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Il corridoio nello stretto di Gibilterra

di Matteo Martini - 04/08/2026

Il corridoio nello stretto di Gibilterra

Fonte: Matteo Martini

È abbastanza superficiale attribuire la sovranità spagnola su Ceuta e l'altra exclave di Melilla a un residuo di colonialismo (sentito anche queste letture).
In realtà la popolazione di queste città è cristiana e spagnola da cinquecento anni. Ceuta fu conquistata nel XV secolo come avamposto dai portoghesi ma dopo la fine dell'Unione Iberica, e durante la Guerra di Restaurazione portoghese, rimase fedele al regno di Castiglia, e nel 1668 il rinato regno del Portogallo riconosceva il controllo spagnolo su Ceuta.
Oggi un 40% della popolazione cittadina è di origine marocchina (per lo più berbera, più che araba) e deriva da insediamento abbastanza recente, dopo il 1860.
Sia la storia che la composizione etnica difficilmente possono portare alla conclusione che le due exclavi dovrebbero essere considerate marocchine per semplice determinismo geografico.  
Ma il punto interessante viene dopo. La questione "migratoria" ancorché presente è piuttosto lo strumento di una partita geopolitica molto importante, in cui è in gioco il controllo dello stretto di Gibilterra e delle vie di accesso al Mar Mediterraneo.
Grazie alla sua posizione geografica sulla costa nordafricana, Ceuta consente alla Spagna, e in senso lato all'Europa, di controllare uno dei passaggi marittimi più importanti del mondo.
La perdita di questa regione potrebbe alterare l'equilibrio geopolitico nello stretto e indebolire il controllo europeo sulle porte occidentali del Mediterraneo.
In questo contesto, le azioni degli Stati Uniti, di Israele e del Marocco possono essere considerate un tentativo di creare un secondo corridoio nello stretto di Gibilterra, un corridoio che sarebbe gestito direttamente attraverso le acque sotto il controllo del Marocco, riducendo la dipendenza dell'asse Washington-Tel Aviv dalla Spagna o dalle decisioni collettive dell'Europa.
Come osserva l'amico Stefano Bonilauri si tratta di un segnale interessante anche sotto un altro riguardo: gli Stati Uniti cominciano a non fidarsi più dei Paesi europei e a considerare il loro status di alleati/vassalli non più sicuro. Possiamo vedere ciò anche in previsione di una possibile opzione militare americana sulla Groenlandia ad esempio, come elemento scatenante di una futura crisi politica.