L’Africa per l’Africa
di Fabio Filomeni - 10/06/2026

Fonte: Fabio Filomeni
Il problema dell’immigrazione in Europa è ormai strutturale e pensare di risolverlo esclusivamente con provvedimenti – spesso utilizzati più come slogan – come “blocco navale”, “chiusura dei porti” e adesso “remigrazione” significa essere ingenui o in malafede. Quello che è successo in Irlanda con quel tentativo di decapitazione di quel povero quindicenne da parte di un africano ricorda il famoso romanzo di Raspail “il campo dei santi” in cui l’Europa è invasa dall’immigrazione in massa dal Terzo Mondo. Il fattore scatenante del fenomeno migratorio è la sempre maggiore disparità fra il numero di poveri nel Terzo Mondo e la percentuale sempre più bassa della popolazione mondiale che vive in quello che, in confronto, è un paradiso: l’Europa. Con i mezzi di comunicazione, non è più possibile tenere nascosta questa disparità e il Terzo Mondo si dirige verso l’Europa. Anche solo gettando uno sguardo alla carta geografica, perfino un bambino capisce che l’Africa in Europa non ci sta. E anche se quel bambino può non arrivarci, noi adulti sappiamo che la disperazione umana non fermerà i disperati di oggi, come non fermava quelli di ieri (anche noi siamo stati migranti) e non fermerà quelli di domani. I fenomeni migratori si possono gestire se c’è una forte volontà politica e una comunione di interessi nel perseguirla. La soluzione che ho proposto nel mio ultimo libro “Io come Chavez” mira ad invertire l’immigrazione: dall’Europa all’Africa. L’Europa deve tornare a proiettarsi in Africa e gli Africani devono tornare in Africa a riprendere nelle loro mani un continente distrutto dalla decolonizzazione caduto in mano a governanti corrotti che – salvo rare eccezioni – hanno venduto la propria terra e usato gli eserciti contro i loro popoli. Invece di investire centinaia di miliardi in armamenti per alimentare la guerra in Ucraina (che in fondo è una guerra contro noi stessi perché anche la Russia è Europa!), l’Europa dovrebbe predisporre un enorme “piano Marshall” per l’Africa e costruire una grande area continentale Eurafricana, portando con sé chi aveva lasciato la propria Patria africana accecato dal miraggio occidentale e costretto dall’infamia dei propri governanti. Si tratta di riprendere seriamente il progetto “l’Africa per l’Africa” sognato da Enrico Mattei, uno dei pochi progetti di sviluppo per il continente africano basato su concreti e pragmatici programmi di collaborazione tecnico economica come alternativa allo sfruttamento neocolonialista. Mattei diceva: «Vogliamo sviluppare le risorse dell'africa perché il continente possa crescere. Abbiamo investito fin dall'inizio sul capitale domestico per promuovere lo sviluppo locale. La chiave di tutto è l'accesso all'energia per portare sviluppo e stabilità, permettendo all'africa di sfruttare il suo potenziale per la crescita.» Solo creando le condizioni di benessere in Africa, con posti di lavoro e importanti investimenti in infrastrutture e servizi disincentiveremo le migrazioni e molti africani torneranno nei loro paesi di origine. Soffiare sul fuoco dei singoli avvenimenti porterà allo scontro sociale ma non alla soluzione del problema.
