The war of peace
di Marco Travaglio - 01/03/2026

Fonte: Il Fatto quotidiano
Abbiamo atteso un po’, prima di scrivere dell’attacco criminale e illegale di Usa&Israele all’Iran, nella speranza che la commissione Ue o almeno qualche governo europeo o almeno qualche ministro italiano o almeno qualche cultore intermittente del diritto internazionale estraesse qualche parola simile a quelle usate contro l’invasione criminale e illegale della Russia in Ucraina. Tipo che c’è un aggressore e un aggredito, che non si cambiano i governi e non si risolvono le controversie con le guerre, che chi lo fa va arrestato, che serve una pace giusta col ritiro immediato e incondizionato degli aggressori, i quali vanno puniti con 20 pacchetti di sanzioni, il sequestro dei beni dei loro cittadini e la cacciata di tutti i loro artisti, intellettuali e atleti. Attesa vana. Come già per i crimini israeliani a Gaza, in Cisgiordania e in sette Paesi vicini e per l’aggressione Usa al Venezuela, la cosiddetta Europa e i “sovranisti” e “riformisti” italioti stanno con l’aggressore contro l’aggredito. E l’unica critica che riescono a pigolare su Trump e Netanyahu è che aggrediscono troppo poco, perché bombardare l’Iran centrando scuole e uccidendo centinaia di persone rischia di non bastare per rovesciare il regime: serve una bella invasione di terra che duri qualche mese o anno e ne ammazzi decine o centinaia di migliaia per liberarli meglio, tipo quelle che – com’è noto – esportarono la democrazia in Afghanistan e in Iraq.
Nessuno può sapere perché Trump abbia deciso di rinnegare definitivamente l’isolazionismo Maga che l’aveva fatto rieleggere per impelagarsi in una guerra dagli esiti incerti in pieno negoziato (promosso da lui) con un Paese di 90 milioni di abitanti orgogliosi di una tradizione imperiale trimillenaria, per accuse palesemente false (persino la Cia esclude che Teheran sia una minaccia) e al seguito di un terrorista disperato come Netanyahu, compromettendo le residue speranze di evitare la sconfitta per motivi tutti interni alle elezioni di Midterm. Anche perché ora sarà ancora più arduo smentire i sospetti sui file di Epstein e i ricatti dei suoi complici israeliani. L’unica certezza è che Trump – come ha appena dimostrato lasciando in piedi il regime madurista in cambio di petrolio e imbottendo di tiranni il Board of Peace di Gaza – se ne frega di portare la democrazia agli iraniani (che non l’hanno mai vista neppure in cartolina, nemmeno nei Paesi vicini). E, quanto al terrorismo internazionale, sa bene che bombardamenti e invasioni l’hanno sempre moltiplicato. Ove mai servisse, è la conferma che le peggiori minacce alla pace mondiale restano gli Usa e Israele.

