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Il varano di Bruxelles

di Umberto Bianchi - 05/02/2021

Il varano di Bruxelles

Fonte: Umberto Bianchi

Per carità, nulla da dire sulla professionalità e sulle competenze del Prof. Mario Draghi. A differenza di certi nostri parlamentari, che non sanno neanche parlare in buon italiano, per non parlare dello scrivere poi, Mario Draghi non può certo essere accusato di essere un improvvisato apprendista stregone dell’economia e della finanza, di cui conosce sin troppo bene i meccanismi, avendo diretto in tempi recenti una prestigiosa istituzione come Eurobanca ed oltretutto, avendo alle spalle un cursus honorum di altrettanti, prestigiosi, incarichi. A questo punto, che al Draghi venga poi il vezzo di proporsi come leader politico, ci potrebbe pure stare, rientrerebbe in una certa logica esistenziale.
A far da nota stonata in tutto questo contesto c’è, però, un piccolo, ma significativo particolare. Draghi non si è proposto all’italico elettorato, quale candidato di spicco. No, il Nostro è stato direttamente chiamato all’incarico di premier, direttamente per cooptazione, bypassando qualunque normale e democratica procedura, come oramai, da troppo tempo accade in Italia, senza che alcuno abbia da dire alcunché. Ed anche qui, le nostre “opposizioni” parlamentari stanno offrendo uno spettacolo pietoso. Dopo i continui tentennamenti e barcamenamenti durante i vari “lockdown”, ora si presentano agli occhi dell’opinione pubblica, divise tra la tentazione di governi “d’emergenza”, in compresenza con gli avversari politici o propalatrici di astensionismi di maniera.
Siamo, oramai, al quarto esecutivo, in pochi anni, formato senza il consenso elettorale. Con la presidenza Conte, con la scusa dell’emergenza sanitaria, siamo arrivati alla sospensione dei fondamentali diritti costituzionali, al coprifuoco ed alla decretazione d’urgenza come metodo di governo. Se Conte era, per lo meno, un premier non eletto, ma frutto della mediazione farlocca di due partiti politici ora, invece, quegli stessi partiti sono stati disinvoltamente bypassati da un Presidente della Repubblica, intento quanto mai, ad impedire il confronto elettorale, evocando le più improbabili scuse.
Tornando un momento sui nostri passi, andrebbe ricordato a chi si sta dando a quanto mai facili e superficiali entusiasmi, “chi” realmente è Mario Draghi. A parte la sbandierata del “quantitative easing”, una manovra economica più di facciata che di sostanza, il Nostro è dichiaratamente stato ed è tuttora, uno strenuo difensore degli euro-equilibri di Bruxelles e naturalmente, di quell’Euro che, per il nostro paese e l’Europa intera, ha rappresentato l’inizio di un irrefrenabile declino. Pertanto anche
qui, come per tutto il resto, a parlare sono i fatti. Sicuramente quello di Mario Draghi rappresenta il volto più rassicurante ed accattivante di quell’eurocrazia, agli ordini dei poteri forti di quel Globalismo, il cui conclamato intento, è quello di un generale immiserimento, tutto a favore di un’elite di pochi, fortunati, speculatori. Il voler mettere simili personaggi alla guida di un paese normale, significa la conclamata volontà di svenderne il futuro, alla speculazione internazionale.
Arrivate le cose a questo punto, però, non ci pare azzardato affermare che la democrazia in Italia è finita, o comunque, sta entrando in un irreversibile fase comatosa. Al suo posto, invece, va sostituendosi una forma di neopaternalismo, sorretto e diretto dal diktat dei mercati e delle grandi entità sovranazionali. Un neopaternalismo che, adesso, non ha neanche più il bisogno di nascondersi, conferendo direttamente incarico ai propri operatori, come nel caso di Mario Draghi.
In questo, l’Italia sta facendo da battistrada a tutti i paesi d’Europa e del mondo occidentale, in quanto laboratorio per una nuova forma di autoritarismo da esportare poi, a livello globale. Il tutto, condito da un martellamento propagandistico intriso di un ipocrita anti autoritarismo di maniera. Dai continui memento dei tragici fatti dell’ultimo conflitto mondiale, sino alla sfacciata condanna di Russia, Bielorussia, Birmania, Egitto e via discorrendo, non c’è giorno che in Italia non si strilli contro la presunta cattiveria e l’ingiustizia di qualcuno, in totale spregio e dimenticanza di quanto accade da noi.
Sta tramontando la democrazia, ma la pubblica opinione non ne ha sentore. La fragrante violazione dei più elementari diritti del cittadino (di movimento, associazione, etc.) è oramai divenuta prassi quotidiana. Figure istituzionali, come quella del Presidente della Repubblica, che dovrebbero avere un ruolo di garanzia, effettuando rilievi sulle violazioni di quella tanto propalata Costituzione, hanno invece di gran lunga scavalcato il proprio ruolo, avallando e rendendo usuale la prassi della nomina di Presidenti del Consiglio, de facto privi di consenso elettorale.
E, si badi bene, non è solamente alla presidenza Mattarella, che può esser imputata una simile prassi. L’esempio di quanto accaduto con la presidenza Napolitano, attraverso la nomina di Mario Monti a premier, ce la dovrebbe dire lunga. Prima o poi, l’opinione pubblica si sveglierà. Ma sarà il doloroso risveglio, in un paese svenduto alla speculazione internazionale, malato di povertà, degrado e sperequazione sociale. Con buona pace di tutti cantori dei toni conciliatori e del bon
ton istituzionale.