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La Repubblica islamica al bivio

di Simone Santini - 10/01/2026

La Repubblica islamica al bivio

Fonte: Simone Santini

Un elemento che viene per lo più trascurato relativamente al movimento di protesta odierno in Iran, anche dagli analisti indipendenti, è che esso nasce come rivendicazione corporativa (alle nostre latitudini si direbbe "da destra") della classe dei commercianti contro un governo attualmente di orientamento liberal-riformista (di "sinistra" diremmo di nuovo alle nostre latitudini). Il movimento di protesta nasce antigovernativo, non antisistema. Non è un caso che la stessa guida Khamenei l'abbia implicitamente avallato (e nemmeno tanto implicitamente) e l'oggetto delle proteste, il governo presieduto dal presidente Pezeshkian, abbia ammesso dei limiti e responsabilità.
Su questo avvio, per lo più pacifico e ampiamente tollerato se non addirittura avallato dal "sistema", come si diceva, si sono innestate solo successivamente rivendicazioni antisistema ed in maniera minoritaria, finora, come partecipazione popolare, rispetto a precedenti movimenti di protesta come Donna Vita e Libertà del 2022 o l'Onda Verde del 2009 (fu in quella occasione che si ebbe in Iran l'ultimo vero movimento popolare di protesta di massa - ma va aggiunto, per onestà intellettuale, che in quell'occasione anche il contromovimento ebbe un sostegno popolare maestoso).
Le manifestazioni odierne si caratterizzano per essere particolarmente violente ma con una partecipazione popolare limitata. Si tratta per lo più di cortei di centinaia, o al massimo di qualche migliaia di dimostranti, che fungono da "copertura" per azioni di guerriglia urbana, anche armata. Le manifestazioni delle scorse notti, non più convocate dai commercianti ma in risposta all'appello del principe in esilio Reza Ciro Pahlevi, figlio dello scià deposto nel 1979 dalla rivoluzione khomeinista, sono state in tal senso esemplari. Il loro principale scopo è stato seminare il caos, disordini, devastazioni, incendi, sparatorie, con gruppi armati che si spostavano da una parte all'altra delle città, come a Teheran. Il risultato è stato di decine di morti tra i "manifestanti" e le forze di sicurezza.
Questo movimento avrà qualche possibilità di raggiungere i suoi obiettivi, ovvero un cambio di regime? Il mio giudizio è no, per due motivi molto semplici. E' un movimento acefalo, privo di guida e piattaforma politica, mira come si diceva esclusivamente a produrre caos e non cambiamenti politici. Parla più all'esterno che all'interno della Nazione. Inoltre non ha una base e un consenso popolare particolarmente esteso, almeno finora.
Ha più possibilità Emanuele Filiberto Di Savoia di riportare la monarchia in Italia che Reza Ciro in Iran checché ne dicano alcuni astuti commentari sul Foglio o L'Inkiesta. Ha più possibilità Renato Curcio di far rinascere le Brigate Rosse in Italia e condurle alla conquista del potere che il gruppo marxista iraniano in esilio del MEK di instaurare la dittatura del proletariato a Teheran.
La possibilità di un cambio di regime in Iran potrà avvenire solo in caso di un vuoto di potere e promosso da una componente interna allo stesso sistema.
Ci sono voci che la guida Khamenei sia già messo ai margini dei processi decisionali, sostituito da una sorta di giunta politico-militare. Per ora sono solo suggestioni. Finché Khamenei è in vita, la sua sola presenza fisica impedisce una qualche evoluzione in qualunque senso. Senza Khamenei si possono aprire molte partite, su più tavoli. Ma non è assolutamente escluso che la Repubblica Islamica possa rigenerarsi e resistere all'ennesima crisi come accaduto negli ultimi, quasi, cinquanta anni.