Il bastone statunitense nel “cortile di casa” latino-americano
di Gennaro Scala - 05/01/2026

Fonte: Gennaro Scala
Ho letto il comunicato di Delcy Rodriguez su Telegram che parla di dialogo e coesistenza pacifica con gli Usa di fronte al rapimento del Presidente della propria nazione. Spero di sbagliarmi, ma credo che si tratti del cedimento dello stato, dell’esercito, della società venezuelana nei confronti del ricatto statunitense, considerata la facilità con cui Maduro è stato “prelevato” dagli Usa. Non c’è da sorprendersi: se qualcuno ti punta un fucile contro, o sei in grado di difenderti oppure devi cedere. L’embargo statunitense, a cui in quell’area è difficile sfuggire, aveva ridotto a un terzo (ho letto) le esportazioni di petrolio, e ridotto in miseria il Venezuela. Per cui è probabile, come ha annunciato Trump, che ritorneranno le società petrolifere statunintesi cacciate da Chàvez.
Tuttavia, in questo ritorno della politica del bastone statunitense nei confronti del “cortile di casa” latino-americano si possono notare alcune differenze rispetto al passato. Mentre nel passato le dittature sudamericane, formalmente nate all’interno di Cile, Venezuela, Brasile, ecc. ma che tutti sapevano promosse dagli Usa, nascevano da un’influenza statunitense nascosta ma forte sugli eserciti e su parte della società (classi medie), che “risolvevano il problema” eliminando fisicamente l’opposizione. In questo caso invece, si tratta di un’intervento aperto, spettacolare ma in realtà più debole, che non tocca direttamente le organizzazioni politiche e sindacali bolivariane, e denota una minore influenza degli Usa sull’esercito, disposto a consegnare Maduro, ma non a impegnarsi in un governo militare, cosa che rappresenterebbe una “soluzione” più a lungo termine.
Sembrerebbe un cedimento al ricatto, una sorta di compromesso della società venezuelana con gli Usa, con la promessa dell’allentamento del blocco statunitense e del miglioramento della condizione economica di miseria. Cosa che temo non ci sarà, perché tornerà semplicemente il saccheggio delle risorse petrolifere venezuelane a cui Chàvez aveva voluto porre termine.
È, nel complesso, una minaccia diretta alle altre nazioni latino-americane, in particolar modo al Brasile, ad abbondonare ogni velleità di indipendenza e sviluppo autonomo. Bisognerà vedere come reagiranno le altre nazioni latino-americane, da solo il Venezuela non può affrontare il predominio statunitense. Il problema di uno Zio Sam inferocito e disposto a tutto, perché in declino, lo si può affrontare solo a livello continentale. Comunque, a mio parere, questo dominio diretto degli Usa è più instabile rispetto al passato e aperto a diversi sviluppi.
