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Balcani: chi è responsabile per i crimini di guerra nella ex Yuogoslavia?

di James Bissett - 22/07/2006

 
 
   

Testo della lettera al curatore del Washington Times in risposta ad un articolo di Tod Lindberg.

Tod Lindberg ha ragione che i paesi dell'Unione Europea e della NATO non dovrebbero voltare le spalle ai paesi balcanici che sperano di condividere la pace e la prosperità della Nuova Europa. Comunque, sbaglia nel suggerire che furono sole le "politiche genocide" di Slobodan Milosevic ad infiammare i Balcani nei primi anni '90 e sbaglia nel condannare la determinazione serba a mantenere il Kosovo come parte integrale del proprio territorio ("Where Milosevic's butchery held sway", Washington Times, p. 2, 11 luglio 2006).

E' diventato una moda accusare Milosevic e la Serbia per tutto quello che andò male nella ex Yugoslavia, mentre ci si lascia sfuggire le preoccupazioni della popolazione serbo-cristiana in Bosnia e in Kosovo alla sinistra prospettiva di vivere in stati dominati dai musulmani.

Alia Izetbegovic, il leader musulmano bosniaco, era un estremista islamico che non fece alcun tentativo di nascondere i suoi piani per distruggere l'entità cristiana in Bosnia, scrivendo "Non ci può essere pace o co-esistenza tra la fede islamista e le istituzioni non islamiste". Come per Agim Ceku [foto], il cosiddetto primo ministro del Kosovo, l'esercito canadese sa di quali crimini di guerra è colpevole, anche se il Tribunale dell'Aja si è rifiutato di accusarlo.

Nel 1993, le forze croate comandate da Ceku violarono il cessate il fuoco tutelato dalle Nazioni Unite e invasero tre villaggi serbi nella tasca di Medac. Quando i Canadesi contrattaccarono e rientrarono nei villaggi bruciati, scoprirono che tutti gli abitanti e gli animali domestici erano stati massacrati. In seguito Ceko ordinò anche di bombardare villaggi serbi indifesi, causando gravi perdite tra la popolazione civile.

Nel 2002, Ceku fu accusato dalla Serbia in quanto comandante dell'Eserciro di Liberazione del Kosovo per gli omicidi di 669 serbi e di altri non albanesi durante gli scontri che scoppiarono in Kosovo nel 1998, Questa accusa include omicidio, rapimento, tortura e pulizia etnica della popolazione non albanese dal Kosovo. Questo è l'uomo recentemente invitato a Washington per incontrare il segretario di stato Condoleezza Rice: un incontro ovviamente designato a mostrare il supporto degli Stati Uniti per l'indipendenza del Kosovo.

Per molti osservatori esterni, tra cui il sottoscritto, il continuo supporto degi Stati Uniti ad un Kosovo indipendente è incomprensibile. Garantire l'indipendenza al Kosovo sarebbe una grave violazione dell'integrità territoriale serba, che è uno dei principi più cari al diritto internazionale ed è consacrato nella Carta delle Nazioni Unite. La violazione di questo principio da parte statunitense avrebbe delle implicazioni di vasta portata per la stessa infrastruttura della pace e della sicurezza internazionali.

L'indipendenza del Kosovo creerebbe anche uno stato terrorista e criminale nel cuore dei Balcani. Questa non è una prospettiva felice nel mondo di oggi.

L'indipendenza del Kosovo creerebbe un precedente per altri gruppi etnici che aspirano allo status indipendente e destabilizzerebbe non solo i Balcani, ma molte altre parti del mondo. Marcherebbe anche un punto basso nella politica estera degli Stati Uniti. E' difficile continuare ad essere i campioni della sovranità dell legge, della democrazia e della guerra globale al terrore mentre allo stesso tempo si dà supporto a criminali e terroristi.

James Bissett è stato ambasciatore canadese in Yugoslavia durante gli anni '90 e un forte critico delle politiche statunitensi e NATO nei Balcani.

James Bissett
Fonte: http://www.washtimes.com/
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20.07.2006

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da CARLO MARTINI