L’AmEuropa della UE, con la guerra, perderà anche la pace
di Luigi Tedeschi - 30/11/2025

Fonte: Italicum
Abbiamo perso la guerra! E’ questo il tragico esito del conflitto tra la Russia e la Nato (per interposta Ucraina), celato dal mainstream ufficiale. Si vuole invero occultare una epocale sconfitta della UE e della Nato, che metterebbe in discussione l’essere e il senso di questa Europa, ma che non turba davvero le coscienze di una classe dirigente che invece rafforza il suo potere autocratico e repressivo. Per le elite della UE, finchè c’è la guerra c’è speranza, anzi, finchè c’è la guerra c’è Ursula. Questa Europa cinica e vile, le guerre può vincerle o perderle, ma l’importante è che a morire ci vadano altri. Del resto, le masse abbrutite dei tifosi mediatici di Putin o degli americani non hanno percepito la realtà della guerra come un grande risiko? L’Europa ha perso la guerra, ma soprattutto ha perso se stessa.
L’Europa di Macron, Merz e Starner, affetta da una russofobia atlantica patologica, rifiuta il piano di pace dei 28 punti di Trump e quindi si riarma nella prospettiva di una guerra contro la Russia. In realtà, la classe dirigente della UE è un asse bellicista continentale, complementare alla strategia antirussa dei neocon americani in conflitto con Trump. I leader del gruppo dei “volenterosi” europei, con le loro velleità aggressive contro la Russia, vogliono occultare la loro irrilevanza nella geopolitica mondiale. Vogliono esorcizzare il loro fallimento, nell’aver condotto l’Europa alla sua epocale disfatta politica ed economica con le sanzioni – boomerang contro la Russia. La loro speranza di sopravvivenza è legata al perdurare dell’emergenza bellica e alla politica di riarmo.
Putin ha dichiarato di essere disposto a trattare esclusivamente sulla base del piano di pace americano, rifiutando quello presentato dalla UE, che ignora la realtà di una vittoria imminente della Russia, cui fa riscontro una sconfitta strategica della Nato. Al di là degli isterismi degli esponenti europei, il prolungarsi del conflitto non può che favorire Putin, dato che la capitolazione dell’esercito ucraino, privo di adeguati armamenti e decimato nelle truppe, potrebbe essere ormai prossima.
Trump ha fretta di concludere questa trattativa di pace per attenuare gli effetti di questa ennesima sconfitta americana, imputata mediaticamente a Biden. Lo stesso Putin ha l’esigenza di riallacciare i rapporti con gli USA, onde sottrarsi all’eccessivo condizionamento economico e strategico della Cina, la quale si è peraltro dichiarata favorevole alla trattativa di pace. La stessa Ucraina, oltre a risparmiare ulteriori perdite di vite umane, resa neutrale e parzialmente demilitarizzata, conserverebbe, pur amputata del 20% dei propri territori, la sua indipendenza.
L’obiettivo dei neocon e della UE è quello di sabotare qualsiasi accordo, mediante la diffusione di fake news propagandistiche e virtuali scandali mediatici, quali quello di spacciare Witkoff e la compagine trumpiana come conniventi della Russia, al fine di provocare un irrigidimento di Putin e imputargli la responsabilità del fallimento dei negoziati. Infatti, secondo la narrazione del mainstream, è Putin a rifiutare la pace, con la rivendicazione del Donbass.
Nella stessa Russia, riguardo agli obiettivi finali della guerra, si manifestano rilevanti divergenze. Per lo schieramento nazionalista, costatata la totale inaffidabilità dell’Occidente, che ha disatteso tutti gli accordi sin dai tempi di Gorbaciov, a cui fu promesso che la Nato non sarebbe avanzata oltre l’Elba, onde ottenere il suo placet alla riunificazione tedesca, l’inosservanza del trattato di Minsk e l’intervento di Boris Johnson, inteso a sabotare le trattative di pace di Istambul (che avrebbero potuto porre fine alla guerra dopo pochi mesi), sarebbe necessaria una continuazione ad oltranza della guerra, fino ad una vittoria totale della Russia, con la conquista dei territori di Kharkiv, Kerson e Odessa, da ottenersi anche a costo di impiegare armi nucleari tattiche. Secondo loro, solo una sconfitta totale dell’Occidente potrebbe scongiurare nuove guerre espansionistiche della Nato contro la Russia.
Agli estremisti nazionalisti, si contrappone lo schieramento governativo di Putin e Lavrov, che invece mira a concludere un trattato di pace con Trump, con cui, oltre ad acquisire ufficialmente i territori conquistati, si possa addivenire ad un trattato di sicurezza condiviso nel continente europeo, anche in vista del rinnovo imminente degli accordi START sulle armi strategiche con gli USA. In realtà, la necessità per la Russia di concludere un trattato pace con gli USA è dettata da esigenze geopolitiche di più ampio respiro.
La Russia, già nei colloqui tra Putin e Trump in Alaska, mira a stringere accordi con gli USA riguardanti le rotte strategiche dell’Artico, lo sfruttamento delle sue materie prime, l’abolizione delle sanzioni commerciali, il rientro nel G8, nuove forme di cooperazione ad ampio raggio nei settori estrattivi ed industriali. La Russia aspira al riconoscimento del suo ruolo di potenza mondiale, nel contesto di un nuovo ordine internazionale da istaurasi di fatto, se non di diritto, che preveda un multi centrismo dominato da USA, Russia e Cina, che garantisca nuovi equilibri geopolitico – strategici a livello globale.
Gli USA, preso atto del configurarsi di un nuovo mondo mutipolare, intendono esorcizzare l’onta della sconfitta della Nato in Ucraina, mediante accordi che prefigurino nuove prospettive di business, al fine di far fronte al declino economico che sta dilaniando la potenza americana. Con gli accordi economico – strategici con la Russia, gli USA perseguono inoltre l’obiettivo di contrastare l’asse russo – cinese sorto in opposizione all’Occidente americano.
Intralci, contrasti pretestuosi, sabotaggi da parte della UE sostenuta dai neocon, potrebbero contribuire a dilatare i tempi per tali accordi, che potrebbero verosimilmente naufragare. Un prolungamento eccessivo dei tempi nelle trattative potrebbe comportare la fine della guerra a causa del collasso dell’Ucraina, con la prospettiva di una vittoria totale russa, indipendentemente dalle strategie politiche di Putin.
Qualora la Russia conquistasse i territori dell’oblast di Odessa, compreso il ricongiungimento con la Transnistria, acquisirebbe l’intera sponda nord del Mar Nero. L’Ucraina diverrebbe uno stato – cuscinetto irrilevante. La Nato, non accetterebbe mai la sua estromissione dall’area (la sua presenza sarebbe ridotta alla base di Costanza), con la costa del nord in mano russa e quella sud appartenente ad una Turchia, dimostratasi da tempo un alleato assai poco affidabile. Pertanto la Nato rafforzerebbe la sua presenza in Europa in aperta ostilità con la Russia. Ogni prospettiva di pace sarebbe vanificata.
Paradossalmente, ma non tanto, per le elite della UE sarebbe assai più favorevole una vittoria totale russa, piuttosto che la pace russo – americana prospettata dalle attuali trattative. Infatti, il protrarsi di uno stato di emergenza bellica, comporterebbe il mantenimento della presenza americana in Europa, che, nell’eventualità di un trattato di pace con la Russia, sarebbe drasticamente ridotta, secondo i disegni trumpiani.
La pace determinerebbe la fine della politica di riarmo europeo ed il contemporaneo collasso di una classe dirigente UE che sarebbe finalmente chiamata a rispondere delle sue responsabilità inerenti alla decomposizione strutturale dell’economia europea (provocata dalla rottura dei legami energetici con la Russia), al fallimento delle sue politiche di austerità che hanno comportato l’impoverimento progressivo dei popoli europei, al suo servile atlantismo manifestatosi con la acquiescenza delle elite all’imposizione dei dazi trumpiani sull’export europeo negli USA.
Con il venir meno della virtuale minaccia russa di invasione dell’Europa, che è funzionale alla politica del riarmo europeo, emergerebbe anche la strategia finanziaria messa in atto dalle elite europee, volta a sottrarre rilevanti risorse degli stati destinate agli investimenti pubblici e al welfare, per convogliarle nell’acquisto di armamenti. Enormi risorse pubbliche degli stati europei vengono destinate agli armamenti, al fine di creare una gigantesca bolla speculativa nei mercati finanziari, con elevati rendimenti a favore dei fondi di investimento americani. La riprova di tutto ciò e che, all’annuncio della proposta di pace trumpiana, i titoli delle industrie degli armamenti hanno registrato un vorticoso calo in borsa. La fine della politica di riarmo farebbe immediatamente implodere questa bolla finanziaria.
La UE, ovvero leuropa (Caracciolo), o meglio l’AmEuropa (Cardini), oltre alla guerra, perderebbe anche la pace.
Una vittoria totale della Russia, non sarebbe certo auspicabile per gli stessi popoli europei, che potrebbero con la pace liberarsi della oligarchia dominante nella UE, che sarebbe travolta dai propri fallimenti. La UE pertanto può sopravvivere ai suoi fallimenti solo con il protrarsi della guerra. La guerra dunque legittima il potere della classe dirigente europea, la pace invece avrebbe per essa effetti devastanti. Ed è dallo stato di emergenza permanente che è scaturita la deriva totalitaria della UE, con la soppressione materiale della sovranità popolare, attuata mediante la repressione delle opposizioni, la censura sistematica dell’informazione dissidente, la interferenza nelle elezioni democratiche, la persecuzione giudiziaria e la condanna dei leader in contrasto con l’europeismo delle elite.
La pace è auspicabile, non solo per evidenti motivazioni etiche, ma anche perché potrebbe condurre alla rottura degli equilibri oligarchico – finanziari consolidati ai vertici della UE, con la prospettiva realistica di una implosione istituzionale della UE e la relativa riviviscenza della sovranità degli stati e dei popoli europei.

