Su Gaza c’è l’impunità: i ras della diplomazia Ue al servizio di Israele
di Cédric Vallet - 05/01/2026

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Sannino, Hoffmeister e Le Gal. Di fatto un “triumvirato” all’interno del ministero degli Esteri dell’Unione ha evitato provvedimenti, addolcito report sulle stragi e curato l’immagine del governo di Tel Aviv
“Questi ultimi due anni sono stati vissuti da molti di noi in maniera estremamente violenta”: secondo l’ex funzionario del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), contattato da Mediapart, l’Unione europea “tradisce i propri valori” mostrandosi incapace di sanzionare Israele per le violazioni del diritto internazionale a Gaza. Le profonde divisioni tra gli Stati membri non spiegano da sole questa eccessiva prudenza dell’Ue: numerose fonti hanno confermato a Mediapart che dei funzionari del SEAE hanno infatti contribuito ad inceppare la macchina diplomatica. “L’Unione è rimasta praticamente paralizzata per un anno, se non di più”, denuncia un diplomatico, spiegando che una ristretta cerchia di alti funzionari del SEAE, tutti collocati in posti chiave, avrebbe tentato di “frenare” le iniziative contrarie ad Israele e in particolare di “rallentare” i progetti di sanzioni. Tra loro, Stefano Sannino, italiano, segretario generale del SEAE dal 2021 al gennaio 2025 (al quale è succeduta la spagnola Belén Martínez Carbonell): fermato a Bruxelles il 3 dicembre scorso, nell’ambito di un’inchiesta della Procura europea, Sannino è stato indagato per sospetta frode ai danni dei fondi Ue. Gli altri diplomatici citati sono Frank Hoffmeister, giurista tedesco, direttore del servizio legale del SEAE e membro del Partito liberale democratico tedesco, una delle formazioni politiche più filo-israeliane del Paese, e Hélène Le Gal, ex ambasciatrice di Francia in Israele e direttrice del dipartimento Medio Oriente e Nord Africa del SEAE dal 2022. Diverse fonti riferiscono che Hélène Le Gal “si è opposta frontalmente alle posizioni difese dall’alto rappresentante dell’UE per la politica estera, ovvero il suo diretto superiore, e dal suo stesso Paese”, osserva un diplomatico. Dopo l’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023, ricorda la stessa fonte, due orientamenti politici divergenti sono rapidamente emersi all’interno delle istituzioni europee: “Da una parte, un orientamento fortemente filo-israeliano, incarnato da Ursula von der Leyen, dall’altro un approccio più equilibrato, quello di Josep Borrell, allora alto rappresentante per gli Affari esteri, ancorato al diritto internazionale e contrario al principio di concedere un sostegno incondizionato a Israele per le operazioni contro i civili”. Già dal novembre 2023, forti divisioni paralizzavano il funzionamento del SEAE. Diverse fonti confermano che Hélène Le Gal, alla testa del dipartimento Medio Oriente, abbia impedito la diffusione di un rapporto sulla disinformazione di Israele stilato dalla task force di comunicazione strategica del SEAE dopo l’attacco di Hamas. Un documento di una ventina di pagine, destinato ad uso interno, intitolato “Analisi del panorama informativo”. “Ci è stato detto esplicitamente che, su ordine di Hélène Le Gal, era vietato lavorare sulla disinformazione di Israele – testimonia un ex membro di questa task force del SEAE – e il rapporto venne bloccato. Questa è manipolazione dell’informazione a danno degli Stati membri”. Eppure, sin dall’inizio della guerra a Gaza, si moltiplicavano le campagne di fake news contro l’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, in alcuni casi, anche prendendo di mira dei dirigenti europei. Il 13 settembre 2024, il ministro degli Esteri israeliano Israel Katz aveva pubblicato su X un fotomontaggio che ritraeva Josep Borrell seduto sulle ginocchia di un mullah iraniano accusandolo di “antisemitismo”. “Dopo questo episodio, Stefano Sannino non convocò nemmeno l’ambasciatore israeliano”, osserva ancora il diplomatico. La missione del SEAE è cruciale, poiché a questo servizio diplomatico dell’Ue spetta l’elaborazione di note di briefing, dichiarazioni dell’alto rappresentante e di vari documenti di lavoro destinati agli Stati membri. Nel caso della guerra a Gaza, la maggior parte dei briefing del SEAE venivano riscritti dal gabinetto di Josep Borrell: “Tutte le informazioni provenienti dal dipartimento Medio Oriente venivano modificate in modo tale da ricalcare parola per parola le posizioni di Israele”. In alcuni documenti interni, che Mediapart ha potuto consultare, Hélène Le Gal riprende elementi del linguaggio ufficiale israeliano, come per esempio nell’aprile 2024, quando cercò di accreditare l’idea che l’esercito israeliano stesse per “ritirarsi da Gaza”. Contattata da Mediapart, la diretta interessata ha respinto le “accuse totalmente false”. Il 16 aprile 2024, il SEAE ha pubblicato un breve comunicato per denunciare le violenze dei coloni israeliani in seguito alla morte di un adolescente di una colonia israeliana in Cisgiordania. Il testo “supervisionato da Hélène Le Gal”, riferisce un ex funzionario del SEAE, pur ricordando che l’Ue condanna la politica di colonizzazione, “menziona l’omicidio di un adolescente israeliano, ma omette il fatto che anche uno dei palestinesi uccisi era minorenne. Quanto agli altri quattro palestinesi uccisi, si afferma che queste morti erano state ‘segnalate’, mettendo cioè in dubbio la veridicità dell’informazione”. Il 2 maggio 2024, in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, l’alto rappresentante per gli Affari esteri ha pubblicato una dichiarazione in cui scriveva: “Troppi giornalisti hanno perso la vita negli ultimi mesi mentre documentavano la situazione a Gaza”. Ma le prime bozze del testo, consultate da Mediapart, confermano che la dichiarazione di Borrell era stata al centro di accesi dibattiti e più volte modificata. La versione finale venne ripulita da tutte le formulazioni che potessero nuocere all’immagine di Israele. Le prime frizioni tra i diversi servizi Ue risalgono al novembre 2023. Mediapart è entrata in possesso di un documento del servizio giuridico del SEAE, diretto da Frank Hoffmeister, datato 7 novembre, in cui viene analizzato il diritto di Israele all’autodifesa. Il documento si basa in gran parte sugli scambi del 19 ottobre 2023 tra il ministero degli Affari esteri israeliano e i consiglieri giuridici del G7 e sull’incontro del 25 ottobre tra esperti europei e “due consulenti giuridici militari dell’esercito israeliano”. Non viene citata nessuna fonte delle Nazioni Unite: “Il documento sembrava scritto da un avvocato dell’esercito israeliano”, osserva un’alta funzionaria. Si legge per esempio che “Gaza è in grado di provvedere autonomamente all’approvvigionamento di acqua e cibo all’interno del proprio territorio”. Inoltre Israele sostiene di “impartire istruzioni sufficienti alle proprie forze armate affinché rispettino il diritto internazionale umanitario”. Anche dopo lo studio pubblicato da The Lancet che ha confermato l’entità delle perdite civili a Gaza, “tutti i briefing passati al vaglio di Hélène Le Gal continuavano a riportare la dicitura ‘fonti del ministero della Sanità controllato da Hamas’, allo scopo di gettare ombre sulla loro affidabilità e di insinuare che le perdite umane fossero esagerate”. Il 10 settembre Von der Leyen annunciava che la Commissione avrebbe proposto una sospensione parziale dell’accordo di associazione tra Israele e Ue, sulla base dell’articolo 2, che subordina l’intesa al rispetto dei diritti umani. Ad oggi, tuttavia, nessuna proposta formale è stata sottoposta al voto del Consiglio. In questo contesto, gli uffici dell’alto rappresentante per gli Affari esteri hanno fatto appello ad organismi esterni al SEAE per raccogliere i dati relativi alle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale a Gaza. Già nel febbraio 2024, Spagna e Irlanda chiedevano che l’accordo di associazione fosse riesaminato alla luce dell’offensiva israeliana e del suo impatto sulla popolazione civile, come previsto dall’articolo 2. Borrell ha affidato al rappresentante speciale dell’UE per i diritti umani la missione di raccogliere le informazioni indipendenti disponibili. Il rapporto del 12 luglio elenca i crimini di guerra e i possibili crimini contro l’umanità commessi “da entrambe le parti in conflitto”, sottolineando al contempo l’elevato numero di vittime civili a Gaza, gli attacchi israeliani contro ospedali e scuole e il numero altissimi di bambini uccisi. Vi sono inoltre esposti gli argomenti giuridici relativi all’ipotesi di un potenziale genocidio. Ma il cessate il fuoco e il “piano Trump” hanno di fatto congelato le timide iniziative europee.
Traduzione Luana De Micco
