Nietzsche si sbagliava su una cosa. Ed è la più importante.
di Francesco Petrone - 16/09/2026

Fonte: Francesco Petrone
Nietzsche si sbagliava su una cosa. Ed è la più importante.
Per il filosofo la pietà cristiana era morale da schiavi. Debolezza che trattiene e impedisce la nascita dell’oltreuomo. Per lui l 'individuo deve liberarsi, spezzare il branco.
Ha avuto un'intuizione enorme, forse la più grande della modernità: l'uomo che non ha più bisogno di essere consolato. Ma ha confuso due cose.
Ha confuso la pietà cristiana - che spesso può venire trasformata in retorica, colpa, finto buonismo - con l'empatia.
E l'empatia non è cristiana. Non è nemmeno umana.
Un lupo non lascia indietro il ferito del branco. Un elefante veglia un suo morto. Un corvo avverte gli altri del pericolo. Un cane sente la tristezza del padrone prima che luì la esprima.
L'empatia è biologica, è più vecchia di Cristo, più vecchia dell'uomo. È la condizione per cui un gruppo sopravvive.
E qui aveva già risposto Aristotele, 2400 anni prima di Nietzsche:
"Una mano staccata dal corpo non è più una mano."
Se la stacchi, ha la forma di una mano, ma non funziona più. Non è più mano. È solo carne morta.
Così l'uomo, staccato dal gruppo. Ha la forma di un uomo, ma non funziona più. Non è più uomo.
Per questo anche i lupi mettono il branco sopra l'individuo. Non per morale. Per natura.
Nietzsche, da grande individualista, ha dimenticato Aristotele: l'uomo è animale politico. Animale di gruppo. Persino i lupi lo sanno. Il branco non è schiavitù. È ciò che ci ha permesso di arrivare fin qui.
Nonostante ciò, Nietzsche resta gigantesco anche se talvolta sbaglia. Perché ci costringe a chiederci: come si fa a essere individui forti, senza diventare come quelle bestie che hanno dimenticato di essere branco.
