Ranucci secondo Ranucci
di Filippo Facci - 08/07/2026

Fonte: Filippo Facci
C’è da salvare Ranucci da se stesso, dal suo metodo, da quel giornalismo alla Report che oggi potrebbe farlo a pezzi, perché per farlo c’è davvero tutto, anzi di più: anche se a Report basterebbe meno. Bastò in effetti meno per insinuare che Giovanni Falcone la bomba dell’Addaura se la fosse messa da solo (1989) e molto di più per seppellire quell’infamia: tre gradi di giudizio.
Non siamo Report, ma possiamo immaginarcelo: Report contro Ranucci.
La vittima sarebbe appunto Ranucci e il mandante sarebbe Lavitola, non uno qualsiasi: uomo di relazioni, protagonista di varie vicende giudiziarie, dalla casa di Montecarlo di Fini alla condanna per estorsione a Berlusconi nella vicenda Tarantini, ricostruzione «inquietante», musica.
Un bel tipetto, Lavitola, ma un amico: di Ranucci. Lo dice lui: «Valter è un amico vero, c’è un grande affetto». Dice che si sentivano quasi tutti i giorni: non una cena casuale, non una conoscenza romana, non una stretta di mano: rapporto, frequentazione, confidenze, anche fonte di notizie.
«Inquietante».
Ranucci andava nel suo ristorante «molto spesso», perché, ha detto, «è un rapporto di amicizia che non ho mai nascosto». Noi non ne sapevamo nulla, ma forse è colpa nostra. Qui musica drammatica, perché tutto è ancora «inquietante»: nel mondo di Report si parlerebbe di legame, rete, contiguità, frequentazione mai chiarita.
Poi altro crescendo musicale perché bussa l’apocalisse: Lavitola era amico di Marcello Dell’Utri, «Lavitola-Dell’Utri», basta questo, tre secondi di musica senza parole, immagine di Berlusconi sullo sfondo e profili neri al telefono, musica di Morricone (La scorta o Il clan dei siciliani) e il servizio già spacca.
Qui interviene il conduttore (in genere è Ranucci) per notare che lui, Ranucci, appena è emerso il nome di Lavitola, ha parlato subito: «Lo conosco, siamo amici, sono sconvolto». Reazione umana, oppure (con il montaggio giusto) gioco d’anticipo, mossa per bruciare la notizia prima che la notizia bruciasse lui, prima che altri tirassero fuori il ristorante, le telefonate, le foto.
Non siamo Report, sennò noteremmo il non-senso: Ranucci ha detto che Lavitola «non mi avrebbe mai fatto del male» e ha parlato di «gesto trasversale» perché forse l’attentato non era diretto a lui, ma a qualcun altro: forse serviva a non fargli arrivare qualche notizia.
Non siamo Report, e forse è meglio, perché questa non sapremo come aggiustarla: la vittima, cioè, dice che il mandante-amico non voleva colpire la vittima ma forse qualcun altro attraverso di lui, che è la vittima. Qui però basta dire «inquietante» e far risuonare qualche domanda fuori campo: chi era il vero destinatario? Quale notizia non doveva arrivare? Chi doveva essere intimidito? Perché proprio Ranucci? Perché proprio Lavitola? Perché proprio ora? Quando gioca Sinner?
Tremolio d’archi e si ricomincia: Report non direbbe: Ranucci sapeva; direbbe: che cosa sapeva Ranucci? Non direbbe: Ranucci ha anticipato; direbbe: perché ha parlato subito? Non direbbe: la bomba se l’è messa da solo; direbbe: chi aveva interesse a creare un martire senza ucciderlo? Tra l’altro l’ha detto pure la procura: l’attentato non è stato fatto per far male.
Il montaggio infine farebbe il resto (Ranucci, Lavitola, Dell’Utri, Berlusconi, il centrodestra, il governo, il ristorante, le telefonate, «amico vero», «grande affetto», «gesto trasversale») e il telespettatore capirebbe da solo, ossia, come al solito: capirebbe quello che gli pare.
Cancellati dal servizio i grillini che la settimana scorsa biasimavano i «continui attacchi della destra a Report» e sparizione di Sandro Ruotolo (qui ancora Morricone: La tragedia di un uomo ridicolo) che la settimana scorsa citava se stesso quale improbabile obiettivo della camorra, al pari di Ranucci.
Non siamo Report: Dio ce ne scampi. Altrimenti una frequentazione diventerebbe trama, una telefonata diventerebbe prova morale, un’amicizia diventerebbe movente, una dichiarazione tempestiva una difesa preventiva, una bomba un possibile messinscena.
Non siamo Report, e attendiamo, anche noi, tutt’altro da ciò che Report è: attendiamo la verità. Pubblicità.
