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L'immigrazione come arma di guerra non convenzionale con effetti a lungo termine

di Gennaro Scala - 31/07/2026

L'immigrazione come arma di guerra non convenzionale con effetti a lungo termine

Fonte: Gennaro Scala

Non saprei indicare nessun studioso europeo che ha definito con maggiore precisione di Christopher Caldwell la natura dell'immigrazione in Europa: "l'immigrazione è americanizzazione" (L'ultima rivoluzione dell'Europa. L'immigrazione, l'Islam e l'Occidente). E' una regola già verificata in altre occasioni, a dispetto della dialettica servo-padrone hegeliana, ai dominanti la conoscenza serve, e à per questo che dall'ambito culturale e accademico statunitense provengono  di solito studi più realistici e utili alla conoscenza dei fenomeni politici, sociali e storici rispetto a quanto si produce in Europa. Per quale motivo Caldwell scrive ciò che pochi scrittori europei si sognerebbero di scrivere? Di preciso non saprei dirlo, ma è probabile che una certa destra conservatrice, alla cui famiglia appartiene ideologicamente Caldwell (non casuale il titolo inglese del suo libro ricalcato da quello di Burke sulla rivoluzione francese) percepisca il rischio per gli stessi Usa di una devastazione degli assetti sociali delle principali nazioni europee, quale sarà l'esito dell' "ultima rivoluzione". Forse, certi conservatori statunitensi vorrebbero invece l'Europa in grado di cooperare fattivamente al disegno egemonico statunitense, oppure sentono l'Europa come un pezzo dell'"impero" occidentale, la cui demolizione pregiudicherebbe lo stesso "impero".
Quali che siano i riferimenti ideologici di Caldwell e quali che possano essere le sue motivazioni politiche concordo con Perry Anderson (studioso marxista): è uno dei libri più importanti sull'immigrazione in Europa. Ne ho parlato altrove, in questa occasione ci interessa questo interrogativo:

Se negli anni Sessanta l'immigrazione era necessaria a causa della carenza di manodopera, per quale ragione ha continuato a essere tale dopo gli anni Ottanta, allorché l'Europa si trovò ad affrontare un periodo di diffusa disoccupazione? […]  Che ci fosse sotto qualche disegno occulto o si trattasse di semplice negligenza, fatto sta che il flusso continuò inarrestabile.

Se non un disegno occulto possiamo ipotizzare, ma sarebbe certo utile uno studio approfondito, che in una prima fase l'immigrazione è stata il frutto dell'influenza del sistema politico statunitense sulle nazioni europee, le quali in quanto nazioni soggette hanno subito la pressione volta ad assimilarle al modello sociale statunitense. Le immigrazioni, che hanno costituito il carattere "multiculturale" della società statunitense, sono state fondamentali per lo sviluppo della potenza nordamericana che necessitava di forza-lavoro da sfruttare, ma allo stesso tempo tempo la sua “multietnicità” può esere il suo maggiore punto debole nel momento in cui cesserà questa spinta espansiva, poiché può essere origine di pesanti fratture. Ricordiamo la persistente questione afro-americana, a cui si viene ad aggiungere una consistente immigrazione ispano-americana. Si capisce quindi perché ci sia stata una forte spinta ad assimilare alla società statunitense le nazioni europee basate su di una maggiore omegeneità etnica, visto che l'alleanza con l'Europa, ma sarebbe meglio dire l'alleanza-subordinazione, è stata e resta un caposaldo della politica statunitense. E' significativo che proprio le due potenze europee, Francia e Inghilterra, formalmente vincitrici della II guerra mondiale abbiano subito maggiormente questo stravolgimento della propria composizione sociale (ma in realtà la II guerra mondiale non l'ha vinta nessuna potenza europea, è stata invece, insieme alla prima, l'evento determinante del crollo della civiltà europea). Caldwell riporta come nel secondo dopoguerra, quando già si profilava la "società multi-etnica", ci fosse diffusa convinzione che non sarebbe mai stata accettata, essendo stata l'Inghilterra, anche per la sua natura isolana, fino ad allora la nazione europea con maggiore omogeneità etnica e culturale. "Scorreranno fiumi di sangue", diceva qualcuno negli anni '50 se l'immigrazione non cessa, ma poi non è successo niente.
L'immigrazione è continuata, si è formata un'ideologia funzionale a questo scopo, il multiculturalismo, diffusa attraverso i media e la scuola, e in particolare attraverso l'università che svolge un ruolo primario attraverso innumerevoli pubblicazioni che lodano  le meraviglie della società multiculturale. Agli studenti viene inculcato che anche solo mettere in dubbio che l'immigrazione possa essere sempre un fattore positivo è "razzismo". Importante è stato il ruolo del ceto medio semicolto, cioè gli strati scolarizzati della popolazione, che ho analizzato in altri scritti, in particolare quello proveniente dai ceti inferiori, che razionalizzava con la sostituzione dei “proletari” con i “migranti” il suo effettivo distacco dalle sorti delle classi popolari.
Tuttavia negli ultimi tempi, si è notato un cambiamento che ha fatto perdere all'immigrazione il suo carattere apparentemente “spontaneo”, nel senso che nasce dalla “normale” influenza degli Stati Uniti sui paesi europei soggetti. Recentemente, nel suo sito, Maurizio Blondet riportava un articolo, I proprietari delle navi negriere, firmato M.M., che raccoglieva le notizie pubblicate dai principali quotidiani italiani sul flusso di immigrati, spesso “salvati” a pochi km dalle coste africane, a cui hanno concorso navi di varie nazioni occidentali. Per non parlare della Marina italiana costantemente impegnata in questi “salvataggi”. Krancic in una sua vignetta illustrava così la situazione: c'è una madre a spasso sulla spiaggia con i suoi figli, ad uno che sta per entrare in acqua supplica: "Non entrare in acqua, altrimenti la marina italiana viene a prenderti e ti porta in Italia". Non sto qui a riportare gli articoli pubblicati dai quotidiani perché sono facilmente accessibili a chi ha un computer e, soprattutto è interessato a capire come stanno le cose. Difficile negare l'evidenza: questo imponente flusso di immigrati è organizzato, ed è difficile se non impossibile che dietro questa organizzazione non ci sia lo zampino della potenza egemone, cioè gli Usa.
Con questa accellerazione artificiale dell'immigrazione il gioco diventa più scoperto. E a questo punto ci torna utile un libro  Kelly M. Greenhill, Weapons of Mass Migration: Forced Displacement, Coercion, and Foreign Policy. Dagli oltre cinquanta casi studiati e classificati di utilizzo dell'“arma di migrazione di massa” l'autrice conclude che principalmente l'arma dell'immigrazione è utilizzata da “sfidanti” più deboli dei loro obiettivi, questi ultimi costituiti principalmente dalla democrazie liberali. Principale obiettivo sono risultati gli Usa.
Kelly M. Greenhill ci ha fatto capire come la manipolazione delle immigrazione possa essere usata come arma, ma ha analizzato solo il suo utilizzo come fattore contingente legato ad obiettivi limitati: ottenimento di denaro, o di concessioni politiche. Sarebbe interessante uno studio specifico sul possibile utilizzo di questa arma come fattore strategico per ottenere risultati più ad ampio raggio e a lungo termine, da parte della potenza che ha tutti i mezzi per farlo e che non esiterebbe certo se utile ai suoi scopi. Ad es. per quanto riguarda l'immigrazione in Europa che ha modificato radicalmente la composizione sociale delle nazioni europee, “caso” non è preso in considerazione
L'ipotesi più conseguente che possa spiegare questa accelerazione artificiale dell'immigrazione sta nel fatto che l'intensificarsi dello scontro con la Russia ha spinto all'accelerazione di un esperimento di ingegneria etnica. Per non correre il rischio che le principali nazioni europee possano avvicinarsi alla Russia, principale cruccio geopolitico, le si trascina in un pantano “multi-etnico”, gli si immettono gruppi etnici estranei che se opportunamente stimolati, finanzianti, e finanche armati possono costituire un grave problema interno. Così l'arma dell'immigrazione può trasformarsi anche in strumento di ricatto.
Se queste ipotesi  risultano non convincenti se ne attendono altre che possano rendere conto dell'altrimenti inspiegabile comportamento della Marina italiana, impegnata a traghettare immigrati in Italia piuttosto che a vegliare che non ci siano sbarchi di clandestini.