Guerra in arrivo e CLN clandestino
di Riccardo Paccosi - 04/09/2026

Fonte: Riccardo Paccosi
Le ultime notizie confermanti che i preparativi dell'Europa per la guerra non rappresentino solo un puntellamento del PIL, né abbiano esclusivamente la funzione di strumento di controllo interno ai fini del perpetuare lo stato d'eccezione, ma esprimano anche e soprattutto un intento reale e concreto d'incendiare l'Europa col fuoco della guerra, ci è fornito dai seguenti e recenti elementi:
a) la chiusura del consolato russo a Bonn, che potrebbe essere propedeutica alla chiusura dell'ambasciata russa a Berlino;
b) la conversione di Volkswagen - che in questi anni di guerra ha perso circa l'80% del proprio fatturato - a industria bellica;
c) la minaccia terrorista di Zelensky di abbattere i voli di linea russi, con eventuale conseguenza di cancellazioni dei voli per Mosca da parte delle compagnie aeree di tutto il mondo;
d) l'intensificazione dei sequestri di navi russe da parte delle marine militari europee; è di poche ore fa, per esempio, la notizia del sequestro nel Mare Artico, da parte della Norvegia, d'una nave russa di ricerca oceanografica che, a differenza di altri casi analoghi e recenti, non fa parte della cosiddetta "flotta ombra" bensì è di proprietà statale russa.
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Come già ho avuto modo di esporre in precedenza, adesso non si tratta di capire se e come l'Europa possa vincere uno scontro militare con la Russia, ma come e quanto l'Europa debba reggerne l'urto prima del coinvolgimento diretto degli Stati Uniti e/o dell'agganciarsi del conflitto russo-europeo ad altri fronti di guerra nel mondo.
Innanzitutto, tra accordi bilaterali difensivi USA-UK che prescindono dalla NATO e pressione da parte del deep state guerrafondaio, non è affatto detto che Trump riesca, una volta che l'Europa sia avvolta dalle fiamme, a essere conseguente alla propria volontà di non innescare uno scontro diretto fra America e Russia.
In secondo luogo, nel 2028 Trump non sarà più presidente e chi gli succederà dovrà, in ogni caso, decidere con quale guerra sia preferibile evitare il collasso del sistema americano.
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In questo scenario sussiste una contraddizione: i governanti europei sono completamente sfiduciati dai loro popoli e, in caso di guerra, non potranno contare su un sentimento di unità nazionale, ma solo sulla repressione del dissenso.
Su questo anello debole della catena, dunque, sarebbe necessario colpire per evitare la guerra: un movimento internazionale di rivolta popolare contro i governanti europei che, ancora una volta, stanno portando i loro popoli al macello.
Il problema è che in questi quattro anni di warfare economy e di aumento della povertà e della disoccupazione in quasi tutti i paesi, nulla si è mosso.
In più, le opinioni pubbliche sono state cooptate entro una nuova polarizzazione, ovvero il neoliberalismo è riuscito nell'indubbio capolavoro di generare una divisione tra immigrazionisti e remigrazionisti che - con l'aggiunta delle esalazioni annebbianti e tossiche emanate dalle carcasse putrefatte di antifascismo e anticomunismo - rende oggi imposibile qualsiasi movenza autonoma di popolo.
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Qualcuno potrebbe obiettare che non c'è bisogno di auspicare rivolte popolari, in quanto all'orizzonte vi sono appuntamenti elettorali che potrebbero rovesciare il quadro pacificamente, vale a dire la vittoria di quei partiti nazional-liberisti che si dicono contrari allla guerra con la Russia.
Ebbene, questa ipotesi cozza però contro le seguenti obiezioni:
a) le elezioni politiche nei due paesi più guerrafondai - Germania e Gran Bretagna - sono previste soltanto nel 2029, quindi ogni aspettativa ricade per adesso sulle spalle delle sole presidenziali francesi nell'aprile dell'anno prossimo;
b) la parabola pseudo-sovranista degli esponenti italiani della destra nazional-liberista - specificamente Salvini e Meloni - dimostrano che le formazioni politiche di tale matrice, una volta al governo, possono facilmente scegliere di rimangiarsi tutto e sottomettersi ai diktat sovranazionali;
c) i ripetuti segnali, da parte del mondo politico e dell'informazione mainstream, di voler mettere fuori legge l'opposizione (AfD in Germania, ma anche Futuro Nazionale in Italia) o di voler direttamente saltare la consultazione elettorale a causa dell'emergenza di guerra, non vanno sottovalutati.
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Se questo è lo scenario, appare chiaro che non è più tempo di Marce per la Pace et similia.
E' necessario formare un Comitato di Liberazione Nazionale che, inevitabilmente, finirebbe prima o poi per dover operare in cladestinità come quello del 1943.
Si tratta di mettere su una rete di patrioti, senza antifascismi e anticomunismi fra le scatole, che si prepari a gestire il dopoguerra.
