a compattarla in vista della guerra; occorre, dunque, una narrazione potente quanto quella inerente a Dio, ma non implicante concetto di trascendenza bensì celebrante la valenza palingenetica della Tecnica; nel film, infatti, gli alieni mostrano di saper raggiungere obiettivi di natura mistica, come la connessione empatica universale, ma solo ed esclusivamente attraverso dispositivi tecnologici;
b) se assumiamo come corretta la tesi ormai quasi unanime secondo cui, qualora dovesse davvero scoppiare una terza guerra mondiale, ciò dovrebbe accadere fra il 2029 e il 2030, possiamo dire che, in un modo o nell’altro, riguardo alle domande sulle future attuazioni nonché sulle reali finalità della narrazione extraterrestre decisa dai vertici americani, otterremo le prime risposte in tempi molto ravvicinati.