Il degrado dell'amore
di Martino Mora - 27/09/2026

Fonte: Martino Mora
“La grande ambizione delle donne è di ispirare l’amore”(Moliere).
Questa immortale sentenza del grande commediografo francese é vera oggi come ieri
Basta fare un giro sui social per averne immediatamente conferma.
Ma se l‘ambizione non cambia, perché universale, cambia invece il tipo di amore. In un' era volgare, americanista e materialista, anche l’eros non può che divenire volgare.
Spinte dalla moda del sistema orgiastico-mercantile nel quale siamo immersi, l’amore che molte donne occidentali (non tutte, ovviamente) sembrano volere ispirare, con abbigliamenti e atteggiamenti, sembra assai più vicino a quello del lupanare che a quello dei trovatori provenzali o persino a quello, tutt’altro che ingenuo, dello stesso Moliere.
La cosa triste e anzi squallida è che l’ideologia dominante – che per semplificare definiamo “femminista”- ben lungi dal difendere la donna dalla svendita all’ingrosso di un mondo pornofilo integralmente mercificato, spinge unilateralmente (persino quando le stesse femministe, in perfetta falsa coscienza, si definiscono “anticapitaliste”) per inibire terroristicamente ogni critica alla cosificazione mercantile e modaiola del corpo, interpretando invece falsamente la liberazione femminile come “animalità”, sguaiatezza, centimetri di pelle scoperti, assenza di regole e gusto.
Il cui vertice grottesco finora insuperabile è stato toccato dallo spettacolo di Susanna Camusso in minigonna.
“Sessismo”, “patriarcato”, “Medioevo” e altre idiote espressioni usate come un mantra isterico, rimbombano non appena si riconosca alla donna una dignità superiore a quella di un quarto di bue esposto dal macellaio.
Che poi questa esposizione dal macellaio venga contrapposta al burqa come sua unica alternativa (vedi anche il recente palco di Pontida) dimostra che siamo davvero alla frutta.
E’ chiaro che questa “emancipazione” femminile di cui si blatera è una falsa emancipazione, perché animalizzata e quindi de- spiritualizzata. Che corrisponde alla concezione dell’eros, degradata e degradante - perché puramente consumistica- del capitalismo avanzato (“lo spirito borghese allo stato puro”, come scriveva Del Noce) e della rivoluzione sessuale post-sessantottina, essa stessa inconcepibile al di fuori della società opulenta.
Solo in un mondo da incubo l’alternativa femminile diventa quella tra il burqa e l’esposizione del quarto di bue.
Il femminismo e in generale il pensiero unico dirittista politicamente corretto sono quindi l’ideologia del capitalismo assoluto, perché perfettamente corrispondenti al suo spirito consumista e dissipativo. Non a caso nascono nella plutocrazia anglosferica e da essa si diffondono instancabilmente. Ammesso che il regno del denaro sia a destra, la cultura che esso esprime sta inequivocabilmente a sinistra. Destra del denaro, sinistra dei diritti. Ovvero lo spirito del capitalismo.
Ha degradato persino l’amore.
I risultati sono evidenti. Sul piano demografico le culle vuote, sul piano sociale la rottura di ogni legame familiare duraturo, quindi l’atomismo assoluto, su quello spirituale la sovversione nichilista della gerarchia dei valori.
Uscire dalla cosificazione consumista del capitalismo e uscire dalla falsa emancipazione pansessual-dirittista è quindi un’unica e sola battaglia.
