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Obesità, eredità americana

di Massimo Fini - 19/03/2026

Obesità, eredità americana

Fonte: Massimo Fini

Secondo dati Istat sei milioni di italiani sono obesi fra cui molti adolescenti. Ma come, l’Italia non è, insieme a Spagna e Grecia, il Paese della dieta mediterranea? Il fatto è che, come nota giustamente Vittorio Feltri (Il Giornale, 10.3.26) noi non seguiamo più la dieta mediterranea con le sue collaudate e sane tradizioni ma il gusto americano fatto di snack confezionati, merendine, bevande zuccherate e fast food. Quando una quarantina di anni fa mia moglie volle mandare negli Stati Uniti il nostro figlio decenne io mi dissi contrario perché ritenevo che a quell’età non avrebbe capito nulla degli Stati Uniti. E così è stato. Ma riportò indietro un’informazione che ci colpì: “Gli americani – disse—sono grassi”.

Ma l’obesità dei nostri ragazzi non è dovuta solo a una dieta sbagliata, importata oltretutto da un altro mondo, bensì dalla scarsità di movimento. Ipnotizzati dagli smartphone i ragazzi si muovono sì, ma solo per via digitale, conoscono coetanei geograficamente lontanissimi, ma non il vicino di casa. Hanno difficoltà a far gruppo. Inoltre mancano loro gli spazi. Nel dopo guerra, in una Milano meno intasata dalle auto, gli spazi c’erano e proprio gli americani ci avevano favorito bombardando a tappeto, e “a chi cojo cojo” come loro abitudine, la città. Lasciando a nostra disposizione enormi terrain vague. Proprio davanti a casa mia dove oggi sorgono degli enormi grattacieli di 30 piani e, per ulteriore sberleffo, c’è il “bosco verticale” dove gli alberi vengono impiccati, con enorme dispendio di energia, ce n’era uno, di terrain vague intendo. Noi ragazzi ci facevamo di tutto, simulando fra le altre cose anche la guerra con scazzottate in cui ce le davamo di santa ragione, ma con regole precise: se il ‘nemico’ cadeva a terra non potevi più toccarlo. Esattamente l’opposto di quanto avviene oggi dove comandano i droni che sono, è vero, molto precisi, ma chi li guida non è sul terreno ma a decine e a volte centinaia di chilometri di distanza ed è quindi esclusa ogni forma di pietas. Nei tornei medievali che simulano, come oggi il calcio, ed ogni gioco di gruppo, la guerra, la sorte del guerriero sconfitto, e quindi esanime a terra, dipendeva dal combattente vittorioso che poteva decidere di finirlo o di lasciarlo in vita (vedi la voce “Guerra, Amore & Morte” nel Dizionario Erotico) preoccupazioni che non possono riguardare quelli che ho chiamato “gli ingegneri dell’assassinio” che fanno le guerre a distanza, con l’economia, con i bit Coin, con gli algoritmi senza mettere mai in gioco il proprio corpo. Ed è proprio mettendo in gioco il proprio corpo che si vincono le guerre, come hanno dimostrato i talebani. Ed è lo stesso motivo per cui gli americani perderanno la guerra con l’Iran, perché bombardano a manetta, indiscriminatamente, ma non osano mettere, come si dice, i loro boots on the ground

Infine, sempre pensando alla Milano del dopoguerra, le automobili erano poche e noi ragazzi potevamo giocare a calcio nelle larghe strade della periferia, via Washington, via Sardenia, mettendo le cartelle a far da pali. Il problema era sempre lo stesso: era il tiro ad essere troppo alto o il portiere a essere troppo piccolo? Di qui, a volte, zuffe e cazzotti a volontà.

Ci Sono stati grandi piagnistei a Erbil, nel Kurdistan iracheno, non sia mai che si facciano la bua. Ed io credo che agli italiani, e non solo a loro, farebbe bene una guerra invece di prendere posizioni ambigue alla Meloni (“Non condivido ma nemmeno condanno”) per ritrovare una virilità, e oso dire un’asciuttezza, perduta.