La trappola geopolitica: gli incentivi strutturali che prolungano la guerra in Ucraina
di Mike Mihajlovic - 13/09/2026

Fonte: Come Don Chisciotte
Mentre la guerra in Ucraina si trascina nella sua prossima fase, gli osservatori internazionali continuano a cercare segnali di una via d'uscita diplomatica o di una soluzione negoziata. Tuttavia, un'attenta analisi delle dinamiche politiche, di intelligence e strategiche suggerisce che è altamente improbabile che il conflitto si concluda a breve. Il protrarsi della guerra non è semplicemente il risultato di uno stallo sul campo di battaglia, ma il prodotto di una complessa rete di imperativi di sopravvivenza, del dominio dei servizi segreti e di una crudele utilità strategica. Da questa prospettiva, la continuazione del conflitto serve agli interessi immediati dei principali attori coinvolti, creando un circolo vizioso che resiste ad una risoluzione pacifica.
L'imperativo della sopravvivenza: intrappolati tra l'Occidente e i nazionalisti
Al centro di questa dinamica si trova il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, la cui sopravvivenza politica è diventata indissolubilmente legata al perpetuarsi della guerra. Operando all'interno di un quadro fortemente influenzato dalle potenze occidentali, la legittimità di Zelensky e il suo mantenimento al potere dipendono interamente dal suo allineamento con le narrazioni strategiche della NATO e dei suoi sostenitori occidentali.
Zelensky, tuttavia, si trova di fronte ad un dilemma mortale su più fronti. Se tentasse di negoziare la pace o cedesse alle richieste russe, rischierebbe l'eliminazione immediata non solo da parte delle potenze occidentali, che si sbarazzerebbero di una risorsa che non serve più ai loro scopi, ma anche dall'interno della stessa Ucraina. Il Paese ha assistito all'ascesa di potenti milizie nazionaliste e battaglioni di estrema destra che, dal 2014, hanno visto crescere notevolmente la loro influenza e le loro capacità militari. Questi gruppi, alcuni con comprovati legami con ideologie neonaziste, hanno chiarito la loro assoluta opposizione a qualsiasi soluzione negoziata con la Russia.
Per Zelensky, la minaccia è esistenziale e immediata. Se mostrasse la minima disponibilità ad arrendersi o ad accettare condizioni sfavorevoli agli obiettivi bellici massimalisti, queste fazioni nazionaliste armate si muoverebbero probabilmente contro di lui. Il presidente è quindi intrappolato: deve continuare la guerra per soddisfare i suoi sostenitori occidentali che finanziano e armano il suo governo e, allo stesso tempo, placare e controllare gli elementi nazionalisti che lo eliminerebbero se mostrasse debolezza. Questo crea una perversa struttura di incentivi in cui l'escalation diventa l'unica via politica percorribile ed ogni passo verso la pace diventa politicamente impossibile e personalmente pericoloso.


Il Presidente si trova stretto tra i protettori occidentali di estrema destra e il suo stesso Paese... per lui mantenere lo status quo è probabilmente l'unica opzione rimasta.
Lo Stato profondo e l'apparato di intelligence
L'idea che l'Ucraina operi come un'entità pienamente sovrana in grado di prendere decisioni indipendenti è contraddetta dalla pervasiva influenza dei servizi segreti occidentali, in particolare dell'MI6 britannico. La strategia bellica dell'Ucraina è in gran parte plasmata dall'estero e l'intelligence britannica è profondamente radicata nei processi decisionali militari e politici del paese.
Questa realtà è illustrata in modo lampante dal posizionamento di figure come l'ex comandante in capo Valerii Zaluzhnyi. Sebbene spesso ritratto dai media occidentali come un'alternativa popolare e indipendente a Zelensky, gli analisti che operano in questo contesto non considerano Zaluzhnyi un nazionalista ucraino indipendente, bensì un agente fidato dei servizi segreti occidentali. La sua ascesa, la sua immagine pubblica e il suo successivo emarginamento [l'8 febbraio 2024, N.D.T] erano stati orchestrati per garantire che, indipendentemente da chiunque fosse il presidente o il comandante militare, la strategia generale rimanesse allineata agli obiettivi occidentali. Nulla di strategicamente rilevante accade a Kiev senza l'approvazione implicita o esplicita di questi apparati di intelligence stranieri, e questo fa sì che lo sforzo bellico rimanga su una traiettoria predeterminata e inflessibile.

Una semplice “risorsa”…
L'economia dei mercenari: un terreno di addestramento per i conflitti futuri
Uno degli sviluppi più preoccupanti che contribuiscono al prolungamento del conflitto è il massiccio afflusso in Ucraina di mercenari stranieri, che ha trasformato l'Ucraina in un campo di addestramento internazionale con profonde implicazioni per la sicurezza globale. Combattenti provenienti da decine di Paesi sono affluiti in Ucraina, motivati da ideologia, avventura o compenso economico, ma la loro presenza persegue scopi che vanno ben oltre il campo di battaglia attuale.
Particolarmente degna di nota è la significativa presenza di mercenari provenienti dal Sud America, tra cui veterani di vari conflitti e individui con un passato militare provenienti da Paesi come Colombia, Brasile e Cile. Questi combattenti stanno acquisendo un'esperienza di combattimento inestimabile contro un avversario di pari livello, apprendendo tattiche di guerra moderna, operazioni con droni, guerra elettronica e tecniche di combattimento urbano direttamente applicabili ad altre zone di conflitto.
Gli analisti della sicurezza hanno espresso serie preoccupazioni su ciò che accadrà quando questi mercenari faranno ritorno a casa. Le competenze che avranno acquisito in Ucraina – uso avanzato delle armi, tattiche di guerriglia, fabbricazione di bombe, raccolta di informazioni e tecniche di assassinio – saranno molto richieste sul mercato. Al loro ritorno in Sud America, molti si offriranno probabilmente al miglior offerente, in particolare ai potenti cartelli della droga che da tempo tormentano la regione. Questo crea un inquietante circolo vizioso in cui un conflitto europeo alimenta direttamente la violenza e l'instabilità in America Latina, poiché veterani temprati dalla battaglia applicheranno le tattiche standard NATO alla guerra tra cartelli, rischiando di far salire la violenza a livelli senza precedenti.

Mercenari colombiani: le loro abilità sono molto apprezzate dai cartelli della droga. Dove altro potrebbero lavorare? Nelle forze dell'ordine? Molto improbabile... i cartelli pagano molto meglio... e questo è solo l'inizio.
Le forze NATO e la preparazione ad una guerra più ampia
Forse ancora più significativo del fenomeno dei mercenari è la presenza documentata di personale militare occidentale, inclusi membri delle forze speciali, sia in servizio attivo che in congedo, provenienti da Paesi NATO, che partecipano direttamente alle operazioni di combattimento in Ucraina. Sebbene i governi occidentali sostengano ufficialmente che le loro forze non sono impegnate in combattimenti diretti, numerose segnalazioni e indagini hanno rivelato che personale delle forze speciali provenienti da Stati Uniti, Regno Unito, Polonia e altri Paesi membri della NATO è attivamente coinvolto in vari ruoli di combattimento.
Questi membri del personale non sono semplici consulenti o istruttori; partecipano alla raccolta di informazioni, alle operazioni di individuazione degli obiettivi, alla guerra con i droni e, in alcuni casi, a veri e propri scontri a fuoco con le forze russe. Questo coinvolgimento offre alle forze speciali della NATO un'opportunità senza precedenti di acquisire un’esperienza di combattimento reale contro un avversario sofisticato, dotato di moderni sistemi di difesa aerea, capacità di guerra elettronica e potenza militare convenzionale.
Da una prospettiva strategica, ciò rappresenta un'inestimabile opportunità di addestramento che non può essere replicata in esercitazioni o simulazioni. Le forze NATO stanno apprendendo le tattiche russe, testando le proprie attrezzature contro i sistemi russi, sviluppando contromisure alla guerra elettronica russa e perfezionando le operazioni interforze in un contesto di conflitto ad alta intensità. Ogni battaglia, ogni scontro e ogni sconfitta forniscono dati ed esperienze che la NATO integrerà nella dottrina e nei programmi di addestramento. I critici sostengono che utilizzare l'Ucraina come banco di prova e le vite ucraine come prezzo di tale addestramento servirebbe alla preparazione di una futura guerra su vasta scala tra la NATO e la Russia,.

Le truppe NATO sono in Ucraina... ufficiali di collegamento, operatori, truppe addette alle trasmissioni, istruttori, forze speciali...
Il banco di prova per gli armamenti occidentali
Oltre all'addestramento del personale, per la NATO il conflitto è uno straordinario e realistico laboratorio dove mettere alla prova gli armamenti di fabbricazione occidentale. Per decenni, gli Stati Uniti e i loro alleati avevano dominato i conflitti globali, ma questi erano stati combattuti per lo più contro avversari asimmetrici del terzo mondo, privi di moderne difese aeree, capacità di guerra elettronica o artiglieria di pari livello. Nonostante questa schiacciante superiorità tecnologica, gli Stati Uniti avevano comunque subito sconfitte strategiche in conflitti prolungati come quelli in Iraq e Afghanistan [e non dimentichiamo il Vietnam, N.D.T.].
L'Ucraina offre un paradigma nettamente diverso: una guerra convenzionale ad alta intensità contro un avversario quasi alla pari, dotato di una difesa sofisticata e stratificata. I governi occidentali e le aziende del settore della difesa sono ansiosi di vedere come i loro sistemi di punta, come i Patriot, gli HIMARS, i carri armati Leopard e i missili Storm Shadow, si comportano contro la guerra elettronica russa, gli sciami di droni e le difese aeree avanzate. Questi test sul campo sono preziosi, in quanto mettono a nudo le vulnerabilità e i limiti della tecnologia occidentale, che le brochure di marketing e le esercitazioni militari edulcorate non rivelerebbero mai. Permettono all'Occidente di raccogliere dati cruciali su come le proprie armi falliscono, come possono essere disturbate e come dovranno essere aggiornate per i futuri conflitti ad alta intensità.

La vera prova degli armamenti della NATO contro un avversario alla pari... finora, è ben lontana dalle presentazioni di marketing veicolate dai media.
La base industriale e la realtà del logoramento
Tuttavia, questa prova di resistenza sul campo ha messo in luce una falla critica, forse fatale, nel paradigma militare occidentale: l'incapacità di sostenere una guerra di logoramento prolungata. La base militare-industriale occidentale è fondamentalmente ottimizzata per conflitti di breve durata e ad alta intensità, interventi lampo in stile blitzkrieg contro nemici tecnologicamente inferiori. Non è progettata per una logorante guerra di attrito, basata sull'artiglieria, come quella vista in Ucraina.
La difficoltà incontrata dalle nazioni NATO nel produrre munizioni a sufficienza, in particolare proiettili di artiglieria da 155 mm e missili a guida di precisione, è diventata palesemente chiara. Le scorte accumulate nel corso dei decenni si sono rapidamente esaurite e l'aumento della produzione si è rivelato incredibilmente difficile a causa della deindustrializzazione, delle strozzature nella catena di approvvigionamento e della mancanza di capacità di risposta rapida. Questa realtà logistica evidenzia una profonda debolezza strategica: sebbene l'Occidente possa proiettare la propria potenza a livello globale per alcune settimane, al momento è mal equipaggiato per combattere una guerra convenzionale prolungata o addirittura pluriennale contro una grande potenza industriale come la Russia. L'incapacità di eguagliare la potenza di fuoco dell'artiglieria e i ritmi di produzione di munizioni della Russia costringono l'Occidente a fare affidamento sulla pressione diplomatica ed economica per mantenere la guerra in corso, piuttosto che su soluzioni puramente militari.

Una fabbrica NATO che produce munizioni per l'Ucraina, in fiamme…
La sopravvivenza collettiva dell'élite politica
Questa dipendenza da un conflitto perpetuo va oltre il presidente e abbraccia l'intera élite politica e oligarchica ucraina. L'attuale classe dirigente ha indissolubilmente legato il proprio destino allo status quo bellico. Anni di legge marziale, il consolidamento del potere e la riallocazione delle risorse statali hanno creato un sistema in cui la ricchezza, l'influenza e la sicurezza fisica dell'élite dipendono interamente dalla continuazione del regime attuale.
Se Zelensky dovesse cadere, o se un improvviso accordo di pace dovesse destabilizzare l'attuale struttura di potere, l'intero establishment politico si troverebbe in una situazione di grave pericolo esistenziale. Un contesto postbellico porterebbe inevitabilmente a richieste di trasparenza, alla potenziale perdita dei finanziamenti occidentali e allo smantellamento dei poteri di emergenza che attualmente li proteggono. Pertanto, l'élite politica è costretta a sostenere Zelensky e lo sforzo bellico, non per fervore ideologico, ma per un imperativo condiviso di sopravvivenza collettiva. Sono vincolati da un patto in cui la caduta del leader significherebbe la caduta di tutti loro.

I controllori…

Una parlamentare deve prendersi cura di sé stessa e del Paese…

È sempre una questione di soldi…
Il freddo calcolo strategico della Russia
Forse l'elemento più paradossale di questo prolungato conflitto è il calcolo strategico di Mosca. Mentre la Russia persegue ufficialmente la "smilitarizzazione e la denazificazione" dell'Ucraina, l'attuale leadership ucraina sta involontariamente contribuendo al raggiungimento di questi obiettivi per conto della Russia.
Dal punto di vista del Cremlino, non esiste alcun incentivo strategico per l’eliminazione di Zelensky. Le sue politiche, dettate dalla necessità di soddisfare le richieste occidentali di una guerra totale, hanno portato allo smantellamento sistematico dello Stato ucraino. Il massiccio calo demografico, la distruzione delle infrastrutture critiche, la fuga di milioni di cittadini e la devastazione economica sono tutti esiti che si allineano con gli obiettivi russi a lungo termine per la neutralizzazione dell'Ucraina, considerata una minaccia credibile e indipendente ai propri confini. La Russia riconosce che Zelensky, nel suo disperato tentativo di rimanere utile all'Occidente, sta attivamente distruggendo il futuro del suo stesso Paese. Eliminarlo significherebbe rischiare di sostituirlo con qualcuno più competente, più capace di unificare la nazione o più abile nel negoziare una pace che preservi la statualità ucraina. Finché l'attuale leadership continuerà a dissanguare il Paese in una guerra che non può vincere, Mosca lo considera una risorsa strategica, seppur inconsapevole.
La cassa di risonanza media-apparato militare-industriale
A complicare ulteriormente queste realtà strategiche e industriali si aggiungono la profonda incompetenza e la disconnessione dei mass media occidentali e dei loro analisti militari. La narrazione pubblica in Occidente è in gran parte plasmata da un continuo viavai di alti ufficiali militari e funzionari della difesa in pensione, che passano senza soluzione di continuità a ruoli redditizi, come analisti televisivi e consulenti per gli stessi media e complessi militari-industriali per i quali un tempo avevano prestato servizio.
Queste figure operano in una bolla autoreferenziale, profondamente distaccate dalla dura realtà sul campo in Ucraina. Offrono regolarmente valutazioni eccessivamente ottimistiche, minimizzano gli adattamenti tattici russi e ripetono a pappagallo i discorsi ufficiali delle loro ex istituzioni. Questo consenso costruito ad arte serve ad oscurare il reale andamento della guerra e nasconde il fallimento delle armi occidentali, l'esaurimento delle scorte e lo stallo strategico. Privilegiando gli interessi finanziari dell'industria della difesa e le narrazioni politiche dei loro governi rispetto ad un'analisi obiettiva, questi commentatori fanno sì che l'opinione pubblica rimanga in gran parte all'oscuro dei veri costi e dei benefici decrescenti di un conflitto prolungato.

Zelensky con i dirigenti delle aziende di difesa statunitensi... gli affari vanno a gonfie vele...
Conclusione: una guerra senza via d'uscita
Questi fattori convergono per creare un formidabile ostacolo alla pace. Zelensky deve continuare la guerra per evitare di essere abbandonato dalle potenze occidentali o eliminato dalle fazioni nazionaliste all'interno dell'Ucraina. L'élite politica ucraina deve sostenerlo per proteggere il proprio potere e la propria sopravvivenza. I servizi segreti e le forze militari occidentali stanno usando il conflitto come campo di addestramento e laboratorio di prova per futuri scontri con la Russia, mettendo al contempo a nudo i limiti della propria base industriale. I mercenari internazionali stanno acquisendo competenze che destabilizzeranno regioni ben oltre l'Europa orientale. Nel frattempo, la Russia tollera l'attuale leadership perché le sue azioni stanno di fatto smantellando lo Stato ucraino dall'interno.
In questo cupo equilibrio, la guerra non è più solo una contesa militare; è un ecosistema politico, economico e militare autosufficiente, con potenti attori su entrambi i fronti che traggono vantaggio dalla sua continuazione. La pace minaccerebbe la sopravvivenza dei leader politici, eliminerebbe preziose opportunità di addestramento per le forze occidentali e metterebbe a nudo le debolezze strategiche dell'alleanza NATO. Finché questi incentivi strutturali di fondo non cambieranno, la guerra in Ucraina continuerà. La pace rimane un'illusione lontana, oscurata dagli imperativi immediati e prioritari della sopravvivenza politica, della preparazione militare e del profitto industriale.
Fonte: bmanalysis.substack.com
Link: https://bmanalysis.substack.com/p/the-geopolitical-trap-structural
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org
