Il paradosso della lentezza
di Lioubov Kriakvina - 30/11/2025

Fonte: Lioubov Kriakvina
Perché le guerre moderne sono più lente di quelle antiche
L’analisi del conflitto in Ucraina è, da quando ha avuto inizio, dominata da un giudizio lapidario: “La Russia ha perso la guerra fallendo la conquista di Kiev in tre giorni.”
Questo giudizio, attribuito al “fallimento” di non aver raggiunto l’obiettivo iniziale in pochi giorni, ignora due fattori cruciali che hanno ridefinito il conflitto: il ruolo dell’intrigo politico nella ritirata iniziale, ovvero il “tradimento” negli accordi di Istanbul e, soprattutto, un cambiamento radicale nella fisiologia della guerra che ha reso le manovre veloci un suicidio logistico.
Per capire il conflitto di oggi, dobbiamo tornare indietro di duemila anni e chiederci: perché le armate di Alessandro Magno e Gengis Khan erano, in proporzione, più veloci e inarrestabili delle colonne corazzate moderne?
1. Il “Fallimento Iniziale”
È innegabile che l’obiettivo primario russo di una Blitzkrieg con decapitazione politica del governo Zelensky da ottenere semplicemente schierando le truppe a pochi chilometri da Kiev sia fallito. Tuttavia, liquidarlo come una semplice “sconfitta” ignora le sfumature politiche.
I russi arrivarono nei sobborghi della capitale in tempi rapidissimi (quindi la “blitzkrieg” ci fu), ma la successiva ritirata, che fu eseguita per dare inizio ai colloqui cruciali di Istanbul nel marzo 2022, fecero arretrare il fronte di riportando le colonne corrazzate russe sulla linea del confine.
Dal punto di vista di Mosca, il ritiro fu presentato come un “gesto di buona volontà” volto a creare le condizioni per un accordo di pace. L’obiettivo politico era la neutralità ucraina in cambio della fine delle ostilità. La promessa di pace, come sappiamo, non si concretizzò, per le intromissioni Nato a voce di Boris Johnson e la successiva reazione dell’Unione Europea che, indotta da Biden, assunse fin da subito una postura ostile.
Per la narrativa russa, il ritiro fu una scommessa politica basata su promesse tradite, non una disfatta militare. Questo dettaglio è fondamentale: la Russia è stata costretta a cambiare strategia, ma non necessariamente a causa di un suo collasso.Cionondimeno, questo ritiro non dovuto a sconfitte militari ma ad una scommessa politica (perduta) ha costretto la Russia a ripartire dalla posizione in cui era il 23 febbraio 2022, prima dell’invasione. E a quel punto le cose sono cambiate.
2. La Lezione dei Conquistatori Antichi: La Guerra a Bassa Frizione
Il vero strumento di analisi è il confronto storico. La rapidità e l’efficacia delle campagne di Alessandro Magno o, in modo ancora più netto, dei Mongoli di Gengis Khan, svela la differenza tra la guerra antica e quella moderna.
I Mongoli, solo con cavalli e archi, arrivarono in Europa con una velocità che gli odierni eserciti corazzati possono solo sognare. Il loro segreto era la guerra a bassa frizione:
Logistica Integrata: L’esercito mongolo era la sua logistica. Si rifornivano sul posto, non dipendevano da lunghi e fragili convogli di benzina o munizioni. Questo eliminava il freno più grande di ogni esercito moderno.
Assenza di Sensori: La loro velocità garantiva l’elemento sorpresa. Non esisteva nulla in grado di tracciare o segnalare i loro movimenti con sufficiente anticipo per organizzare una difesa efficace.
La guerra antica era “veloce” perché la tecnologia difensiva del nemico generava una frizione minima.
3. La Nuova Fisiologia della Guerra: L’Era dei Sensori
Oggi, la guerra in Ucraina è lenta perché è diventata la massima espressione della guerra ad alta frizione. L’alta frizione si verifica quando sul campo di battaglia vengono utilizzate nuove armi difensive per le quali chi attacca non ha possibilita’ di successo se non a costo di enormi perdite. Quello che accadde anche nella I Guerra Mondiale con l’utilizzo di fortificazioni e mitragliatrici.
Le nuove armi, i droni e i sensori hanno riscritto il manuale militare di questo niovo secolo rendendo obsoleta la guerra di movimento del XX secolo con la quale, con i mezzi corrazzati, si poteva avanzare di moltissimi chilometri senza essere fermati:
Il Dominio del Drone: L’onnipresenza dei droni (UAV per ricognizione, FPV per attacco) rende ogni movimento visibile. Non appena una colonna corazzata si muove, viene immediatamente tracciata e sottoposta a fuoco di precisione.
La Morte del Carro Armato Veloce: Le costose truppe corazzate sono divenute vulnerabili a sistemi di difesa a basso costo (droni kamikaze, Javelin), creando vaste zone di “anti-accesso” che paralizzano le manovre veloci.
La Guerra di Attrito: Il conflitto si è trasformato in una brutale guerra di artiglieria e trincea. L’artiglieria, guidata dai droni per la precisione chirurgica, domina lo spazio, mentre la fanteria è ridotta al ruolo di mantenere il terreno metro dopo metro.
Il costo logistico e strategico di avanzare anche solo di pochi chilometri oggi è inimmaginabilmente più alto di quanto lo fosse per un’intera campagna di Gengis Khan.
4. La Vera Misura della “Sconfitta” Russa
Alla luce di questa mutata fisiologia, parlare di sconfitta russa solo perché la Blitzkrieg iniziale è fallita è un’analisi superficiale ed errata.
Il fallimento di Kiev è stato un errore strategico causato dall’ingenuita’ di aver creduto a una controparte che, pur mostrandosi favorevole ad accordi, in realta’ voleva solo costringere i nemici a ritirarsi per, poi, continuare a combattere da una posizione difensiva piu’ favorevole. E ciò ha costretto la Russia a cambiare strategia: da guerra politica e di movimento a guerra di logoramento e logistica.
In un conflitto ad alta frizione e ad altissimo consumo di risorse, la sconfitta non si misura con una bandiera issata su una capitale, ma con:
L’Esaurimento delle Risorse: Chi esaurirà per primo i serbatoi di munizioni, i veicoli e, soprattutto, il capitale umano.
Il Collasso del Controllo: La capacità della Russia di mantenere il controllo sui territori acquisiti nel Donbass e nel Sud.
Finché Mosca manterrà il controllo territoriale, consolidando le conquiste territoriali e la capacità di rifornire il suo fronte, la guerra rimarrà in una sanguinosa fase di lentezza, ma la sconfitta dell’Ucraina è, comunque, un fatto ormai certo, al di là dei racconti fantasiosi di chi, per meri motivi di propagandistici e di bieco interesse, la vorrebbe vedere resistente e vincitrice nel conflitto.

