Donald J. Trump ha dichiarato di aver vinto la guerra contro l'Iran intorno alle quaranta volte
di Daniele Perra - 02/09/2026

Fonte: Daniele Perra
Donald J. Trump ha dichiarato di aver vinto la guerra contro l'Iran intorno alle quaranta volte. Senza considerare le volte in cui ha parlato di capacità militari distrutte, di ossa spezzate ed ed altre cose simili.
Come ho detto e scritto in tante occasioni, a mio modo di vedere, Washington ha "perso" questa guerra il giorno 1, con l'assassino di Ali Khamenei e con il massacro della scuola di Minab. Oggi, ogni volta che gli Stati Uniti colpiscono l'Iran con nuovi attacchi non si avvicinano di un centimetro alla loro presunta "vittoria" ma rinforzano la convinzione che stiano perdendo. L'altro giorno sono riusciti a bombardare un matrimonio, causando cinque morti e diverse decine di feriti. L'Iran, al contrario, le cui capacità militari sono tutt'altro che distrutte, ha ottenuto alcuni importanti successi: la base navale della V flotta in Bahrein è totalmente fuori uso ed il personale militare l'ha dovuta abbandonare ("non ritorneremo presto" ha dichiarato il suo comandante, l'ammiraglio Daryl Caudle); l'Iran ha iniziato da luglio a prendere di mira (con grande precisione) le basi americane in Giordania (rivelatesi prive di difese), dove era stato trasferito molto materiale bellico a seguito delle prime ondate di attacchi iraniani contro le basi nel Golfo Persico.
Quella nel Bahrein è una sconfitta strategica assai importante. I britannici consideravano l'isola come una sorta di "Cipro" del Golfo Persico. Se Cipro è posizionata in prossimità del canale di Suez, ed è fondamentale per controllarlo insieme ai territori palestinesi; il Bahrein era divenuto una portaerei americana nel Golfo Persico, cruciale per controllare il "collo di bottiglia" di Hormuz. A ciò si aggiunga l'assoluta ostilità di larga parte della popolazione alla casa regnante che sopravvive semplicemente grazie alla protezione di Arabia Saudita e Stati Uniti.
Ancora più complesso il discorso giordano. In Giordania la metà della popolazione (se non di più) è di origine palestinese. Il popolo giordano, come già successo durante la "guerra dei 12 giorni", non vede affatto di buon occhio che il loro Paese corra in aiuto di chi sta massacrando i fratelli (molte famiglie sono intrecciate) a Gaza ed in Cisgiordania. Motivo per cui diversi accademici, ex militari, politici e capi tribali hanno chiesto al sovrano ("l'inutile di Giordania", come lo chiamano in Israele) di uscire dall'accordo di cooperazione militare con gli USA, siglato nel 2021. Accordo che prevede la libera circolazione dei militari nordamericani in 12 basi giordane. Ed accordo che "l'inutile di Giordania" ha sempre cercato di nascondere. Ora, la Giordania si trova coinvolta direttamente in un conflitto non voluto (che rende instabile il mercato petrolifero ed una economia fragilissima) e senza difese a causa di chi, invece, dovrebbe garantirle protezione e sicurezza. Il dilemma e la confusione sono grandi. Emblematico il fatto che le Guardie Rivoluzionarie Iraniane abbiano formalmente ringraziato il popolo giordano per aver fornito le esatte posizioni dei militari USA nel Paese.
