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Nessuno può più fidarsi di questa Casa Bianca

di Lucio Caracciolo - 26/04/2026

Nessuno può più fidarsi di questa Casa Bianca

Fonte: La Repubblica

Donald Trump sembra essersi sbagliato di secolo. Nella sua furia contro gli “scrocconi” europei che nel momento del bisogno si sottraggono al loro dovere di alleati, il capo della Casa Bianca riscopre antiche partite imperiali per usarle come arma di ricatto. L’ultimo e più clamoroso caso riguarda la Spagna, quella del “no alla guerra” sillabato dal presidente del governo Pedro Sánchez. Seguito dal rifiuto di far atterrare nelle proprie basi i bombardieri strategici americani B-51 e B-52 in rotta verso l’Iran. Trump ha dato ordine al Pentagono di valutare la sospensione del Regno di Spagna dall’Alleanza Atlantica. Minaccia puramente politica, visto che il Trattato Nato del 1949 non prevede alcuna clausola sospensiva, tantomeno espulsiva. Ma si sa: le regole e la sua stessa Costituzione non interessano il presidente, vincolato solo “alla mia moralità e al mio spirito”.

Non basta. Alcuni analisti trumpiani hanno pubblicamente sostenuto che le enclavi nordafricane della Spagna, Ceuta e Melilla, incastonate in Marocco, debbono essere restituite alla sovranità di Maometto VI. Si tratterebbe di “territorio marocchino occupato”. Tesi da leggere sullo sfondo della sempre più stretta intesa fra Washington e Rabat, specie in relazione alla disputa sull’ex Sahara spagnolo che oppone l’Algeria, sponsor dei saharawi, al Marocco, che lo tratta da parte integrante della nazione. Le rappresaglie minacciate contro gli alleati “infedeli” non conoscono limiti. Al Pentagono si ventila anche la restituzione delle britanniche Isole Falkland/ Malvinas all’Argentina. Alla faccia della “relazione speciale” anglo-americana, forse la vittima più illustre della crisi transatlantica. Stati Uniti e Regno Unito formano infatti il cuore dell’Anglosfera, che include anche Canada, Australia e Nuova Zelanda. Molto più di una rimpatriata fra Londra e le sue ex colonie d’Oltremare. O, come si usa dire in famiglia, fra paesi divisi dalla stessa lingua. L’Anglosfera è una formidabile quanto oscura rete intergovernativa che connette le funzioni vitali dei cinque soci. Perno ne sono i Five eyes, nome in gergo dell’organizzazione che coordina le intelligence anglosferiche. Immaginiamo che il grado di collaborazione fra Cia e MI6 non sia esattamente quello di un tempo. L’ostentata disistima di Trump per il premier laburista britannico Keir Starmer — forse all’ultimo giro di giostra — aggiunge veleno al tocco di sfregio personale con cui The Donald usa animare la sua erratica narrazione. Intanto Londra avverte che le Falkland non torneranno Malvinas. Rimarranno Territorio britannico d’Oltremare finché i locali non lo rifiuteranno via referendum. Quello del 2013 decretò una maggioranza del 99,8% in favore della Corona britannica. Tre i voti contrari.

Fra gli alleati europei si stanno studiando garanzie di assistenza reciproca al di fuori del Patto Atlantico. Nessuno si fida più degli Stati Uniti. Sentimento specialmente amaro per quei paesi del Nord-Est continentale già satelliti di Mosca che alla fine della guerra fredda fecero carte false per entrare nella Nato, considerando l’ammissione nell’Unione Europea di secondaria importanza — prima i soldati poi i soldi. Il premier polacco Donald Tusk si chiede se gli Usa siano “leali” nel difendere l’Europa. E intanto promuove con i colleghi Ue l’ipotesi di attivare in caso di aggressione russa l’articolo 42 paragrafo 7 del Trattato sull’Unione Europea, che prevede meccanismi di mutuo soccorso più stringenti dell’articolo 5 della Nato. Come sempre, la lettera di qualsiasi trattato conta poco, vale la sua interpretazione nel contesto vigente.

Oggi nessun alleato considera scontato il soccorso americano in caso di attacco nemico. Valuta invece possibile l’attacco americano al proprio territorio. Le minacce di Trump alla Danimarca hanno già portato alla mobilitazione di truppe europee, mentre Copenhagen sta perfezionando un piano di resistenza in forma di guerriglia contro l’invasore a stelle e strisce, in linea con le tattiche studiate dai canadesi. Dopo il rifiuto di concedere agli Stati Uniti l’uso della base di Sigonella, seguito dai distinguo di Giorgia Meloni che tanto hanno amareggiato l’”amico Trump”, non stupiremmo se al Pentagono qualcuno ravvivasse l’idea di separare la Sicilia dall’Italia — progetto inglese stroncato nel 1943-44 proprio dagli americani. Per poi magari annetterla, coronando il sogno di Salvatore Giuliano.