La sovranità iraniana
di Daniele Perra - 09/01/2026

Fonte: Daniele Perra
Ciò a cui stiamo assistendo in Iran ricorda molto lo scenario siriano del 2011. Proteste più o meno spontanee legate soprattutto al dato economico/ambientale (inflazione galoppante, massima pressione del regime sanzionatorio occidentale, crisi idrica) - a cui hanno inizialmente partecipato anche gruppi sociali tradizionalmente conservatori come la piccola borghesia mercantile (la classe che più di ogni altra partecipò attivamente al rovesciamento dello Shah nel 1979, anche perché quella che più di ogni altra dovette subire i contraccolpi della sua disastrosa "rivoluzione bianca") - stanno assumendo un carattere marcatamente sempre più violento ed antiregime. Sostenute in ciò da una poderosa campagna mediatica (soprattutto israelo-americana) che addirittura afferma l'imminenza della caduta della Repubblica islamica (Khamenei avrebbe le ore contate) ed il pieno appoggio di USA e Israele al popolo iraniano in lotta.
Ora, in primo luogo pensare che Stati Uniti ed Israele (o chi per loro) abbiano a cuore il destino del popolo iraniano, nel migliore dei casi, è molto ingenuo. Vogliono uno Stato debole, asservito e (soprattutto gli USA), come già fatto con il Venezuela, vogliono tagliare le forniture di greggio a Pechino che aggirano il sistema bancario americano. Già nel 2014, il sito di analisi strategica "Mida" (legato alle forze di difesa israeliane) pubblicò un interessante articolo in cui si proponeva di sfruttare il malcontento delle minoranze etniche e religiose di fronte all'impoverimento dovuto al regime sanzionatorio per scatenare rivolte interne e agevolare lo smembramento dell'Iran.
In secondo luogo, è altrettanto ingenuo pensare che i moti ai quali stiamo assistendo possano portare ad una caduta della Repubblica islamica senza un cospicuo aiuto esterno. Le istituzioni sorte a difesa della stessa sono forti, ben strutturate, ed occupano settori vitali all'interno della società iraniana.
Ci sono ovviamente delle differenze rispetto alla Siria, etniche, confessionali, sociali, geografiche e storiche. Il regime di Assad (figlio) non fu capace di mantenere intatto il "patto sociale" costruito da Assad (padre) soprattutto con le tribù sunnite dell'est, e pure i curdi, dopo la protezione che questo gli aveva a lungo garantito in chiave anti-turca, sono stati cooptati dal binomio USA-Israele (tanto da rappresentare una minaccia all'unità del Paese anche dopo la caduta di Assad). Tuttavia, il metodo seguito potrebbe essere il medesimo: portare l'Iran al collasso, scatenando un conflitto civile in cui diverse componenti antiregime (in particolar modo milizie etno-confessionali) vengano infiltrate, finanziate e sostenute dall'Occidente allo scopo di parcellizzare lo Stato come nella Siria attuale. Non mancano casi simili nella storia anche recente dell'Iran. I moti rivoluzionari dei primi del Novecento si conclusero con la spartizione del Paese in zone di influenza tra Russia e Gran Bretagna, con i britannici che successivamente portarono al potere Reza Pahlavi per evitare che l'Iran finisse nelle mani bolsceviche. Lo stesso Shah venne poi deposto e sostituito con il figlio dopo una nuova invasione coingiuta russo-britannica nel 1941.
Questa similarità tra il caso siriano e quello che si prospetta all'Iran (una lunga guerra civile per indebolire lo Stato, con interventi mirati di USA e Israele - a questo scopo si sta preparando il "corridoio di David" lungo la Siria meridionale e l'Iraq), tra l'altro, mi venne suggerita da alcuni studenti dell'università Imam Jafar Sadiq di Teheran. Questi mi dissero candidamente: "stanno sperimentando in Siria quello che vogliono fare a noi". Quegli stessi studenti mi confermarono che in Iran, su 90 milioni di persone, 30 sono convinti sostenitori della Repubblica islamica e morirebbero per essa (nonostante i suoi immani problemi strutturali, e la necessità di riforme); che esiste una frangia (probabilmente cospicua) di persone ostile alla stessa; e che esiste una massa di indifferenti il cui unico interesse è vivere in pace. Inoltre, andrebbe considerato il fatto che la società iraniana è ben diversa da come ci viene descritta. L'Iran non è una teocrazia assolutista monolitica e la Guida Suprema funge un po' da arbitro tra interessi anche assai diversi tra loro, pur operando nel rispetto del diritto islamico di scuola sciita jafarita. In Iran, come in un qualsiasi Paese occidentale, si può scioperare e manifestare pacificamente, purché la protesta non sfoci in aperti atti di terrorismo (come successo in troppe occasioni). La società iraniana, almeno quella cittadina (diverso è il discorso per le aree rurali) è viva. I giovani leggono (molto più di quelli europei o americani), si occupano attivamente di politica, ed il loro desiderio di riforma non può non essere ascoltato. Il problema (nostro soprattutto) è pensare che vogliano imitare in tutto e per tutto l'Occidente.
Niente di più lontano dalla realtà (almeno per la stragrande maggioranza). Sono gli eredi di una cultura plurimillenaria, dove si riscontra pure continuità tra il passato preislamico e quello posteriore all'avvento dell'Islam. Anche se il modello della Repubblica islamica dovesse essere superato non è affatto detto che l'Iran si trasformi in un burattino di Washington e Tel Aviv.
