Venezuela, cambio di regime e qualcosa di inaspettato che bisogna sapere
di Lorenzo Maria Pacini - 06/01/2026

Fonte: Strategic Culture Foundation
Ciò che è stato fatto in Venezuela fa parte della NSS, la Strategia di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, che ha riportato in auge la Dottrina Monroe.
Alcune, spiacevoli, info da dietro le quinte?
In questo articolo che tristemente mi trovo a scrivere, riporterò alcune informazioni raccolte da colloqui con tre importanti contatti: un ufficiale della DIA americana, un diplomatico che ha servito a Caracas e un ufficiale di intelligence venezuelana. Quanto riportato è la collezione di informazioni raccolte, non una opinione personale (quella verrà nella seconda parte dell’articolo).
Ok. Grazie America per la tua versione. Ora passiamo all’analisi seria (e alla mia personale). Stando alle informazioni ricevute, si configura un quadro ben diverso da quello che spesso sentiamo, o che talvolta magari si è letto fra i media anti-venezuelani e anti-bolivaristi.
Nicolas Maduro sarebbe un ex agente della CIA, inserito per anni nel cartello della droga non solo in Venezuela, ma nell’intero Sud America. La gestione della droga non sarebbe nelle sue mani, ma in quelle dei nipoti.
Quanto avvenuto all’alba del 3 gennaio 2026 sarebbe un’operazione concordata fra più Paesi, volta a salvare Maduro dal rischio di uccisione da parte dei signori della droga di Cuba. Accettando l’arresto e la deportazione negli USA, Maduro garantisce la propria incolumità ed è pronto a collaborare nella lotta alla criminalità organizzata che gestisce il traffico di droga. Proprio in America avrebbe la possibilità di fare i nomi e di svelare i traffici di questo piccolo grande impero della malavita.
Prendiamo per un attimo queste informazioni così come riportate, al di là della loro autenticità o meno, e cerchiamo di costruire un ragionamento attorno ad esse. Ci sono infatti molti elementi che devono essere chiariti.
Dal punto di vista militare, quanto avvenuto è surreale, e ricorda molto la caduta di Assad nel 2024: ingaggio militare minimo, con un attacco di aria e di terra coordinato senza difficoltà, dove la contraerei venezuelana non ha risposto; via terra, non c’è stata opposizione, e nessuno militare americano risulta ucciso, catturato o disperso; i bombardamenti sono stati molto moderati, colpendo sistemi di distrazione, non l’aeroporto e non la base, con eccezione delle zone di raffineria del petrolio che erano già state dichiarate come bersagli agli americani. Detto in altre parole, un attacco seriamente impostato avrebbe richiesto molta più fatica, ingaggio e perlomeno un po’ di resistenza, mentre qua abbiamo assistito ad un’azione velocissima e indolore.
Velocissimo anche il contesto politico, e molto anomalo: all’interno dell’arco politico venezuelano, non ci sono state reazioni, giusto il Ministro degli Esteri, il rappresentante alle Nazioni Unite, il Ministro della Difesa che hanno condannato l’attacco e promesso resistenza. Dall’estero, poche e modeste reazioni. La Turchia, la Colombia, l’Iran e la Bielorussia sono stati i primi Paesi ad esprimere una chiara posizione, con parole severe e determinate contro l’imperialismo americano.
Altri, invece, non hanno agito allo stesso modo. La Russia ha emesso un comunicato di circostanza, in cui condanna l’attacco di Trump e chiede di garantire l’integrità territoriale del Venezuela. Tutto questo dopo aver rimosso, due settimane fa, il personale militare dalle basi venezuelane. Una mossa che non suona affatto casuale. Similmente, nessuna severa dichiarazione dalla Cina, che proprio 24 ore prima aveva mandato il suo inviato speciale a colloquio con Maduro. Un dato assolutamente scabroso – ma non potevamo aspettarci altro – è quello proveniente dall’Unione Europea: Kaja Kallas ha perso il suo tempo a dichiarare che la UE sta “monitorando” la situazione, dopo aver parlato con Mark Rubio e con l’ambasciatore a Caracas, e che l’Unione mantiene la condanna a Maduro e vuole una transizione pacifica in Venezuela.
Poi il dato popolare: da quanto apprendiamo dai media e dalle testimonianze locali, non risultano né sommosse a favore del Presidente, né particolari festeggiamenti. Sembra essere tutto molto statico. Questo dato potrebbe però cambiare molto rapidamente, considerata anche l’azione sul campo che gli USA sono pronti ad operare.
Interessi che valgono…petrolio, e molto di più
Gli americani hanno interesse sul petrolio, l’oro, il litio e le ricchezze del sottosuolo venezuelano. Questo è noto e dichiarato.
Nonostante la significativa acquisizione del presidente venezuelano Maduro da parte degli Stati Uniti, l’accesso alle più grandi riserve petrolifere del mondo non è automatico. Cosa succederà quindi? È verosimile che nessuna grande azienda statunitense investirà miliardi in un paese che continua a essere caratterizzato da profonda instabilità e governance incerta.
Nel frattempo, la Cina rimane il principale acquirente di petrolio del Venezuela e le attuali operazioni della Chevron sono in bilico. Non si tratta solo di un cambio di regime, ma di una complessa partita a scacchi in cui si scontrano risorse, geopolitica e rischi economici.
La ricchezza petrolifera del Venezuela diventerà un premio per chiunque stabilizzi il Paese, o il caos continuo manterrà queste enormi riserve lontane dai mercati globali?
Non è solo una questione di “vile denaro”, ma è anche, e soprattutto, una questione di sovranità e libertà. L’attacco americano e la destabilizzazione politica creata, operando fattualmente un cambio di regime che espone il Venezuela ad una disfatta, a diventare l’ennesima periferia o giardino dell’impero americano – in decadenza e quindi ancora più agguerrito –, con un governo fantoccio deciso dalle intelligence occidentali e, soprattutto, con la distruzione dell’eredità politica della rivoluzione socialista bolivariana.
Detto in altre parole, se per gli interessi degli USA è una vittoria, non è affatto detto che lo sia per il popolo venezuelano.
Gli Stati Uniti, ha giustamente scritto Mark Bernardini, dimostrano di continuare ad operare come i cani da guardia del mondo. Quando gli fa comodo, eliminano fisicamente di leader, specie quando non hanno intenzione di sottomettersi alle loro regole. La storia recente è piena di esempi: Lumumba e Allende uccisi con armi, Maduro catturato e deportato, Milosevic giustiziato con un malore, Gheddafi e Hussein ammazzati in patria. La lista è lunga. Solo in Sudamerica, gli USA hanno operato già 19 colpi di Stato dal 1904.
A discapito del diritto internazionale e delle promesse di pace, gli USA portano avanti la loro violenza come criterio di controllo e dominio. E tale sarà fino a che non verranno definitivamente sconfitti, implodendo nel loro sistema decadente, nella loro stessa violenza e nella assenza di uno spirito di civiltà.
Imperialismo ed influenza
Dobbiamo considerare un dato di fatto geopolitico molto concreto – allorché la realpolitik e la teoria politica seguono spesso due misurazioni diverse di spazio e tempo.
L’avvento di un mondo multipolare passa attraverso la ridefinizione delle zone di influenza che la grandi potenze – Russia, Cina, India, ma anche gli USA – si stanno ridisegnando nel mondo intero. Laddove vediamo che gli USA stanno cedendo il passo in altre regioni del mondo, notiamo anche che stanno concentrando la loro forza proprio in Sud America, zona che evidentemente vogliono accaparrarsi.
È un processo tragicamente inevitabile. Il nuovo ordine passa attraverso la dolorosa caduta del precedente. Quando vediamo la Russia e la Cina, per esempio, che si estendono in Africa, o l’India che raggiunge l’Europa, non stiamo assistendo a semplici eventi che avvengono spontaneamente, bensì alla attuazione, nello spazio e nel tempo, di politiche decise nelle stanze del potere. La loro attuazione non è automatica e perfetta, ma anomala e piena di incidenti.
Lo sgretolamento dell’impero americano non può avvenire senza una forte e compatta risposta da parte degli altri attori, e quando mancano risposte forti, chiari e decise, tutti soffriamo un vuoto istituzionale che aumenta la confusione. Non dobbiamo però dimenticare che quanto vediamo avvenire è sempre e solo la punta dell’iceberg.
Quanto fatto in Venezuela rientra nella NSS, la Strategia di Sicurezza Nazionale americana, che ha rilanciato la dottrina Monroe. Sta tutto già scritto. Sebbene il documento rilasciato dalla Casa Bianca parli di “non interventismo” e di “rifiuto di dominio permanente degli USA sul mondo intero”, è però vero che gli americani sono i primi a mentire nel mondo intero, e sono sempre stati bravissimi a farlo.
La sezione 3-A del NSS lo dice chiaramente: gli USA riaffermeranno e applicheranno la Dottrina Monroe per ripristinare la preminenza americana nell’emisfero occidentale, nell’ottica di proteggere i loro interessi. Come un tempo gli Stati Uniti cominciarono questa dottrina per allontanare l’ingerenza europea in Sud America, così oggi fanno lo stesso per allontanare Russia, Cina, Iran e India dalla regione.
Il popolo venezuelano, ora, si troverà davanti al mostro americano e agli altri aguzzini, pronti a divorarlo. È successo già in Ucraina, in Iraq, in Siria… conosciamo già questo copione. C’è qualcuno di molto potente che decide chi e come deve essere leader e comandare, con quali idee e per quanto tempo. Ma questa violenza non può e non deve durare per sempre.
Proprio i leader venezuelani, prima Chavez e poi Maduro, avevano speso forti parole contro l’Egemone.
Forse molto presto comprenderemo che Maduro è stato un katechon davanti alla prepotenza american… e quando lo capiremo, forse sarà troppo tardi.
Ora e sempre, viva la rivoluzione socialista bolivariana, viva il Venezuela!
