Il cielo sopra Teheran
di Pierluigi Fagan - 13/03/2026

Fonte: Pierluigi Fagan
Dopo ben cinque giorni dalla sua elezione, MK ha mandato un messaggio letto alla televisione da uno speaker. È confermato che MK è stato ferito ma ovviamente non sappiamo con certezza con quali danni effettivi, voci rassicuranti e molto più pessimiste si rincorrono a seconda parli il governo o l’opposizione. Ma che sia pienamente in sé o sia un simbolo manovrato dall’IRGC poco importa.
Importa relativamente poco come conferma di quanto scrivemmo già il primo giorno di guerra ovvero che l’intento vantato di un “regime change” dato in pasto alle cieche e sorde opinioni pubbliche occidentali era insensato e avrebbe ottenuto l’effetto esattamente opposto ovvero una ovvia affermazione dell’ala militare più dura. Non solo, si avverte diffusamente anche una ipotesi di minaccia esistenziale per l'Iran (non a caso questo è il primo punto del comunicato di MK) qualunque potere lo amministri, il che non fa che compattare il Paese.
Importa invece molto di più quello che è stato detto perché è la posizione ufficiale del potere in carica. Potere che i commentatori occidentali scoprono con stupore infantile, essere ben radicato. Strano, visto che l’IRGC conta quasi 200.000 effettivi, potere economico e finanziario, servizi segreti e polizia, nonché ampia fetta del clero sciita e relativa sponda politica e giuridica (che in un paese islamico ha significativo rilievo). È noto da decenni nelle dottrine militari imperiali che con solo i bombardamenti aerei non si cambia alcun potere nazionale che, anzi, diventerà sempre più rabbioso. Lo si è ripetuto per anni nella guerra in Siria da cui l'uso dell'espressione "boots on the ground", ma le opinioni pubbliche hanno la memoria dei pesci rossi. Stupisce quindi lo stupore che, come al solito, rivela la disgustosa miscela di impreparazione, propaganda e ipocrisia che lo compone.
MK o chi per lui, ha posto la questione in maniera chiara e coerente: espulsione delle basi USA dai Paesi intorno l’Iran, pagamento dei danni di guerra e pubbliche scuse, accettazione del programma nucleare (civile?) iraniano, solide garanzie internazionali non si abbia più a ripetere una cosa del genere. Altrimenti, guerra ad oltranza e Hormuz chiuso sempre che non si usino gli sciiti iracheni (o quelli in altri Paesi arabi), gli Houti e chissà cos’altro.
È chiaro che questo pacchetto di condizioni è irricevibile e quindi il messaggio sottostante è che per loro, la guerra sarà molto ma molto lunga. Sembra così confermarsi quanto gli analisti occidentali cominciano a dedurre, anche qui con una meraviglia che fa domandare quanto effettivamente siano preparati, che gli iraniani hanno riserve di contrattacco molto capienti e indipendenti dalle distruzioni di superficie.
Non mi inoltro più di tanto nell’analisi militare della guerra. Analisi precise sono impossibili per mancanza di credibilità delle fonti tutte coinvolte praticamente ed emotivamente nel conflitto, ma compulsando le news int’li da giorni (occidentali e arabe non eccentriche), l’impressione è che la guerra non va affatto bene per gli aggressori. I morti e feriti americani sono sicuramente molti di più dei dichiarati e così per Israele, le basi americane sono tutte esposte, la vita nei bunker in Israele è pesante.
Clamorosa la notizia confermata che gli americani starebbero dislocando batterie THAAD dalla Corea del Sud al Golfo lasciando Seul scoperta, un riposizionamento che potrebbe impiegare settimane per essere operativo e conferma l’impreparazione al conflitto degli americani. Per un "Impero" un danno reputazionale molto grave oltre quello mostrato vero le petromonarchie. Altresì, mentre i famosi “analisti” scoprono che gli iraniani possono durare a lungo, stanno anche scoprendo che le riserve americane sembrano inadeguate.
Per non parlare della catastrofe umanitaria (3,5 mio profughi Iran, 1 milione Libano) ed ecologica.
Passiamo così alle dichiarazioni dell’IEA (Agenzia Internazionale dell’Energia), francamente catastrofiche. La più grande e severa crisi petrolifera della storia, questa la sentenza apertamente dichiarata. Rilascio di un terzo delle riserve strategiche per calmierare i prezzi che puntano ai 200 dollari al barile, ma sapendo che pochi giorni fa le previsioni parlavano di 100 dollari (ora raggiunti), poi 150, ora 200, chissà fra una settimana. Ma se dopo dieci giorni di guerra rilasciano un terzo delle riserve, tra trenta giorni che fanno?
Gli effetti dello shock si manifestano ovunque nel Mondo, Asia in particolare, ma forse alle opinioni pubbliche sfugge come funziona il meccanismo e quanto tempo ci mette il processo infiammatorio dei prezzi generali a manifestarsi come incubo e paralisi commerciale, poi produttiva, austerity e norme restrittive per le quali il già vissuto lockdown potrebbe apparirci una passeggiata.
Standard & Poor’s ha lanciato pesanti warning sulla situazione mondiale, si teme anche una catastrofe dei debiti sovrani e i Paesi più deboli sono tanti, ma continuano a sperare che la turbolenza sia contenuta nel tempo. In base a cosa? A questo punto non sembra che la guerra finirà quando lo diranno gli americani. Oltretutto gli americani hanno invalidato il perno di ogni possibile diplomazia dal momento che hanno attaccato mentre si stava trattando a Ginevra. Senza il valore della "parola" impossibile fare accordi di qualsiasi tipo.
Inutile commentare Trump, è come prevedere il volo di una mosca. Isolo solo la dichiarazione per la quale gli USA, con questi prezzi, stanno facendo un sacco di soldi. Fanno un sacco di soldi gli storici finanziatori delle sue campagne elettorali, la sua prima lobby di supporto ovvero il cartello petro-carbonifero, alla pompa il prezzo è saltato del 20% in 10 giorni. Trump è destinato a crollare nei già bassi sondaggi e così le previsioni sulle elezioni di mid-term.
Tant’è che si sta sdoganando il petrolio o gas russo, anche l’UE ha diramato un comunicato in cui si invita i Paesi dell’Unione a “chiudere un occhio” sulle navi che circolano sotto falsa bandiera. Quanto ci metteranno gli europei a chiedere a Mosca di “far pace”? Con quali condizioni e conseguenze?
Come osservato da altri il punto ora è che la fine del conflitto è avvolta da una spessa nube nera. Il “tempo” che avevamo già indicato come variabile fondamentale del conflitto. Non sembra che gli iraniani siano dediti al bluff, se hanno fatto quella dichiarazione più o meno a firma MK, sono davvero convinti di poter resistere infliggendo costi crescenti a tutti, molto a lungo. Una prospettiva terrificante sulla quale dovremmo concentrarci meglio.
Dovremmo perché la questione rischia di diventare molto più seria del fino ad ora percepito. Se gli americani non possono fare marcia indietro perché gli iraniani continueranno a bombardagli le basi, cosa faranno? Col mondo precipitato in una crisi di nervi (tra cui le monarchie arabe devastate e intrappolate in un disegno di sviluppo di business strategico ora miseramente fallito, Asia, Europa), qualcuno comincerà a suggerire l’uso di atomiche tattiche? Una basta? Tre? Dieci? Varcare quella soglia dove ci potrebbe portare? E siamo sicuri che questo non fosse proprio l'esito previsto almeno da Tel Aviv ab origine?

