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The plan

di Riccardo Paccosi - 04/01/2026

The plan

Fonte: Riccardo Paccosi

"THE PLAN” ANALIZZATO PER PUNTI, OVVERO COSA RIMANE DELLA NARRAZIONE FILO-TRUMPIANA ALLA LUCE DEGLI ULTIMI AVVENIMENTI.
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Credo che le ultime vicende internazionali consentano di tirare i remi in barca, ovvero trarre delle considerazioni più o meno conclusive sull'argomento più discusso nel 2025 tanto su questa pagina quanto nell'area eterogenea che un tempo fu chiamata dissenso.
L'argomento in questione riguarda la natura del trumpismo e, specificamente, la narrazione che vede The Plan - ovvero la strategia di Trump - come un processo storico volto a ripristinare la volontà popolare e l'autodeterminazione dei popoli in seguito allo stato d'eccezione totalitario inaugurato dalle forze globaliste collegabili al World Economic Forum, all'asse dem/neocon americano, alla Gran Bretagna e alla Commissione Europea.
Più specificamente, questa narrazione – sostenuta in Italia dall'amico giornalista Gianmarco Landi e da altri - si articola in varie sotto-tesi e la mia conclusione è che alcune di queste ultime siano parzialmente corrette, altre del tutto errate e altre ancora veritiere ma totalmente ininfluenti. 
Alcune di suddette sottotesi sono di natura finanziaria-macroeconomica e, su di esse, non ho la competenza per addentrarmi. Su quelle geopolitiche, invece, credo mi sia possibile dire qualcosa e vado quindi a elencarle e commentarle:
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TESI 1: 
Il trumpismo è un processo storico volto alla pacificazione del mondo, come dimostra in particolare la volontà di ripristinare buoni rapporti fra Russia e Stati Uniti.
COMMENTO: 
Quella inerente a una volontà di pacificazione con la Russia ritengo sia una tesi VERA ma che, proclamando come già raggiunto il risultato, bypassa l'analisi di quanto avvenuto durante il mandato di Trump del 2016-2020: a fronte della pressione degli alleati esterni e delle forze guerrafondaie interne, Trump si fece allora promotore di atti di escalation contro la Russia come, nel 2018, il conflitto sulle ambasciate. 
Allo stesso modo oggi, proprio mentre i delegati russi e americani stanno trattando per concludere la guerra, veniamo a sapere di come la CIA abbia sostenuto logisticamente l'Ucraina nel tentativo di assassinare il presidente russo presso la sua residenza. 
In sintesi, la pacificazione tra Russia e Stati Uniti è un risultato ben lungi dall’essere raggiunto giacché la volontà del Presidente degli Stati Uniti è, per tale scopo, condizione necessaria ma non sufficiente.
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TESI 2: 
Il trumpismo è un fenomeno di contrapposizione al globalismo, volto a ripristinare le sovranità nazionali.
COMMENTO: 
Una delle poche cose azzeccate da Toni Negri nella sua produzione teorica recente è stata la tesi secondo cui l'America, quantunque stato-guida, stesse in qualche modo subendo il processo di costruzione dell'Impero, cioè il progetto di governo mondiale. 
Il trumpismo, ebbene, è stato esattamente la reazione di rigetto americana a tale processo di governance planetaria, solo che tale rigetto non ha generato un'istanza sovranista bensì nazionalista. Difatti, laddove il sovranismo enuncia un principio di autodeterminazione generale per tutte le nazioni, la visione MAGA afferisce a un'idea suprematista dell'America, all’idea di un "destino" storico superiore a quello delle altre nazioni dalla quale discende, come tante altre volte nella storia, il principio dell'uso continuativo e indiscriminato della forza per imporre i propri interessi. 
Pertanto, ritengo che la tesi sul trumpismo difensore del principio di sovranità nazionale possa dirsi a tutti gli effetti ERRATA.
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TESI 3: 
La contrapposizione al globalismo reca con sé la difesa della democrazia e, soprattutto, di quella libertà d'espressione che lo stato d'eccezione globalista aveva apertamente compromesso.
COMMENTO: 
Questa tesi può essere definita PARZIALMENTE VERA se ciascuno, a partire dalla propria esperienza, compara onestamente l'uso dei social network in questi giorni con quello di cinque anni fa: la repressione delle opinioni - fatta di blocchi di 30 giorni, shadow banning e via dicendo - si è largamente attenuata ed è invece andata accentuandosi solo in quei paesi, come la Gran Bretagna, in cui l'agenda globalista risulta ancora dominante.
Riconosciuto questo, va però rammentato che Trump rimane comunque un attore politico agente nel contesto d'uno stato d'eccezione: l'invio di truppe federali nelle città politicamente avversarie o il proposito di definire terroristi dei movimenti di piazza indicano che, al netto dei miglioramenti sopra citati, il vecchio stato di diritto non verrà ripristinato. 
Ma soprattutto, quando parliamo di trumpismo e sovranità popolare, dobbiamo tenere presente le teorie di cui sono latori i potentati economici che hanno reso possibile la Presidenza Trump: la visione ideologica detta Dark Enlightenment - promossa dai vari Peter Thiel, Nick Land e Curtis Yarvin - punta esplicitamente alla completa abolizione della democrazia e alla trasformazione dei cittadini in utenti privi di qualsivoglia voce in capitolo sulla gestione aziendale d’una cosa pubblica divenuta ormai, sotto ogni aspetto, proprietà privata.  
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TESI 4: 
Sempre in ragione della visione anti-globalista, il trumpismo promuove la visione d'un mondo multipolare.
COMMENTO: 
Fra tutte le tesi in favore del "Piano", ritengo che questa sia la più palesemente ERRATA. Essere contro l'idea di governo mondiale, infatti, non implica automaticamente il fatto d'avere una visione multipolare. 
Proprio come in politica interna l’Alt Right americana concepisce la "libertà" come Far West dove si possa facilmente acquistare armi o dove le aziende possano accumulare senza limitazioni, sul piano internazionale il trumpismo sta materializzando uno scenario di completo azzeramento del diritto internazionale in favore d’una rivendicazione neo-barbarica del primato della forza.
Si tratta, quindi, di una visione diametralmente opposta al multilateralismo teorizzato dai BRICS – soprattutto nel loro documento fuoriuscito dal XVI summit del 2024 - e basato sul primato del diritto internazionale e sul principio di sovranità a salvaguardia tanto delle nazioni grandi quanto di quelle piccole.  
Infine, la strategia israelo-americana di muovere guerra o comunque promuovere un regime change in Iran, rappresenta una chiara volontà di colpire al cuore l’architettura multipolare progettata dalla Cina: se l’Iran capitola, infatti, crolla automaticamente il progetto di corridoio commerciale collegante Asia e Mediterraneo, con conseguente battuta d’arresto del multipolarismo in quanto tale.
Questo dato riguardante i fatti militari, ebbene, mi pare pesi assai più dell'ipotesi americana di un C5 America-Cina-India-Russia-Giappone sostituente il G8 e che riguarda, al momento, solo l'ambito delle chiacchiere.
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TESI 5: Dietro l'apparente saldatura strategica, il trumpismo è politicamente antagonista al sionismo estremista che governa Israele ed eterodirige gli Stati Uniti.
COMMENTO: Quest’ultima tesi contiene ELEMENTI DI VERITA’, ma risulta all’atto pratico TOTALMENTE ININFLUENTE.
Infatti, malgrado lo svolgimento della guerra dei dodici giorni fra Israele e Iran nonché il cosiddetto piano di pace per Gaza abbiano messo in luce divergenze significative fra Trump e Netanyahu, in termini di valutazione geopolitica complessiva non si può che rilevare i seguenti dati di fatto: a) il potenziamento di Israele in Medio Oriente; b) la crisi forse irreversibile della causa palestinese; c) una saldatura crescente fra America e Stati Uniti, rivendicata soltanto due giorni fa dal premier israeliano attraverso una forzosa connessione fra Hezbollah e governo venezuelano; d) un’affermazione de facto di Israele come soggettività nazionalista rivendicante l’uso della forza, al di sopra del diritto internazionale.
Sulla base di tali elementi incontestabili, il sapere che Netanyahu a causa di Trump non avrebbe ottenuto esattamente tutto quello che avrebbe voluto, è una notizia che, anche se vera, non può che essere derubricata a mera curiosità di cronaca politica. 
Infine, la saldatura di destino fra Stati Uniti e Israele proietta l'uso della forza su scala globale confutando, così, l'idea di un'America isolazionista e ripiegata entro una nuova Dottrina Monroe delimitata al controllo del Sud America.