Sull'immigrazione il tempo è scaduto
di Riccardo Paccosi - 10/06/2026

Fonte: Riccardo Paccosi
IL CAOS IN GRAN BRETAGNA DIMOSTRA COME, SULL’IMMIGRAZIONE, NON SI POSSA PIU’ RIMANDARE LA DEFINIZIONE D’UNA LINEA AUTONOMA E POPOLARE
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Nelle scorse ore, scontri di piazza e incendi hanno illuminato la notte di Belfast in seguito all’accoltellamento d’un cittadino quarantenne da parte di un immigrato sudanese. Le proteste, in poche ore, si sono propagate nelle altre città dell’Inghilterra, andandosi a sommare ai tumulti di pochi giorni fa, successivi all’uccisione del giovane Henry Nowak da parte di un immigrato sikh.
Nella foto sotto, prendendo l’Huffington Post a esempio, possiamo leggere quale sia la reazione della stampa globalista-progressista a tutto questo: in sostanza, se la maggioranza del popolo britannico è contraria all’immigrazione illimitata, la sinistra neoliberale trae la conclusione che la maggioranza del popolo britannico allora sia fascista.
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Recentemente, ho pubblicato un’analisi volta a mettere a fuoco come nell’area dell’opposizione anti-sistema qualcosa di positivo si stia malgrado tutto muovendo, ovvero come stia pian piano prendendo forma un embrione di filosofia: osserviamo chiarimenti e disambiguazioni a livello di analisi sistemica, categorie e termini che ricorrono, persone di formazione marxista oppure eurasiatista oppure cattolica che escono fuori dai loro perimetri identitari passati.
Vediamo, insomma, la possibilità che una nuova visione del mondo, critica dell’esistente, diventi egemone presso la parte di popolazione che si oppone e dissente.
Tale visione, inoltre, potrebbe e dovrebbe diventare più importante delle persone: ovvero, a differenza di quanto avvenuto negli ultimi anni la filosofia dell’opposizione potrebbe propagarsi senza essere più condizionata dalle inevitabili debolezze psicologiche e caratteriali dei singoli individui che la veicolano.
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Confermo anche oggi tale valutazione della tendenza, ma è anche evidente che, affinché quest’autonomia filosofica maturi, non possano rimanere punti in sospeso sulle questioni strategiche del nostro tempo.
Sull’immigrazione, in particolare, non è più possibile enunciare “prima uniamoci, poi sull’argomento decideremo”.
Fra le persone in particolare di formazione marxista – anche le più convinte dell’importanza di concetti quali sovranità e legame tradizionale – sussiste una forte tendenza a negare la crisi del cosiddetto “multiculturalismo” e a fare proprie narrazioni come quella dell’Huffington Post, ovvero volte a criminalizzare il proletariato e il popolo delle periferie urbane che denunciano tale crisi.
Questo è anche dovuto al limite del marxismo nel valutare le problematiche antropologico-culturali, ovvero una certa sua tendenza a pensare che esse possano essere bypassate rivendicando soltanto “reddito e lavoro per tutti”.
Continuare su questa linea di negazione delle istanze popolari contro l’immigrazione illimitata, significa consegnare al “sovranismo di destra” dei Farage, Weidel e Vannacci la rappresentanza a vita delle classi povere e impoverite.
Se infatti la stragrande maggioranza degli operai, in quasi tutti i paesi occidentali, ha negli ultimi quindici anni votato per queste formazioni, la responsabilità storica del fatto ricade esclusivamente su una sinistra recante posizioni sull’immigrazione di tre tipi:
a) basate su presupposti di menzogna (come il concetto di “migrazione” spontanea);
b) moralmente auto-razziste (come l’idea che la working class occidentale debba pagare le colpe di cui si è macchiata la classe padronale durante il colonialismo);
c) palesemente infami (come l’idea che la sostituzione demografica della popolazione autoctona con quella alloctona sia la giusta risposta a una scarsa natalità ch’è stata, in prevalenza, generata dalla precarizzazione sociale).
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Se a causa delle posizioni totalmente irricevibili della sinistra il “sovranismo di destra” dovesse mantenere per molti anni la rappresentanza delle istanze popolari, questo sarebbe parimenti un danno per due motivi:
a) la società sarebbe spinta verso un conflitto interetnico anziché contro i decisori politici e, così, quegli stessi poteri che hanno ideato la strategia dell’immigrazione illimitata, potranno far sprofondare l’Europa nel baratro della guerra nel mentre che la società sarebbe distratta da un conflitto dal basso e verso il basso;
b) il tema della sovranità sarebbe destinato a rimanere una chimera giacché Farage, Weidel e compagnia sono tutti convintamente aderenti alla dottrina economica neoliberista, ovvero una dottrina incompatibile con la sovranità giacché – predicando essa la sottomissione della società al mercato – accoglie automaticamente le istanze di deterritorializzazione ed espansione verso cui il mercato, senza direzione politica, per sua natura volge.
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(All’interno del tema immigrazione, vi è poi quello specifico del rapporto con l’Islam, rispetto al quale vediamo svolgere sia da destra che da sinistra un’impropria e mendace sovrapposizione fra problemi dell’integrazione e quelli inerenti ai conflitti geopolitici in corso: ma di questo in altro intervento.)
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Per tutte queste ragioni, il processo di chiarimento e definizione d’una nuova visione del mondo ci cui parlavo all’inizio, deve prendere di petto il tema immigrazione e giungere a delineare una linea non di destra, non di sinistra, bensì all’insegra dell’autonomia popolare.
