La psichiatrizzazione della società e della persona
di Saura Plesio - 08/02/2026

Fonte: Saura Plesio
Ho letto un articolo di Susanna Tamaro comparso sul Corriere della Sera del 26 gennaio scorso che tratta l’argomento apparentemente inaccostabile come la vicenda della famiglia nel bosco e quella di Vittorio Sgarbi. In realtà sono due vicende che hanno molto in comune: in entrambi i casi c’è una magistratura che si impadronisce delle vite degli altri per metterli sotto tutela come avveniva in Urss. Il noto critico d’arte non può sposare la sua compagna di una vita Sabrina Colle, prima di essere stato sottoposto a perizia psichiatrica, solo perché una figlia (forse più interessata al suo patrimonio che al suo affetto) ha fatto richiesta di esserne la tutrice. Idem per la nota “famiglia del bosco” australiana smembrata e separata negli affetti più cari dopo il prelievo forzoso dei tre bambini.
I genitori come è noto non possono interagire coi figli. Le visite vengono contingentate e la madre non può rimanere a tempo pieno con i suoi figli, mentre al padre è consentita solo qualche oretta, come avviene nei parlatori carcerari. Così i bambini si sono ritrovati dalla libertà del bosco con la capretta e il cavallo, a una impersonale e anonima casa-famiglia con tanto di assistenti sociali che con molta probabilità non parlano nemmeno la loro lingua, in questo caso (e non a caso) “lingua materna”. Chi giudica gli stili di vita, le scelte sentimentali di Sgarbi così come le scelte esistenziali dei coniugi Trevallion e della loro famiglia, sottoposti a perizia psichiatrica e che hanno reagito denunciando, a loro volta, l’assistente sociale? I giudici, gli psicologi e psichiatri forensi e le assistenti sociali. Ovvero, quelli che la Tamaro chiama “i nuovi sacerdoti”.
Quello che sta succedendo non ha nulla a che vedere con la sua controversa immagine pubblica, ma con qualcosa di molto più grave e che accomuna la sua vicenda (ndr: si riferisce a Sgarbi), in qualche modo, a quella dei bambini del bosco. In entrambi i casi abbiamo delle persone che non compiono alcun crimine, ma semplicemente non si uniformano alla codificata consuetudine dei tempi, e per questo vengono psichiatrizzate. Gli psichiatri sono assurti, loro malgrado, a sacerdoti del postmoderno. La loro parola sancisce ciò che è accettabile da ciò che non lo è…
D’altra parte, una forma di medicalizzazione di massa forzosa e perfino di psichiatrizzazione è avvenuta anche durante il periodo della crisi sanitaria del 2020, con la cosiddetta “pandemia”.
Un ragazzo che violò le regole liberticide del confinamento coattivo, venne ritirato in reparto psichiatrico e dovette intervenire il parlamentare leghista Armando Siri (nipote del fu-cardinale genovese Giuseppe Siri) per farlo rilasciare. Avvenne a Ravanusa in Sicilia, ma i più, manco se ne ricorderanno, nonostante si fosse trattato di un atto gravissimo. E comunque sta a dimostrare che il fossato della linea di confine tra democrazia e tirannia è già stato varcato e saltato.
Alla famiglia del bosco la sottoscritta ha già dedicato un paio di post qui e qui. Ma noto con dispiacere, che ogni scusa è buona per allungare i tempi burocratici del rilascio dei bambini e che da novembre a oggi sono passati quasi tre mesi. Bambini allontanati dai genitori a Natale, a Capodanno, all’ Epifania e in altre festività comandate, mentre la Pasqua non è lontana, tenuto conto che quest’anno cade il 5 aprile.
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Sempre la Tamaro in un’intervista a cura di Francesco Borgonovo, apparso su La Verità, parla di un “proletariato mentale” sottomesso all’arbitrio dei giudici. Ovvero, siamo all’assenza di un pensiero critico, all’essere omologati in tutto per tutto alle idee socialmente imposte e subire un controllo sociale in ogni ambito della vita. Le scelte personali ritenute devianti possono venire non solo stigmatizzate, ma impedite e represse con ogni mezzo.
Una democrazia non può imporre la psichiatria come metro di giudizio nei riguardi delle persone – continua la Tamaro. Per le persone è normale avere un momento di debolezza. Accanirsi chiedendo tutele psichiatriche è una crudeltà assoluta e non rientra nell’ambito della civiltà, almeno per come la conosciamo noi.
Nel caso di Sgarbi, lo stato depressivo nel quale era sprofondato, è servito ad attirargli l’attenzione psichiatrica. Curiosamente, quando invece era veemente, polemico, reattivo e perfino aggressivo, nessuno si sognava di richiedergli un simile trattamento. Della serie, a cavallo magro vanno addosso mosche.
Un paragrafo importante dell’intervista citata è dedicato alle case-famiglia e a tutto il business che ci sta dietro. Il tutto gestito dai sistemi poco trasparenti delle cooperative rosse. Ma questo è un altro tema di discussione.

