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Il petrodollaro...cominciando dal Quwait

di Michele Altamura - 12/05/2006




L’11 settembre 1990 George Bush dichiara ufficialmente il “Nuovo Ordine Mondiale”, ossia l’inizio di una guerra perpetua per la rapina delle risorse, delle ricchezze e della sovranità dei popoli, che vengono infatti privati dell’identità di Stato-Nazione.
Ecco ciò che è stata la guerra del Golfo del 1990, una guerra premeditata Machiavellicamente che si atteggia a crociata moderna per coprire gli enormi interessi finanziari, politici e militari delle logge massoniche.
Prima del ritiro dell’esercito di Saddam Hussein dai territori del Kuwait più di 1164 pozzi di petrolio sono stati incendiati, circa il 10% delle riserve mondiali, che se non sedati avrebbero provocato una catastrofe ecologica, economica ed energetica quasi planetaria. Un disastro che può tuttavia trasformarsi in un business che vale il Pil dell’economia di uno Stato, se si pensa ai guadagni derivanti dallo spegnimento e dal recupero dei pozzi incendiati, e dei “risarcimenti” di guerra pagato, ovviamente in petrodollari, dallo Stato sconfitto con l’indebitamento del popolo. E così il 25 settembre 1989 il signor Adel M.K Kharafi, Amministratore Generale della P.B.E. OIL SA, firmò un contratto per lo spegnimento dei pozzi di petrolio in Kuwait, che un probabile “intervento” avrebbe senz’altro incendiato.
Dopo l’incendio dei pozzi del Kuwait, nel 1991 Joseph FERRAYE progetta due sistemi rivoluzionari di estinzione per asfissia del fuoco e di blocco del petrolio, che associati consentono non solo di ridurre di 20.000 volte il tempo per spegnere l’incendio, ma anche di evitare la riesplorazione dei pozzi in quanto la produzione e la riutilizzazione del fluido poteva riprendere rapidamente. Ferraye registrò i brevetti dei suoi sistemi presso l’Istituto Nazionale della Proprietà Industriale, allora diretto dal ministro Dominique Strauss-Rhan. Ben presto fu contattato dalle Autorità del Kuwait su istruzione dell’ emiro Jaber Al Ahmad AL SABAH, che intanto era in buoni contatti con Strauss-Rhan: Ferraye mostrò i progetti dei suoi rivoluzionari sistemi che gli sarebbero valsi più di 34 miliardi di dollari. In quell’occasione ne rivelò la tecnologia e chi ascoltava aveva già mosso tutte le pedine giuste per rubare quei brevetti dall’incredibile valore potenziale. E infatti, mentre i due brevetti vengono depositati tra l’aprile e maggio 1991 presso l’INPI, l’estensione del brevetto ad una valenza internazionale viene fatta per evitare la successiva registrazione a nome di Ferraye. Strass-Khan si impossessa dei brevetti di estinzione e blocco, sottoscrivendo subito concessioni a imprese private per l’estinzione dei pozzi, e cancellando qualsiasi legame con l’INPI grazie all’intervento del primo ministro francese Rochard, e poi, Edith Cresson che lo sostituirà al governo, e verrà successivamente nominata Commissionaria dell’Unione Europea.
Inscenata la rapina, bisognava ottenere i fondi versati dal Kuwait e deviarli attraverso Banche e Istituti di credito che potessero dunque riciclare quel denaro e opportunamente segregarlo: 88 miliardi di dollari è la cifra versata dal governo del Kuwait per l’utilizzazione dei sistemi di Ferraye, fermo restando che questa cifra è solo un’anticipazione dei Principi su quanto poi l’Iraq dovrà pagare. L’operazione viene portata a termine grazie a due avvocati di Ginevra, Marc Bonnat e Warluzel, e un notaio, Sirven che per il gran servigio prestato allo Stato gli è valso la nomina da parte di Chirac di cavaliere della Legione di onore in qualità di dirigente della ELF, mediante la quale, infatti, una grande parte dei fondi è stata occultata. Gran Cavaliere verrà nominato anche l’avvocato Marc Bonnat, in un momento in cui in Svizzera ricompare l’affare Ferraye, forse come protezione o ricompensa presidenziale .
In tale contesto si innesta non a caso il progetto dell’ONU “Petrolio in cambio di cibo” come mezzo di riciclaggio dei petrodollari.
Ma dove sono andati a finire i miliardi di dollari pagati dal Kuwait? Dopo aver pagato governi, giudici, intelligence e avvocati, che non hanno raccolto che le briciole delle colossali cifre della truffa, chi ha i soldi del Kuwait? Sono lì, nei forzieri svizzeri, ben protetti dall’Onu e dal suo procuratore, Carla del Ponte, dall’Europa fatta dai Banchieri, che emana direttive per limitare il potere di istruttoria degli Stati, per negare le rogatorie e impedire di andare a spulciare gli archivi e i dossier.
Viene creata una fitta rete bancaria di holding e società bancarie “a tempo”, nate come funghi nei lontani paradisi fiscali per fungere da scatola cinese e far smarrire il percorso e la destinazione dei fondi. Le informazioni che abbiamo le dobbiamo alle indagini di uomini coraggiosi, come Levavasseur Daniel morto poco prima del giorno in cui avrebbe dovuto incontrare Ferraye per consegnagli i documenti e i rapporti delle sue indagini che avrebbero consentito una prima svolta per smascherare l’intero sistema, e far cadere governi, giudici e avvocati da quattro soldi.
Un affare colossale che è costato un “contratto” per uccidere la Famiglia Ferraye e tutti coloro che si fossero avvicinati alla verità o a quei documenti.
Le logge plutocratiche hanno dettato il “nuovo ordine”, dinanzi al quale si scontra l’impotenza dell’uomo, del popolo, dello Stato, ormai comprato anch’esso. L’Iraq come la Jugoslavia, l’Iran come l’Afganistan: migliaia di vittime decretate da un contratto, da un indice di borsa, dagli interessi dei potenti per tenere imbavagliata e imprigionata l’umanità.