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La vita contro la morte: ricostruire il legame

di Vincenzo Costa - 13/09/2026

La vita contro la morte: ricostruire il legame

Fonte: Vincenzo Costa

Ogni epoca ha le sue esigenze. La vita, nelle epoche, avverte che cosa la minaccia e cerca le proprie strade. Ogni epoca, per dirla con Durkheim, è dominata da possenti correnti che attraversano le singole esistenze.
Negli anni ’60 le strutture di significato tradizionali si erano logorate, avevano cessato di motivare all’azione, e venivano avvertite come “catene”. L’esigenza era quella di dissolverle, e di dissolvere le forme di legame, che finivano per essere avvertite come oppressive in quanto tali. Tutte le forme di legame furono prese di mira, e crollarono sotto l’attacco concentrico.
Ma il crollo di ogni immagine unificante, il dissolversi e il dileguare delle forme di legame, se da un lato ha portato un senso di libertà senza limiti, che ha nell’individuo isolato il suo sovrano, dall’altro ha portato solitudine, incertezza, instabilità.
Non c’è legame che tenga, oggi, e anche dove tiene è precario: tra le generazioni, nelle famiglie, tra noi e gli altri e anche tra le parti della nostra stessa anima.
Basta che qualcosa entri in conflitto con i propri stati interni e il legame viene dissolto.
La dissoluzione dei legami ha scatenato i titani, le potenze della distruzione, che Esiodo racconta essere stati incatenati perché sorgesse un cosmo.
Ha prodotto individui liberati ed emancipati, ma anche soli, isolati, instabili a loro volta, incattiviti, risentiti. Insomma, quelle vite che siamo tutti.
C’è questa dialettica, che bisognerebbe seguire nel dettaglio, cosa che evito di fare qui per motivi di spazio. Alla fine ha dissolto la nozione stessa di emancipazione, in una dialettica per cui l'emancipazione diviene essa stessa prigionia.
Oggi c’è un movimento opposto: la vita sta cercando le strade per ricostruire il legame. Le cerca in maniera irruenta, per prova ed errore, si fa sedurre dai falsi idoli che sembrano promettere la ricostruzione del legame, individua talvolta i nemici sbagliati. È sempre stato così.
Un’esigenza nuova ha sempre l’aspetto del mostruoso, dell’inaudito, di mai udito prima, non ha categorie, perché le deve ancora creare, le mancano anche i nomi per dire la sua questione, e li cerca in un labirinto di vecchi segni.
La vita si cerca a tentoni. Ma più importante degli errori è il suo errare, nel doppio senso di sbagliare e andare a zonzo per un bosco, per le strade di periferie, tra amori sbagliati, ognuno a modo suo. Importante è che la vita sta cercando se stessa.
Non c’è nessun caos e il caos non è il grembo di niente. C’è una vita che si sta cercando.
Forse, oggi, non sa dove andare, ma credo che abbia ogni giorno più chiaro da che cosa allontanarsi, da quella cultura degli anni ’60 che era una cultura dissolutiva, che ha confuso l’emancipazione con la distruzione del legame. Lo fa come può. Nietzsche ci diceva che c’è una storia che condanna, è violenta, non fa troppi distinguo: fa solo quelli che sono utili alla vita stessa.
Il resto è mortifero. Non è sbagliato, magari è giusto, forse è rigoroso, ma lo è come il rigor mortis.
C’è quella vecchia storia del nichilismo come fine, come epilogo. Io penso, invece, che il nichilismo sia un fatto enormemente positivo, perché è apocalisse, rivelazione.
La vita sta cercando le strade per ricostruire il legame. La differenza è tra chi vede ciò come l’orrore e vorrebbe che gli anni ’70 non passassero e chi comprende quanto vi era di disgregante e di dissolutivo, anche di adolescenziale e meramente oppositivo.
Alcuni si aggirano ancora con una mazza per abbattere giù i muri che li opprimono. Altri vedono solo le macerie rimaste, e si dispongono a ricostruire, senza avere alcun disegno in mano né alcun biglietto di viaggio.
Questa esigenza è il nuovo dato, si farà strada, niente la fermerà, né le rampogne moralistiche, né i discorsetti indignati. Si farà strada in maniera non lineare, come l’acqua, seguendo le insenature, gli avvallamenti. Qualcuno cercherà di approfittarne, di usarla, e invece ne sarà usato.
Questa esigenza non si lascerà cancellare, perché è la vita stessa che si protegge da ciò che la distrugge.