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Il patriota, l’alpinista e il filosofo

di Lorenzo Merlo - 24/05/2026

Il patriota, l’alpinista e il filosofo

Fonte: Lorenzo Merlo

Pensare, sentire, verità. Non c’è altra realtà se non quella presente nella mente.

 La realtà del dolore di una martellata sul dito, in caso di terremoto, o distrazione di pari portata, scompare.

Quel dolore varia in funzione della soglia individuale e della disponibilità/educazione a non farsene prevaricare.

L’attrazione per una donna ci piega la vita finché l’ammaliamento è vissuto come un’esigenza irrinunciabile. Tale realtà può cadere senza rumore in caso di un’emozione superiore.

 Al pari del sentire estetico, anche la bolla cognitiva, in cui sempre ci troviamo in stato di veglia – e forse anche di sonno – determina la realtà, la descrizione che ne facciamo e dunque le verità che esprimiamo. Per esempio, ritenere che soltanto la scienza comporti conoscenza è più di una bolla, è un guscio e anche una corazza che si tramanda da sussidiario in sussidiario. Ma anche dedicare tutte le energie per pagare le rate della Bmw, far corrispondere il benessere al Pil, filtrare il mondo con gli occhi dell’economista, credere di salvare il mondo con il riciclo della plastica e l’auto elettrica senza uscire dal sistema che ha generato il problema, sono campioni di verità che fanno al caso del nostro discorso.

 Il segnavento che ci indica come orientare la randa per solcare il mare della vita non è soltanto estetico e cognitivo, è anche intellettuale, riguarda il pensiero.

La vita, o la realtà, si mostra penosa entro i rovelli di una preoccupazione e gioiosa la mattina dei regali di Babbo Natale. Proiezioni di segno opposto a cui dedichiamo tutta la creatività di cui disponiamo. Un versamento di energia a flusso continuo che, figurativamente parlando, inconsapevolmente gettiamo avanti a noi per poi reificarlo – sempre incosapevolmente – in realtà senza via di fuga.

Reificare, sì. È questo il termine nei confronti del quale sarebbe opportuno un confronto, soprattutto da parte di coloro che vagheggiano i pilastri della realtà oggettiva, unica per tutti.

Neppure la concretezza del rosso di un semaforo può fermare il pilota sopra pensiero, in cui la realtà materiale scompare, sostituita dalla visione in cui è immerso.

 È qui che l’appello all’ovvio, che il giudizio in sella al senno di poi e quello incapsulato nel “bastava un po’ di buon senso” si fanno affermazioni – cioè verità – burlesche, al pari di quelle di una farsa teatrale.

Chi le pronuncia investe l’altro con il proprio mondo e pensiero, la propria verità e visione. Dire “ma era ovvio” o “bastava un po’ di buon senso” è equipollente a passare con il rosso, nonostante la Bmw e le tre lauree. Non solo. A questi signori non è mai stato detto che “era ovvio”, che “bastava un po’ di buon senso”?

 Così, a causa del proprio pensiero e del proprio sentire avviene anche la realtà e la verità del patriota che va alla battaglia disponibile alla morte e alla pena. E quella dell’alpinista, attratto verso l’alto di una sua endemica bellezza, sola florida terraferma del suo piacere, atollo autopoietico emerso da un oceano di pericoli di cui, sostanzialmente, non si cura. E pure il filosofo che, certo della vena che lui solo ha individuato, annuncia al mondo dove sta la verità.

Patriota, alpinista e filosofo, per quanto in viaggio attraverso territori differenti, sono mossi dalla medesima energia, alla quale il loro pensare e sentire conferiscono il potere magico di farne realtà e verità.

Questioni di pari legittimità, che semantiche individuali e istituzionali costringono in arbitrarie gerarchie di proprio gusto.