Il crinale della tregua
di Daniele Perra - 08/04/2026

Fonte: Daniele Perra
Dopo le vergognose dichiarazioni dell'amministrazione USA di questi giorni (la minaccia di distruggere per sempre un'intera civiltà), è arrivato l'amaro bagno nella realtà e la constatazione che muovere guerra ad uno Stato forte e preparato sia ideologicamente che militarmente ad un lungo conflitto non è stata poi un'idea brillante. La storia non ha nulla da insegnare a chi la ignora. L'Iran ha resistito per un otto anni ad una guerra devastante contro l'Iraq di Saddam. Una guerra in cui ha visto le sue città sotto costante bombardamento missilistico e la sua popolazione civile sottoposta agli agenti chimici iracheni. Nonostante ciò, e mezzo milione di caduti, non si è mai arreso. Trump, alla pari di Saddam, pensava di chiudere i giochi in pochi giorni o settimane. Il presidente USA aveva iniziato questa guerra nella speranza di arrivare ad un incontro con Xi Jinping da una posizione di forza (dopo aver eliminato uno dei principali “alleati” cinesi della regione, il primo è ovviamente il Pakistan). Invece si è ritrovato nella condizione di dover pregare Pechino per una mediazione (da non sottovalutare anche il ruolo fondamentale del Pakistan che da Paese paria si sta trasformando in potenza responsabile e di primo piano nel contesto eurasiatico). Ora, oltre al cessate il fuoco di due settimane, si è parlato di 10 punti che dovrebbero essere alla base di eventuale nuova fase negoziale tra Iran e Stati Uniti. Leggendo questi dieci punti (riduzione drastica della presenza USA nella regione, garanzie di sicurezza per l'Iran, rimozione sanzioni, pagamento danni di guerra, ecc.) ci si rende immediatamente conto che una loro eventuale accettazione da parte di Washington equivarrebbe all'ammissione di una sconfitta strategica addirittura peggiore a quella subita in Vietnam. La Cina avrebbe garantito a Teheran (usiamo sempre il condizionale) che gli Stati Uniti si sarebbero impegnati a garantire il rispetto di almeno alcuni di essi. Nel migliore dei casi, per Washington, ciò comporterebbe una sorta di accordo del tutto simile al vecchio JCPOA di Obama che lo stesso Trump (prima amministrazione) aveva aspramente criticato ed unilateralmente abbandonato. Sempre Trump parla di una gestione congiunta dello Stretto di Hormuz tra Iran e USA, mentre nei 10 punti si parla di una gestione congiunta tra Oman e Iran, che finirebbero per esercitare totale sovranità sul corso d'acqua. Con l'Iran che, addirittura, arriverebbe a incrementare il suo ruolo di potenza regionale. Difficile che si possa trovare un accordo su queste basi (la diffidenza iraniana nei confronti della controparte è palese). E pure per uno come Trump sarebbe complesso spacciare un simile accodo come una vittoria in prossimità delle prossime elezioni di metà mandato. Personalmente (e spero di sbagliarmi), anche alla luce del fatto che la “tregua” non sembra includere gli altri teatri regionali, credo che questo conflitto non sia ancora terminato e che continuerà a protrarsi (da non sottovalutare mai la presa della lobby sionista a Washington). Di sicuro, soprattutto negli USA, è piuttosto impopolare. John Mearsheimer, uno dei più importanti politologi nordamericani, l'ha già definita come la guerra più stupida della storia degli Stati Uniti. Ma se continua dovremmo cercare di capire anche come si evolverà. In questo senso, credo che i costi economici e umani per entrambi gli attori, ma in primo luogo per gli USA, non potranno che aumentare in modo esponenziale. La soluzione di un attacco di terra diventerebbe inevitabile (con il tentativo di conquista di alcune isole del Golfo o la costruzione di una testa di ponte in prossimità di Bandar Abbas). Ma stiamo parlando di soluzioni che, ad oggi, Washington non sembra potersi permettere a fronte di una crisi del debito che sta assumendo proporzioni enormi ed è sempre più insostenibile.
