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Mercatisti senza identità

di Alain de Benoist - 24/03/2009




«Quella attuale è una destra senz´anima e senza idee, ma dominata dal denaro». Alain de Benoist, filosofo francese considerato uno dei teorici della nuova destra, non usa mezzi termini. «Esistono molte destre, ma tutte accomunate dall´adesione al liberalismo mercantile», spiega lo studioso. «Quelle correnti della destra che in passato guardavano con sospetto il denaro, l´individualismo e il dominio dell´economia sulla politica oggi hanno pienamente accettato questa prospettiva, aderendo in toto al capitalismo e al mercato».
In passato l´antimodernismo era un dato caratteristico della destra. È ancora vero?
«No. Paradossalmente, oggi l´idea del progresso appartiene più alla destra che alla sinistra. La critica delle forme del progresso è esercitata soprattutto dai verdi, che di solito sono collocati a sinistra. La destra ha anche aderito più apertamente alla globalizzazione e alla logica del profitto che la sottende».
La globalizzazione però rimette in discussione un principio fondatore della destra, vale a dire l´attaccamento al territorio e alla nazione...
«In effetti, nasce da qui la sua schizofrenia. Sul piano della retorica, la destra non abbandonato il legame con il territorio e la nazione, ma nella pratica essa aderisce a un sistema economico che rimette in discussione radicalmente queste nozioni, mirando a sopprimere le frontiere e le identità nazionali. Insomma, la destra difende un sistema che progressivamente distrugge tutto ciò che essa vorrebbe conservare».
Ciò spiega la sopravvivenza al suo interno di una componente estremista, spesso xenofoba e razzista?
«Solo in parte. In realtà, la destra più dura vuole salvare l´identità nazionale, pensando che la minaccia venga innanzitutto dagli immigrati. In realtà, la vera minaccia viene dal capitalismo stesso, il cui enorme mercato globale minaccia i modi di vita locali e popolari molto di più dell´immigrazione».
L´antiegualitarismo fa ancora parte dell´apparato concettuale della destra?
«Ormai non è più una discriminante forte nei confronti della sinistra. La destra ammette senza difficoltà l´eguaglianza dei diritti politici e delle opportunità. Ha anche pienamente adottato i diritti dell´uomo. Sul piano delle libertà però, tende difendere soprattutto la libertà del mercato, da qui la difficoltà di fronte all´attuale crisi economica. In realtà, oggi non esistono più un pensiero, una filosofia o una visione del mondo di destra. Le trasformazioni degli ultimi vent´anni hanno travolto le identità ideologiche e uno dei grandi problemi della destra è proprio quello di sapere cosa significhi oggi essere di destra».
Come fare allora per tentare una definizione?
«Io vedo solo elementi negativi. La destra è diventata una coalizione di interessi, che sul piano internazionale fa parte del grande club occidentale contrapposto al resto del mondo. Ciò spiega ad esempio l´enorme successo tra le sue fila del tema dello scontro di civiltà tanto caro a Huntington».
La differenza tra destra radicale e destra di governo è ancora importante?
«Tende a stemperarsi. Lo ha mostrato ad esempio la campagna elettorale di Sarkozy. Tuttavia l´esistenza dei movimenti di estrema destra fa parecchio comodo alla destra di governo, perché ne mostra per contrasto la rispettabilità. Per la destra, quindi, questi movimenti sono politicamente ininfluenti, ma molto utili».