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La sovranità nazionale non può essere a geometria variabile

di Antonello Cresti - 05/07/2026

La sovranità nazionale non può essere a geometria variabile

Fonte: Antonello Cresti

La sovranità nazionale non può essere a geometria variabile. Contestare la narrazione dominante sulla guerra in Ucraina, rifiutare la russofobia e rivendicare una politica estera fondata sulla diplomazia è, a mio giudizio, una posizione oggi corretta e necessaria.
Ma emanciparsi da una forma di subordinazione per collocarsi semplicemente in un'altra orbita geopolitica non significa conquistare la sovranità: significa soltanto cambiare centro di gravità.
Fuori di metafora, non ha alcun senso affrancarsi dal controllo esercitato da organismi come l'Unione Europea o la NATO per assumere come riferimento privilegiato un'altra potenza. La bussola di una nazione non può essere Bruxelles, Washington, Berlino o Mosca. L'unica bussola degna di questo nome è l'interesse nazionale italiano, valutato di volta in volta con libertà, realismo e autonomia di giudizio.
Per la stessa ragione considero pericoloso sostituire una forma di fobia con un'altra. La russofobia ha avvelenato il dibattito pubblico europeo; rispondervi alimentando ad esempio una germanofobia o una anglofobia non rappresenta un progresso culturale, ma la semplice inversione del segno di un identico errore. Le fobie collettive non producono politica: producono tifoserie.
Gli interessi degli Stati possono divergere e persino entrare in conflitto; i popoli, invece, non sono nemici per natura. Italiano, tedesco o russo non sono categorie morali. Sono popoli con cui, a seconda delle circostanze storiche, si può competere, cooperare o costruire alleanze. Ridurre tutto a un eterno gioco di amici e nemici significa rinunciare alla complessità della politica e consegnarsi a nuove semplificazioni ideologiche.
La sovranità, in fondo, non consiste nello scegliere un padrone più gradito. Consiste nel non averne alcuno.