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L’Occidente sconfitto

di Lucio Caracciolo - 13/09/2026

L’Occidente sconfitto

Fonte: La Repubblica

Quando gli storici studieranno questo nostro primo quarto di secolo si stupiranno di osservare come l’Occidente vi sia entrato dominante e stia finendovi sconfitto. Da sé stesso, non da un inesistente nemico superiore in astuzia e potenza. Per chi come noi dell’Occidente o di quel che ne resta è fiera parte, interrogarsi sul perché parrebbe d’obbligo.

Per capirci qualcosa conviene connettere l’11 settembre 2001 al 7 ottobre 2023, le Torri Gemelle a Gaza. E scoprire che la frana dell’Occidente è figlia dell’analoga reazione degli Stati Uniti alla sfida di bin Laden e di Israele al pogrom di Sinwar: vendetta, tremenda vendetta. Ossia tentato suicidio via cosiddetta “guerra al terrorismo”. Caccia infinibile all’indefinibile terrorista — parafrasando Göring sugli ebrei, “chi è terrorista lo decido io” — con massacri di civili innocenti trattati da bestie o subumani e garanzia di fresche leve per le organizzazioni terroristiche. Niente strategia, solo isteria. Americani e soprattutto israeliani vi insistono con tenacia. Trascinando tutti noi occidentali nel gorgo di conflitti autodistruttivi. O, più probabilmente, scoprendoci orientali antemarcia, a disposizione del percepito vincente dagli occhi a mandorla. (Vale soprattutto per noi furbissimi italiani.)

Tre ricordi personali in suffragio di questa interpretazione. Primo: incontro con diplomatico americano, subito dopo l’11 settembre: “Non abbiamo scelta: stivali per terra, dovunque e comunque, gli deve passar la voglia di rifarlo, magari con l’atomica”. Secondo: recente risposta di generale israeliano alla domanda sulle ragioni che hanno spinto lo Stato ebraico a imbarcarsi nel genocidio che Hamas voleva facesse: “Vendetta. Volevamo vendicarci”. E precisa: “Sappiamo che è sbagliato, ma non possiamo non farlo”. Terzo: sentenza di storico americano, a chiudere nel 2007 una discussione su chi possa batterci: “Solo l’Occidente può battere l’Occidente”. Concordiamo.

E concordano finora i fatti. Marc’Aurelio non è più lettura obbligatoria nei curricula classici ma se Bush junior, Netanyahu o chi per lui lo (ri?)prendessero in mano ce ne gioveremmo assai: “Il miglior modo di vendicarsi di un’ingiuria è il non rassomigliare a chi l’ha fatta”. Nel caso di Israele, scimmiottare Hamas con sovrappiù di stragi significa sfigurarsi e compromettere gli ebrei nel mondo. Tanto che del 7 ottobre quasi non si parla più. Tutto comincia e non finisce con l’8 ottobre e il genocidio/suicidio che ne sta conseguendo.

Nella percezione prevalente, americani e israeliani somigliano, in versione peggiorata dall’iperpotenza, ai provocatori mille volte più deboli ma molto più astuti che li hanno spinti alla vendetta. Non entriamo negli aspetti criminali. Restiamo alla non strategia. Prima che crimine, la guerra a sé stessi, battezzata “al terrore”, è errore. Peggio ancora se la intendiamo alla rovescia: non contro i terroristi ma contro il terrore che ne abbiamo. In questo caso sommiamo all’impossibilità di battere i nemici e alla certezza di migliorarne l’immagine la creazione dello stato di emergenza permanente. Con effetti devastanti sulla coesione sociale, sul clima culturale e sulle stesse istituzioni democratiche. Valga da allarme la persistenza in America di norme e strutture anti-terrorismo varate dopo l’11 settembre che facilitano lo slittamento verso l’autocrazia stile trumpiano, con il Congresso sotto tutela e l’esecutivo strapotente, agenzia immobiliar-finanziaria della famiglia Trump e associati. Per tacere di Israele in deriva teocratica.

Questa follia si riflette sull’efficienza dello strumento militare. Le Forze armate israeliane sono in mutazione antropologica: al posto dei valorosi sionisti della prima e della seconda ora, troviamo persone spesso disturbate di dubbia provenienza, legate ai coloni più violenti e impregnate di ubbie ultrareligiose alla “Dio è con noi” — come minimo non porta fortuna. Quanto ai militari americani, gli ammutinamenti sulle portaerei spedite senza sosta in giro per il mondo sono solo la punta dell’iceberg. Con un comandante in capo che esorta i suoi generali e ammiragli a combattere “il nemico di dentro”, cioè gli americani che non la pensano come lui, che lealtà puoi pretendere?

In fine due cifre. Nelle disastrose “guerre al terrore” di Bush figlio, Obama e Biden, tra 2001 e 2021, sono morti 37.729 soldati americani. 7.052 sul campo, 30.177 suicidi. And counting.