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Venezuela: una parte della guerra mondiale a pezzi

di Daniele Perra - 04/01/2026

Venezuela: una parte della guerra mondiale a pezzi

Fonte: Daniele Perra

Maduro, a differenza di Chavez, non è un militare. Arriva dal sindacalismo. È possibile che i vertici militari l'abbiano identificato come elemento "sacrificabile". L'idea di un tradimento e/o infiltrazione di elementi conniventi con i servizi USA nella sua cerchia prossima è plausibile. Credo poco alle teorie sulla "nuova Yalta". Se così fosse, i cinesi si sarebbero risparmiati di andare ad incontrare Maduro il giorno prima del suo "rapimento". Sorvolo pure sulle ridicole tesi di Maduro "attore pagato dalla CIA" o di quelle secondo cui Trump avrebbe salvato Maduro ed evitato al Venezuela di cadere immediatamente nelle mani della Machado (definita risorsa britannica) e di BlackRock (Trump ed il gruppo del magnate ebreo Larry Fink lavorano a braccetto sia in America Latina che in Medio Oriente ed Ucraina). La Machado è fatta della stessa stoffa dei vari Milei, Kast e così via. Ancora, se esistesse realmente un accordo di spartizione del globo in zone di influenza, i cinesi si sarebbero presi Taiwan ieri. Ma ho seri dubbi che ciò avverrà. Nel documento sulla National Security Strategy, tra l'altro, è scritto a chiare lettere che gli USA pretendono pieno controllo sul proprio emisfero ma si riservano il diritto di pattugliare e controllare le rotte commerciali attorno all'Estremo Oriente, al Mar Rosso e nel Golfo Persico.
Per il Venezuela si aprono due/tre possibili scenari (tutti sono connessi al ruolo dei militari, a come essi si comporteranno): 1) transizione/imposizione di un governo filo USA ; 2) scenario libico (guerra civile con gli USA che prendono pieno controllo "solo" sulle risorse e su precise regioni strategiche); 3) conseguente parcellizzazione dello Stato. 
È chiaro che l'obiettivo USA sia quello di controllare la risorsa (fare in modo che non finisca nelle mani sbagliate, cinesi o russe) più che appropriarsene del tutto. Da non sottovalutare il ruolo di Israele, che da tempo punta al greggio venezuelano per garantirsi sicurezza petrolifera. E non manca l'influenza della lobby sionista nella rinnovata Dottrina Monroe dell'amministrazione Trump. La penetrazione sionista in Venezuela venne denunciata più di venticinque anni fa dall'ideologo argentino Norberto Ceresole, e suggerisco di leggere il suo testo "Caudillo, Esercito, Popolo" (pubblicato dalle Edizioni all'insegna del Veltro). 
Maduro non è sicuramente immune da colpe per la gestione del potere sotto i suoi mandati. Il suo rapimento, tuttavia, rappresenta un precedente inquietante nelle relazioni internazionali. Imbarazzante, come sempre, la reazione dell'UE. Se Trump dovesse decidere di prendersi domani la Groenlandia, lo farebbe senza alcun problema. 
Una potenziale nuova aggressione all'Iran sembra nuovamente all'ordine del giorno. Altro fattore che rende l'idea di una "nuova Yalta" piuttosto fuorviante, visto che la Russia, in caso di un comunque complicato cambio di regime, si troverebbe il fronte sud completamente scoperto. Mentre la Cina perderebbe un prezioso alleato. Oltre al fatto che il piano di pace per l'Ucraina si presenta come una gigantesca trappola per Mosca che trasformerebbe il Paese dell'Europa orientale (ciò che ne rimane) a tutti gli effetti in una colonia USA. 
Più che di "nuova Yalta", in conclusione, mi sembra più corretto parlare dell' ennesimo fronte di quella che è stata definita come "guerra mondiale a pezzi". Il prossime mosse saranno attorno al Mar Rosso ed al Golfo Persico.