Sull'Iran esce fuori il peggio del suprematismo occidentale
di Antonio Catalano - 18/01/2026

Fonte: Antonio Catalano
È in corso l’abbraccio ecumenico tra tutte le componenti liberal democratiche che ognuna a suo modo, ognuna in rispetto della propria appartenenza scende in piazza, organizza sit-in, presidi, partecipa a talk-show, proclama, esibisce sdegno e senso civico, reclama interventi perentori, muscolari, ulteriori sanzioni.
Un coro unanime che va dalla estrema destra alla estrema sinistra, estremità che non si toccano, secondo la ben nota teoria, ma che sono parte dello stesso corpo. Tutti ad alzare la voce indignata contro le efferatezze compiute dal feroce regime degli Ayatollah che perseguita, incarcera, ammazza, di fronte al quale Netanyahu diventa un candido agnellino, anzi da molti è portato come esempio, non a caso in tante situazioni di piazza sventolava la bandiera sionista.
C’è il Pd, la Lega, il M5s, Casapound, Avs, Rifondazione Comunista, +Europa, Calenda, Fratelli d’Italia, la Casa delle donne, Casarini con suoi ex disobbedienti… tutti a maledire l’orrido Khamenei e il suo gruppo di potere che, secondo questi postulanti, rappresenta il Male. Se provi a fare un ragionamento in questi ambienti è un tripudio di offese, maledizioni, accuse di complicità.
Diversamente che per gli altri recenti scenari internazionali (Ucraina, Gaza, Venezuela) l’Iran ha creato unanimità, condivisioni, ha scatenato i peggiori istinti animali occidentali per via di una nazione che non mostra nessuna sudditanza, anzi. Nazione che avrebbe sicuramente fatto la fine dell’Iraq, della Libia, della Siria… se non fosse dotata di un potente armamento di alta tecnologia militare (che l’estate scorsa ha messo in ginocchio la stessa Israele, soccorsa d’urgenza da papà Usa) e di una popolazione di quasi cento milioni.
L’Iran, nonostante sia da quasi 50 anni sanzionata, nonostante lì scarseggino farmaci di prima necessità per via dell’infame regime di embargo su questi prodotti, nonostante le difficoltà economiche che evidentemente attraversa (noi no?) con orgoglio mostra la propria sovranità, che affonda le radici in una civiltà tra le più antiche del mondo. Una nazione insomma che non intende piegarsi alla “democrazia occidentale”. E questo alle anime candide democratiche brucia, brucia tanto.
Da destra e da sinistra il coro delle prefiche piagnucola assenza di democrazia e di diritti umani e a poco o nulla servono resoconti e testimonianze, come per esempio quello dell’ambasciatrice Elena Basile che è stata in Iran e ne ha scritto un ampio rapporto.
L’Iran è un banco di prova: serve a capire da che parte si collocano le varie forze politiche, al di là della fuffa ideologica.
Viva il popolo iraniano che non si arrende alle aggressioni contro le proprie istituzioni!
Viva l’autodeterminazione dei popoli!
