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Sine ira et studio

di Maurizio Murelli - 25/04/2023

Sine ira et studio

Fonte: Maurizio Murelli

«Senza ira o parzialità» oppure «senza ira né pregiudizi». Così Tacito ne il suo libro “Annali” cap. primo libro 1° volendo distinguersi  dagli storici della sua epoca che seppur bravi come Sallustio, Tito Livio, Cornelio Nepote e, soprattutto, Svettonio, tendevano ad essere incensatori del Potere o del Cesare di turno. Per quanto non completamente oggettivi e privi di pregiudizi – fatta eccezione di Tacito, appunto – gli storici dell’antichità concepivano la Storia per quella che doveva essere: una raccolta delle cronache, dei fatti e degli accadimenti, nulla a che vedere con quel che si spaccia per Storia in epoca moderna, a partire dalla Rivoluzione francese e soprattutto da quella che è stata chiamata Prima Guerra Mondiale, ai giorni nostri. Si può poi tranquillamente dire che dal 1945 la Storia è semplicemente un cadavere putrefatto utile ad alimentare i vermi ideologici di ogni specie. Oggi siamo giunti al punto che le cronache, nel mentre i fatti si svolgono sotto gli occhi dello spettatore, vengono falsificate e trasformate in uno spettacolo di fantasy. Alle masse amorfe mostrano un cadavere e pretendono che lo recepiscano come un angelo che vola in cielo… lo pretendono e portano a casa il risultato; eclatante è la surreale cronaca mediatica di quanto accade in Ucraina, di riflesso in Europa, in Russia e nel resto del mondo cronache che oggi “fanno Storia”.
Sulla storiografia resistenziale e antifascista manco spreco una virgola. Qui il surreale raggiunge livelli sublimi e sinceramente a me poco importa, diversamente da quando ero più giovane, di polemizzare e fare il revisionista alla luce del sole. Tra l’altro è stupefacente come oggi il termine “revisionista” venga mostrificato. Ma glissiamo.
Captando le relazioni mediatiche di questi giorni mi viene da appuntare l’attenzione sulla polemica principale della chiacchierocrazia. «Meloni & C. devono dichiararsi antifascisti» è il mantra degli “antifascisti”, che, detto per inciso, qualsiasi cosa si pensi dell’antifascismo anni Quaranta, rispetto a loro, gli attuali sono il nulla cosmico, il niente. E proprio perché “vuoti a perdere” con l’invocazione a Meloni & C. aspirano a darsi un contenuto. In altre parole più che la sconfessione del supposto riferimento ideologico delle destre, quel che pretendono è un riconoscimento, il ricevere un’identità. Perché se accontentati quell’“antifascismo”  riceve un riconoscimento, i soggetti che lo compongono un’identità attraverso la subordinazione dei “fascisti”.
Per contro presso Fratelli d’Italia e contorno regna la più crassa codardia. Cresciuti con appeso nella loro stanzetta adolescenziale il manifesto di Ezra Pound («Se un uomo non è disposto a rischiare nulla per la sua idea o non vale niente lui o non vale niente la sua idea»), oggi cincischiano per non declinarsi per quel che sono, attestando attraverso Ezra che non valgono nulla. Intendiamoci, come per l’“antifascismo” costoro stanno al fascismo (qualsiasi cosa si pensi del fascismo) come un citofono sta ad un’astronave.
Codardi perché pur di non rischiare campagne mediatiche e l’esecrazione delle madonne pellegrine, intellettuali, politiche, imbonitrici, non hanno il coraggio di declinare la propria identità e visione storiografica. Oggi più che mai devono preservare la poltrona e solo l’ambiguità potrà salvarli. Forse è il caso che qualcuno gli dica che il Potere di cui sono mezzadri, quand’anche indegnamente di declinassero eredi di… a quel potere non frega assolutamente nulla e li manterrebbero in sella purché continuino a servirlo e riverirlo. Con i neonazi hollywoodiani al servizio della NATO in Ucraina è iniziata una nuova era, per altro neppure tanto nuova… perché agli USA non importa nulla se al governo stanno comunisti (remember d’Alema per la Serbia), integralisti musulmani o seguaci dello sciamano dallo scolapasta in testa: l’importante è che siano servi giudiziosi.
Quanto agli storici della nostra epoca, perseverino con il rancore, la parzialità e il pregiudizio. Per quel che mi riguarda nulla vale più di un bel “Me ne frego!”
[Ph.: Statua di Publio Cornelio Tacito]