In Russia due linee diverse sul futuro della guerra
di Elena Basile - 05/07/2026

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Come ha osservato in un recente intervento pubblico il viceministro degli Esteri Alexander Grushko, già rappresentante permanente presso la Nato dal 2012 al 2018, la Russia dovrebbe porre fine alla guerra con l’Ucraina, ritornando, con una dura rappresaglia, alla deterrenza di cui le potenze occidentali non sembrano voler tener conto. Gli attacchi ucraini con droni in Siberia, negli Urali, a San Pietroburgo e a Mosca, che hanno mirato a infrastrutture civili, raffinerie di petrolio e aeroporti, costituiscono una teatralità destinata a rinvigorire la propaganda occidentale, ma non cambiano i rapporti di forza né le sorti del conflitto. La Russia avanza lentamente per evitare troppe perdite umane e in quanto i droni ucraini e il sistema Starlink creano difficoltà. Il ministro della Difesa russo A. Belousov in un dialogo aperto col presidente Putin e l’esercito, ha affermato di essere consapevole delle minacce rappresentate dalle nuove tecnologie fornite a Kiev e di star provvedendo a fronteggiarle. Notizie che apprendo dalla lettura della stampa e non dai miei supposti contatti con l’intelligence e la leadership russa, come sostenuto dal senatore Calenda, al quale purtroppo dovrò rispondere con una querela per diffamazione. Il problema per Mosca è rappresentato dalla durata di una guerra di attrito utilizzata dalla Nato per indebolire la Russia attraverso l’Ucraina per poi, nel 2030, come recitano i documenti Ue e gli stessi leader europei, essere pronti al conflitto diretto. Oggi si fronteggiano due linee strategiche. Quella di Putin, in minoranza nel Paese, che punta sulla pazienza strategica e sulla possibilità di vincere la guerra sul campo di battaglia, provocando il collasso dell’Ucraina senza ricorrere ad azioni brutali. La strategia suggerita dai falchi come il politologo Karaganov acquisisce sempre maggiori sostenitori tra gli analisti e i rappresentanti governativi nonché nella società civile. Secondo quest’ultima visione la Russia non può permettersi di concentrarsi in una guerra di anni in Ucraina, indebolendosi mentre le potenze occidentali, Germania in testa, rafforzano le proprie capacità militari. Mosca è accerchiata dal cosiddetto cordone sanitario: il fronte nordico baltico a guida Uk, il fronte asiatico con la leadership del Giappone, il fianco sud attraverso il Caucaso, Armenia e Azerbaigian, sotto influenza turca, il fronte Europa dell’Est pilotato dalla Polonia. L’utilizzo della deterrenza in Ucraina è secondo molti analisti necessario altrimenti, dopo il 2030, la Russia si scoprirà debole nei confronti della Nato europea che già oggi ha un potenziale militare ed economico superiore. La strategia occidentale mina alla neutralizzazione delle capacità nucleari della Russia al fine di permettere alle multinazionali Usa di accedere alle materie prime e risorse del Paese a proprio vantaggio, vero obiettivo di Trump. Se la Russia non torna alla vera deterrenza contro le politiche neoconservatrici di dominio della Nato potrebbe essere in una situazione di pericolo tale, dopo il 2030, da dover ricorrere all’arma nucleare. Osservare questo dibattito interno alla Russia, razionale e strategico, come purtroppo non esistono in Europa, dà i brividi. Mentre gli occidentali, distratti dai consumi e dall’estate, avanzano in danze macabre verso il precipizio, si decide in Russia il destino della guerra e dell’escalation. Gli apparati del potere, concentrati in una élite transnazionale dell’1% su cui la politica nazionale non ha controllo, hanno messo in conto il rischio nucleare tattico. Sappiamo infatti che le dottrine militari hanno abbandonato la Mutual Assured Destruction ( Mad) per concentrarsi sulla NclearUtilization Targets Selection (Nuts), quindi sulla possibilità di un conflitto nucleare tattico. Per il 2030 la guerra fino all’ultimo ucraino sarà terminata. Ne inizierà un’altra in cui gli europei, come afferma il sociologo polacco Bauman, saranno considerati lo scarto sacrificabile? Rivolgiamo alle élite le stesse domande di sempre. Perché la neutralità ucraina non è un bene per Kiev come per noi europei? È giusto sacrificare un milione di vittime ucraine per interessi statunitensi? È ammissibile dal punto di vista strategico e morale preservare artificialmente il dominio unipolare del dollaro, affrontando il rischio nucleare? È surreale accorgersi che la maggioranza della popolazione europea e italiana, il cosiddetto 90%, che ha tutto da perdere da questo conflitto, vive la guerra quasi fosse una partita di calcio ed è chiamata alla mobilitazione permanente in difesa dei valori democratici rappresentati dall’Ucraina, Stato fallito, senza partiti di opposizione e libertà di culto, terrorizzato dalla legge marziale, nel quale la leadershipcorrotta si arricchisce con le armi e rastrella per strada gli innocenti da inviare al macello.
