Quella iraniana è una guerra tra due principi spirituali
di Vincenzo Costa - 18/03/2026

Fonte: Vincenzo Costa
Bisogna essere sistemici, strutturali, perché fa moda. Perché fa parte della cultura dominante. Ora, uno si piega spesso a questa esigenza, altrimenti si estranea al contesto e parla a se stesso.
Tuttavia, in cuor mio, penso che sia una scemenza, impossibile da scuotere peraltro. se non la ha scosso la storia figuriamoci se posso scuoterla io, nella mia insignificanza.
Eppure vorrei dire che quella iraniana è una guerra tra due principi spirituali, che sono due forme di esistenza, due modi di sentirsi nel mondo, di abitarlo.
Da una parte persone radicate nella loro storia, in un noi collettivo, che collegano il tempo e l'eternità, che leggono la storia dal punto vista dell'eternità.
Dall'altro individui frammentati, isolati, prigionieri delle loro pulsioni immediate, senza assoluto e senza eternità. Con una grande paura della morte, chiusi in se stessi.
La forza degli uomini e delle donne iraniane e' la serenità con cui sono disposti a dare le loro vite, radicati come sono in un principio spirituale che noi neanche più riusciamo a comprendere.
Non solo sono diversi da Hegseth, dai rabbini pazzi, ma anche da a Putin e Xi, che discutono di come allungare la vita.
L'Iran non è l'altro dall'occidente: è il cuore stesso della cultura indoeuropea, quella che conserva ancora le sue radici. Il suo centro, il suo luogo di equilibrio.
L'ultimo pezzo di cultura indoeuropea che ancora resiste. Con l'Iran saranno cancellate le tracce di tutto ciò.
E ora occupiamoci del prezzo del petrolio e facciamo un po' di teoria dei giochi, daje, che se non lo tecnicizzi il discorso non è rigoroso e razionale. E manco ci viene in mente che questa è la trappola, l'immaginario e la mitologia della nostra epoca.
La tecnica che diventa il criterio di legittimazione del discorso razionale.
