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Quanti caduti nel conflitto in Ucraina? Tanti numeri, nessuno verificabile

di Gianandrea Gaiani - 17/07/2026

Quanti caduti nel conflitto in Ucraina? Tanti numeri, nessuno verificabile

Fonte: AnalisiDifesa

Quanti sono ii militari russi e ucraini rimasti uccisi o feriti nel conflitto in corso dal febbraio 2022?

La domanda è stata posta molte volte in oltre quattro anni di guerra ma una risposta non c’è. Ci sono invece molte risposte come Analisi Difesa ha in più occasioni evidenziato citando fonti diverse ma nessuna che potesse presentare dati certi mentre i belligeranti e i loro alleati hanno sempre fornito dati più utili alla propaganda e al sostegno del fronte interno che a offrire un quadro realistico.

Basti considerare che né i russi né gli ucraini comunicano le proprie perdite (dato ovviamente ultra- sensibile), limitandosi a stimare quelle del nemico.

Riportiamo quindi, come facciamo periodicamente su queste pagine, le stime rese note da diverse fonti nelle ultime settimane, una vera girandola di numeri impossibili da verificare.

Cominciamo dai dati ufficiali: il 14 luglio il bollettino quotidiano del Ministero della Difesa ucraino riferiva di 1.421.813 “personale russo eliminato” (qui sotto i dati aggiornati a ieri) mentre l’omologo ministero russo non rende noti quotidianamente dati complessivi circa le perdite ucraine ma solo i dati giornalieri delle perdite inflitte al nemico sui diversi fronti. I dati fino al maggio scorso del Ministero della Difesa russo valutavano le perdite ucraine a oltre 1.685.000 morti e feriti.

Invece il canale Telegram ucraino Wartears stimava il 25 giugno in 850.487 i caduti ucraini e in 14,155 i soldati di Kiev prigionieri dei russi mentre il sito ucraino UA Losses limitava le perdite al 21 giugno 2026 a 203.843 caduti.

Il canale Telegram d’informazione russa Mash ha reso noto a fine giugno che secondo informazioni ottenute da hacker che avrebbero violato i database dello Stato Maggiore ucraino, dei centri di reclutamento, di organizzazioni mediche e obitori, l’Ucraina avrebbe perso 2,4 milioni di soldati dall’inizio del conflitto tra morti e feriti/invalidi.

Circa 700.000 in più rispetto alla somma dei bollettini mensili del Ministero della Difesa russo in cui il numero di morti e feriti tra le forze ucraine aveva raggiunto in giugno 1,73 milioni.

Altre stime simili sono state calcolate dall’ex colonnello dell’US Army Alex Vershinin che nell’aprile 2025, nell’articolo “Battlefield Conditions Impacting Ukraine Peace Negotiations pubblicato su Russia Matters at the Harvard Kennedy School, stimava le perdite ucraine on 769.000 morti, altrettanti feriti gravi o invalidi e tra 400.000 e 600.000 feriti leggeri che avrebbero potuto rientrare in servizio: in totale oltre 2 milioni di morti e feriti giù 15 mesi or sono.

Nel mese di giugno, caratterizzato dall’avanzata russa in diverse aree del fronte e soprattutto nelle roccaforti ucraine di Konstyantynovka e Krasny Lyman, secondo Kiev i russi avrebbero perso circa 40mila uomini contro i circa 30mila di maggio, mentre l’analista militare russo Andrey Marochko ha dichiarato che 38.325 militari ucraini sono stati uccisi o feriti nello stesso mese, 7.187 in più rispetto al mese di maggio.

Tra i caduti ucraini anche 25 combattenti stranieri (“mercenari” per i russi) che si aggiungono agli almeno 1.470 stranieri uccisi e identificati dall’inizio della guerra secondo fonti russe citate dal canale Telegram LostArmour.

Il gruppo di hacker filorusso PalachPro ha affermato di aver sottratto dati dagli uffici di registrazione e arruolamento militare ucraini nella regione di Kiev scoprendo che altri combattenti provenienti da Stati Uniti, Argentina, Brasile, Australia, Danimarca, Regno Unito, Norvegia, Belgio, Brasile, Germania, Giappone, Turkmenistan e altri paesi stanno arrivando in Ucraina.

Il sito russo MediaZona, di opposizione al Cremlino, segnala di aver registrato dall’inizio della guerra 230.624 caduti russi ma stima che possano in realtà essere circa 352mila.

Il 3 luglio il think-tank statunitense (e filo-ucraino) Center for Strategic and International Studies di Washington, stimava che oltre due milioni di soldati russi e ucraini siano rimasti uccisi o feriti nel conflitto. Secondo lo studio la Russia ha subito il maggior numero di perdite, con 1,4 milioni di soldati uccisi o feriti, tra cui si contano 450.000 morti.

Le forze ucraine avrebbero invece subito tra le 525.000 e le 625.000 perdite, con il numero di morti che oscilla tra 125.000 e 150.000. Lo studio si basa, tra le altre fonti, sui dati provenienti dalle stime rese note dai governi di Stati Uniti e Regno Unito, qundi non certo neutrali.

 Valutazioni

Con dati così discordanti e non verificabili risulta impossibile valutare quante siano le perdite reali tra i belligeranti. Tuttavia alcuni elementi inducono a credere che l’Ucraina soffra perdite molto più elevate rispetto alla Russia, nonostante l propaganda di Kiev, NATO e UE affermi il contrario.

Innanzitutto anche i report dei militari ucraini rivelano che i russi non avanzano certo in massa e allo sbaraglio ma puntano a limitare le perdite utilizzando piccoli gruppi di infiltrazione e bombardamenti martellanti, assicurati da un volume di fuoco in molti casi superiore di 5 o 6 volte a quello ucraino.

Inoltre oltre 2 milioni di cittadini ucraini tra i 25 e i 60 anni sono fuggiti all’estero o si nascondono sul territorio nazionale per sfuggire all’arruolamento forzato mentre Mosca continua ad arruolare professionisti e soldati a contratto.

Il 18 giugno c’è stato uno scambio di salme di caduti. I corpi di 522 soldati ucraini sono stati scambiati con soli 33 soldati russi e dall’inizio della guerra i russi hanno consegnato a Kiev 25.477 soldati ucraini ricevendo solo 3.483 soldati russi.

Alla recente battaglia di Konstyantynovka i russi hanno proposto la consegna delle salme di circa 13.500 caduti ucraini, offerta respinta da Kiev.

Il Servizio di intelligence estera ucraino (SZRU) ha riferito il 12 luglio che nei primi sei mesi del 2026 il Ministero della Difesa russo aveva reclutato circa 195.000 soldati a contratto, cioè circa 9/10 mila in meno rispetto alla metà dell’obiettivo annuale di reclutamento russo di 409.000 unità pianificato dal ministero della Difesa.

Lo SZRU ha inoltre segnalato che il tasso di reclutamento giornaliero russo è sceso da circa 1.200 persone al giorno nel 2024 a 1.090 reclute al giorno a metà del 2026, sottolineando che tale tasso è insufficiente a raggiungere l’obiettivo annuale.

Quest’ultimo dato, non confermato da Mosca né da fonti neutrali, indicherebbe (se consolidato e confermato) un calo potenziale di circa 40.000 arruolamenti di volontari russi a contratto quest’anno, che corrisponderebbe a poco meno del 10 per cento dell’obiettivo posto da Mosca

L’ISW, filo-ucraino, ha poi rilanciato le affermazioni rilasciate il 14 luglio dal comandante in capo ucraino, generale Oleksandr Syrskyi, in cui ha riferito di perdite russe pari a oltre 400 caduti per ogni chilometro quadrato conquistato nell’oblast’ di Donetsk. Le stime dell’ISW sostengono addirittura che le forze russe avessero subito circa 1.298 perdite per chilometro quadrato conquistato o infiltrato nel giugno 2026.

In ogni caso, anche volendo attribuire credibilità a dati sul minore reclutamento russo resi noti dai servizi segreti ucraini, resta evidente che Mosca è ancora in grado di arruolare, come ha pianificato nel 2023, ogni anno 400 mila (o più o meno) volontari a contratto motivati da ragioni patriottiche unite a benefit economici, mentre gli ucraini faticano sempre di più ad imporre a un numero inferiore di coscritti di vestire l’uniforme.

 Gli ucraini non vogliono più arruolarsi…

Infine si moltiplicano in tutta l’Ucraina gli attacchi ai team di reclutatori che caricano a forza gli uomini incontrati per strada sui loro mezzi. L’ultimo eclatante caso si è verificato a Leopoli dove la sera dell’8 sono scoppiati scontri dopo che un giovane è stato fermato dai soldati e una folla di diverse decine di persone ha circondato il veicolo, gridando “Vergogna!” e insulti, prima di spaccarne il parabrezza e ribaltarlo sulla strada tra gli applausi.

Secondo il centro regionale di reclutamento militare, un gruppo di persone “ha circondato il veicolo di servizio dei soldati, si è comportato in modo aggressivo, lo ha gravemente danneggiato e infine lo ha ribaltato”.

“Quello che abbiamo visto ieri a Leopoli è assolutamente spaventoso”, ha lamentato il sindaco della città, Andriy Sadovy, su Telegram, aggiungendo che “ostacolare l’esercito nello svolgimento dei suoi compiti, distruggere proprietà o farsi giustizia da soli è inaccettabile”.

Questi scontri hanno suscitato una reazione anche da parte del capo dell’amministrazione presidenziale, Kyrylo Budanov, che ha dichiarato su X di aspettarsi che le forze dell’ordine “rispondano in modo appropriato agli eventi accaduti a Leopoli”.

Il governatore regionale, Maksym Kozytsky, ha annunciato di aver convocato una “riunione d’emergenza” sulla questione, promettendo di “identificare e assicurare alla giustizia” i manifestanti. La mobilitazione militare è ormai profondamente impopolare in Ucraina, a ulteriore conferma che le perdite devono essere molto elevate.

Il canale Telegram Rezident UA, solitamente ben informato, sottolinea la pessima gestione delle operazioni militari da parte del generale Oleksandr Syrsky, che vietando la ritirata da postazioni ormai compromesse e scatenando contrattacchi senza speranza ha sacrificato molte brigate inutilmente.

RezidentUA  quantifica in oltre 60.000 i soldati ucraini sacrificati nel “tritacarne” di Pokrovsk-Mirnograd. Dopo la caduta di Konstyantynovka, Syrsky avrebbe assicurato a Zelensky di poter mantenere la difesa di Kramatorsk e Slavyansk fino alla fine dell’anno, ma chiede di poter raccogliere ulteriori 150-200 mila reclute.

Negli ultimi giorni, probabilmente in seguito alla caduta della munita roccaforte di Konstyantynovka, il ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov avrebbe cercato di costringere Syrsky a dimettersi. Secondo quanto scrive l’Economist, il ministro Fedorov (nella foto a lato) non è riuscito a ottenere il sostegno di Zelensky per rimuovere Syrsky nonostante le pesanti perdite.

Ieri invece i media ucraini hanno riportato la decisione del presidente  Zelensky di rimuovere il ministro a causa del persistente conflitto con Syrsky e delle divergenze tra i due sulla gestione delle priorità militari, degli approvvigionamenti e della mobilitazione.

Fedorov, 35enne nominato ministro solo sei mesi or sono, dopo l’ufficializzazione della sua rimozione ha confermato lo scontro con Syrsky affermando di aver cercato di collaborare ma di essersi trovato in una situazione in cui “tutte le iniziative che proponevamo venivano sistematicamente bloccate. : “Con questo assetto di comando, personalmente non vedo come si possa vincere la guerra”,

Il generale, che resta “protetto” da Zelensky (che ha nominato ieri Yevhen Khmara nuovo ministro della Difesa), non ha replicato ma in un messaggio pubblicato su Facebook ha ringraziato Fedorov per il lavoro svolto e si è detto fiducioso che continuerà a servire il Paese. “Gli auguro di continuare a far parte della squadra Ucraina”.

Tra mille e due mila persone, per lo più soldati e veterani, hanno manifestato ieri a Kiev contro il siluramento di Fedorov.  Zelensky ha chiesto “unita’” all’interno del comando.  “Un presidente in tempo di guerra non dovrebbe essere costretto a scegliere in una situazione del genere, onestamente. Desidero molto l’unità. Le due parti non l’hanno raggiunta”.

 La UE li manderà al fronte….

Alle difficoltà ucraine a causa di perdite, diserzioni di massa e renitenza alla leva sembra voler sopperire l’Unione Europea con un giro di vote nei confronti dei rifugiati ucraini in continuo aumento.

Secondo Eurostat, in maggio il numero di cittadini ucraini con status di protezione temporanea nei paesi dell’UE è aumentato in 22 dei 26 Stati che hanno fornito statistiche pertinenti. L’aumento maggiore è stato registrato in Italia, con 6.250 persone in più (+15,3%), seguita da Germania (+3.610; +0,3%) e Spagna (+2.295; +0,9%).

Allo stesso tempo, quattro paesi hanno registrato una diminuzione. Il calo più significativo si è verificato in Bulgaria, con 12.345 persone in meno (-14,8%), in Polonia, con 3.750 persone in meno (-0,4%), e in Francia, con 665 persone in meno (-1,3%). Eurostat osserva che le riduzioni significative in alcuni paesi potrebbero essere dovute a procedure di cancellazione dall’anagrafe nazionale piuttosto che a partenze effettive.

Alla fine di maggio, 4,38 milioni di persone che avevano lasciato l’Ucraina godevano di protezione temporanea nell’UE, con un aumento di 7.795 unità (+0,2%) rispetto al mese precedente.

Il 15 luglio gli stati membri della UE hanno deciso nel Consiglio Europeo di prorogare lo status di protezione temporanea concesso a chi fugge dall’Ucraina ma la protezione temporanea deve essere concessa solo a coloro che hanno adempiuto ai propri obblighi militari in Ucraina.

Di fatto non riceveranno più asilo coloro che lasciano l’Ucraina per non andare in guerra.

Per Jim O’Callaghan, ministro della Giustizia, degli Affari Interni e della Migrazione dell’Irlanda, “rimangono saldi i nostri principi a sostegno dell’Ucraina contro la guerra di aggressione illegale della Russia. Nell’ambito del nostro sostegno, vogliamo anche garantire che l’Ucraina sia in grado di difendersi. Per questo motivo, il nostro regime di protezione temporanea rispetta le legittime esigenze dell’Ucraina”.

La limitazione si applicherà solo a chi richiederà ex novo la protezione temporanea. Non si applicherà a coloro che già beneficiano di protezione temporanea nell’Ue, anche se in età di arruolamento. In pratica, per ottenere la protezione temporanea, le persone sfollate dall’Ucraina dovranno dimostrare di aver adempiuto ai propri obblighi militari, esibendo un passaporto con il timbro di uscita rilasciato dalle autorità ucraine che attesti la loro uscita legale dall’Ucraina e, pertanto, l’adempimento degli obblighi militari.

In alternativa, si potrebbe presentare un documento, cartaceo o elettronico, che confermi l’esenzione o l’adempimento degli obblighi militari. La protezione temporanea è stata finora prorogata fino al 4 marzo 2027.

Già il 26 giugno la Commissione Europea annunciò di avere una base giuridica sufficiente per introdurre l’esclusione dell’asilo per i renitenti alla leva, richiamando il “legittimo diritto dell’Ucraina a difendersi” e la necessità di conciliare, in modo proporzionato, la proroga della protezione con gli obiettivi perseguiti da Kiev.

La Danimarca invece ha deciso in autonomia a fine giugno di non concedere più asilo agli uomini ucraini in età di leva.

La Verkhovna Rada, il Parlamento monocamerale ucraino, ha prorogato ieri di altri 90 giorni la legge marziale e la mobilitazione generale che resteranno in vigore almeno fino al 31 ottobre 2026. Si tratta della ventesima proroga approvata dal Parlamento dall’inizio dell’invasione russa.

La decisione della UE appare quindi n linea con le richieste di Kiev e soprattutto del generale Syrsky, affinché vengano arruolate almeno altre 150-200 mila reclute per difendere le ultime fortezze ucraine in Donbass (Slavyansk e Kramatorsk) fino a fine anno.

Inoltre spiega meglio di tanti discorsi a chi si riferiva Emmanuel Macron nel suo discorso alle truppe francesi il 13 luglio quando ha affermato che “La Francia e gli europei sono pronti a difendere la libertà e il diritto anche a costo del sangue se necessario”.

Il sangue degli ucraini, ça va sans dire.

Immagini: Ministero Difesa Ucraino, TASS, MASH,  Fausto Biloslavo, Eurostat e Telegram