Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / Oh no! Jeff Bezos è diventato cattivo

Oh no! Jeff Bezos è diventato cattivo

di Marco Palombi - 07/02/2026

Oh no! Jeff Bezos è diventato cattivo

Fonte: Marco Palombi

Sensibili alle notizie più inaspettate come siamo, la cosa ci ha scioccato: Jeff Bezos è cattivo e pare che se ne fotta della democrazia. Incredibile! “Ma cosa giustifica un’accusa così grave?”, si chiederà il lettore. No, non certo le condizioni in cui la sua Amazon costringe a lavorare facchini e corrieri. No, nemmeno per le sue violente reazioni al minimo cenno di attività sindacale. No, neanche perché la stessa Amazon è un’azienda tendenzialmente totalitaria, il cui modello di business prevede la distruzione di ogni forma di concorrenza. Forse perché ha annunciato 30 mila licenziamenti? No, non per quelli, ma perché ha licenziato 300 giornalisti su 800 al Washington Post: “Ha posto fine a quel quotidiano per come lo abbiamo sempre conosciuto” (Avvenire), “Mancano le parole per commentare la decisione di uno degli uomini più ricchi del mondo” (Repubblica), “Ha fatto scalpore il tasso di crudeltà aziendale” (il manifesto). Quando nel 2013 Bezos comprò il Washington Post – che adottò lo slogan “La democrazia muore nel buio” – fu invece accolto come un salvatore dall’élite progressista, giornalisti compresi, a cui nel 2016 consentì pure graziosamente di fare campagna contro Trump, all’epoca suo nemico e oggi non più, perché è diventato cattivo. Certo, ci sarebbe un racconto un po’ diverso del perché Bezos scucì 250 milioni per comprarsi un giornale (basta leggere la newsletter dell’analista Matt Stoller): aveva iniziato ad avere problemi antitrust e si stabilì a Washington stringendo alleanze politiche e personali con l’élite democratica; oggi ha altri problemi, con Trump ha trovato il modo di andare d’accordo e nel frattempo ha distrutto i conti del giornale (il suo divieto di sostenere Kamala Harris alle elezioni gli è costato 200mila abbonamenti, il monopolio di Google su pubblicità e ricerche ha fatto il resto). Bezos è sempre stato Bezos e pure il suo giornale: nel 2019 il Washington Post maltrattò la campagna di Sanders, incentrata sui favori fiscali ad aziende come Amazon. Il vecchio Bernie lo disse in pubblico e l’allora direttore Marty Baron lo trattò da complottista. Ieri Baron si stupiva (sommessamente) dei licenziamenti di Bezos: ora siede nel cda di un think tank sostenuto da Google…