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Il cortile di casa

di Gennaro Scala - 06/01/2026

Il cortile di casa

Fonte: Gennaro Scala

Questa è una società dello spettacolo (Guy Debord) e il modo in cui guardiamo al mondo è quella di uno spettacolo a cui assistiamo nel ruolo passivo di spettatori. In questo ruolo di spettatori nel guardare alla vicende del mondo c’è chi nutre comprensibili sentimenti di rivalsa nei confronti di quella mostruosità che sono diventati gli Stati Uniti, ma c’è anche chi si identifica con il più forte, pensando in tal modo di diventare anch’egli forte, e queste sono le persone spregevoli che sempre incontriamo nel mondo, dall’asilo al posto lavoro. 
Tuttavia l’ottica dello spettatore è comunque distorta, per cui propongo a chi legge di fare un esperimento: proviamo ad abbandonare la nostra veste di spettatori. Nel caso del Venezuela proviamo a identificarci, a metterci nei panni di chi vive in questa nazione di circa 30 milioni di abitanti, situata nella parte settentrionale dell’America del Sud, a circa 2000 km dalle coste statunitensi,  nel pieno raggio d’azione della marina statunitense che può agire in questa area con estrema facilità e indisturbata. 
Chàvez coraggiosamente pose fine al saccheggio delle risorse petrolifere venezuelane da parte delle compagnie petrolifere statunitensi, in un periodo in cui gli Usa erano impegnati in altri fronti nello stabilire la loro completa egemonia globale, e guardavano poco all’America Latina che in assenza dell’Unione Sovietica ritenevano come sicura.  Gli Usa hanno imposto un embargo che è la vera causa della  miseria venezuelana, e chi invece ne fa colpa il movimento bolivariano è il tipo spregevole di cui dicevo sopra, che vuole nascondere il suo essere dalla parte del più forte con fasulle motivazioni razionali e politiche. 
Ora, gli Usa, spinti dal declino della loro egemonia globale oltre all’embargo, hanno rapito Maduro, presidente del Venezuela e minacciano  interventi più diretti se non riacquisiscono il controllo delle risorse energetiche venezuelane. Possono bombardare a tempo indefinito, con facilità, le città venezuelane, Caracas, Maracaibo e Valencia, hanno dai 2 ai 3 milioni di abitanti. Il livello di urbanizzazione del Venezuela di quasi il 90%, dove i bombardamenti possono fare grandi danni (non siamo nel Viet Nam). Di fronte ad una situazione del genere è comprensibile o no che tanto lo stato, quanto l’esercito, quanto la stessa società venezuelana possano voler venire a patti con l’aggressore? 
In una strada solitaria incontri un rapinatore che ti minaccia con la pistola, se hai anche tu una pistola e sei un tipo coraggioso, puoi reagire, correndo un rischio, ma se hai solo un  un temperino, sei un temerario che mette inutilmente a rischio la propria vita. 
Tuttavia, io insisto con il dire che questa nuova politica statunitense nei confronti del “cortile di casa” è più debole rispetto al passato perché basata sulla pura forza militare. Negli anni ‘70 grazie all’influenza che avevano sugli stati sudamericani, erano in grado di instaurare dittature che eliminavano l’opposizione, in questo caso l’opposizione non viene eliminata ma costretta a venire a patti. E il fuoco sotto la cenere continuerà a bruciare. Cosa faranno le altri nazioni latino-americane? Il Brasile è disposto a rinunciare alla politica autonoma che è stata anche la base dello sviluppo di questi anni? 
Gli Stati Uniti si impegneranno in un processo-farsa che dividerà il mondo in due parti: i suoi servi pronti a dimostrare che la merda è squisita, se viene loro richiesto, e gli altri stati per cui essi saranno un problema da risolvere.