Essere in guerra senza saperlo
di Vincenzo Costa - 13/07/2026

Fonte: Vincenzo Costa
Temiamo sempre che inizi una guerra, e abbiamo perso di vista che siamo già in guerra. L’inizio della guerra non avviene più con un gesto eclatante, con una dichiarazione di inizio delle ostilità: avviene oggi senza che nessuno se ne accorga, e passo dopo passo siamo entrati in guerra, siamo co-belligeranti a tutti gli effetti, senza che vi sia stata una discussione, senza che se ne parli.
Alla fine sembra che nessuno abbia deciso nulla, e ognuno potrà dire: siamo stati aggrediti, non potevamo che difenderci.
E così si oscura che di fatto stiamo già aggredendo la Russia, la stiamo già bombardando, e prima o dopo sarà inevitabile che la Russia reagisca.
Alcuni fatti dovremmo tenerli presenti:
1) la UE mette tutto il denaro che serve a costruire droni pesanti, che poi colpiscono non solo al fronte, ma in profondità nel territorio russo.
2) Le informazioni che selezionano gli obbiettivi, la tecnologia che guida quei droni verso gli obbiettivi in territorio russo vengono forniti dall’Occidente.
3) Persino i droni vengono gestiti dall’estero. Qualcuno li fa partire, ma poi sia i dati che individuano gli obbiettivi sia le manovre possono essere eseguiti senza essere in Ucraina. I comandi militari NATO sono all'opera sempre.
4) Al fronte oramai combattono, come carne da macello, migliaia di mercenari latino-americani, spesso poveracci attratti dalla possibilità di rapidi guadagni, e quei soldi l’Ucraina non li ha, dato che è uno Stato fallito dal punto di vista economico. Dunque, è grazie ai soldi della UE che il fronte tiene e i mercenari vengono arruolati. In questo modo siamo anche complici, accettiamo che chi ha soldi possa usare i poveri come carne da macello.
5) Quei soldi che utilizziamo per costruire armi e arruolare mercenari vengono sottratti a sanità, istruzione, strade, a ricerca per le malattie. Oramai tutto è economia di guerra. Qualcuno critica il governo per il fatto che i salari hanno perduto il loro potere di acquisto, e nello stesso tempo propone ancora maggiori sanzioni, che paga la gente che lavora, e maggiori soldi per la guerra.
6) È sotto gli occhi di chiunque voglia vedere che la Russia non vuole né potrebbe invadere l’Europa, e del resto per farne che cosa? Come potrebbe governarla? A che pro visto che ha un territorio sterminato e sottopopolato? La corsa al riarmo non serve a difenderci dal pericolo di essere invasi, ha un solo scopo: prepararsi ed essere pronti per fare noi guerra alla Russia, contando sul fatto che questa non userà l’arma nucleare.
7) Armi micidiali che colpiscono la Russia non li si vuole costruire in Ucraina, dove gli stabilimenti sarebbero bersagli, ma nella UE, che diventa pertanto la retrovia del fronte, territorio di guerra, dove si possono produrre droni e missili che poi colpiscono la Russia.
Ma se la UE diventa la retrovia della guerra, dove si costruiscono le armi che devastano la Russia, quegli stabilimenti non diventano obbiettivi legittimi?
Che cosa pensiamo, che la Russia si leccherà le ferite mentre c’è un territorio, il nostro, che produce le armi che la devastano?
Siamo in guerra, stiamo bombardando la Russia con i droni e le popolazioni europee con la propaganda, preparandole alla guerra che toccherà i nostri paesi. Convinti che la Russia è una tigre di carta stiamo alzando ogni giorno il livello del coinvolgimento, dell’aggressività.
Non so che esito ciò avrà, non so chi vincerà, ma so che perderanno i popoli, come sempre accade nelle guerre, mentre il capitale finanziario e il complesso militare-industriale ne uscirà più ricco.
L’Europa, negli utilizzi 10 anni, ha saputo elaborare solo piani di guerra, l’unica fine del conflitto che prevede è la sconfitta della Russia, la sua disgregazione come entità politico-statuale e la spartizione tra le multinazionali occidentali delle sue immense risorse, non solo petrolio e gas, ma l’artico, l’agricoltura. Il cambiamento climatico la rende una terra di cui appropriarsi, di cui la UE ha bisogno. La distruzione della Russia è davvero vitale per la UE, perché mettendo le mani su quel territorio crede di poter tornare a governare il mondo, di riacquistare il suo predominio perduto.
L’Occidente è indietro rispetto alla storia. Siamo entrati in un’epoca in cui, piaccia o non piaccia, l’Occidente non è più la punta avanzata del pianeta, la sua parte più ricca, potente e in grado di imporre la sua volontà con le cannoniere.
Sarebbe necessaria un’Europa capace di inserirsi nella nuova storia che si sta aprendo, giocando un ruolo positivo, mettendo a disposizione la sua cultura e tradizione, un ruolo diverso da quello che ha avuto negli ultimi 500 anni, ma la sua classe dirigente è intellettualmente attardata, non riesce a immaginare un’Europa capace di essere una parte in un mondo multipolare, con più centri.
Viviamo in un’Europa che non sa accettare di provincializzarsi, e che quindi diventa aggressiva, guarda a un passato coloniale e di grande potenza che non può più avere se non al prezzo di guerre continue e sempre più devastante. Francia e Inghilterra, essendo le grandi vecchie potenze coloniali, sono quelle che fanno più fatica ad entrare in questo nuovo mondo
Non abbiamo saputo proporre, neanche chi si oppone, un criterio, dei criteri per la pace, che dovrebbero essere due:
1) Sicurezza per tutti, per l’ucraina e per la Russia
2) Principio di autodeterminazione dei popoli, dato che qualche leninista per la guerra si è richiamato a Lenin.
Le popolazioni del Donbass sono russe, le popolazioni russfoone sono ampie, e mentre potevano convivere prima del 2014 in un quadro differente, ora non possono stare più insieme in uno stato che perseguita la lingua e la cultura russa, la religione di quei popoli. Come sta avvenendo, senza che nessuno dica niente, anche nei paesi baltici.
Io non so se questi due punti sono sufficienti, ma un movimento per la pace che voglia esercitare egemonia, che voglia parlare alla maggioranza del paese e non solo ai soliti quattro amici dovrebbe proporre criteri universali, perché dobbiamo guardare lontano e iniziare a discutere dei principi della convivenza pacifica nel nuovo mondo multipolare.
