Newsletter, Omaggi, Area acquisti e molto altro. Scopri la tua area riservata: Registrati Entra Scopri l'Area Riservata: Registrati Entra
Home / Articoli / Matteo Renzi, nuovo proconsole d’Italia

Matteo Renzi, nuovo proconsole d’Italia

di Filippo Bovo - 26/02/2014

 

Renzi-e-il-piano-per-il-lavoro-idee-modelli-e-novita_h_partbChissà perchè, ma più passa il tempo e più mi convinco che Renzi non volesse nemmeno andare al governo in queste condizioni: con la stessa maggioranza (e in pratica anche lo stesso governo) di Letta, col ricatto quotidiano d’Alfano e del Nuovo Centro Destra, coi compagni di partito e i parlamentari (ancora in buona quantità dalemiani e bersaniani) che lo cucineranno ogni giorno a fuoco lento e con le opposizioni che lo pungoleranno senza mai concedergli tregua e senza mai fargli sconto alcuno. Sa benissimo che in queste condizioni, circondato da gente che non lo lascerà mai far nulla, finirà solo col bruciarsi facendo un grandissimo e graditissimo regalo a Grillo e soprattutto a Berlusconi.
Renzi, invece, aspirava ad andare al governo passando attraverso le elezioni, ovviamente subito dopo l’approvazione della riforma della legge elettorale. La sua intenzione era, come dimostrato anche da ciò che ha fatto da dicembre sino ad oggi, di terremotare quotidianamente il governo Letta propiziandone l’inevitabile caduta, in modo da concludere precocemente la legislatura e condurre il paese alle elezioni anticipate. Così si sarebbe ritrovato con una maggioranza vasta, solida e fedele, che l’avrebbe lasciato fare tutto ciò che voleva.
Ma Napolitano, d’elezioni anticipate, non ne voleva proprio sapere e poi gli ordini di scuderia, provenienti dai suoi mentori statunitensi, erano ben precisi: bisognava rovesciare e rimpiazzare Letta il prima possibile, senza perdere troppo tempo con certi rituali. Il motivo era ed è facilmente intuibile: Letta, fin da subito, è stato sempre troppo “solidale” con la Germania, troppo “temporeggiatore” nella crisi delle armi chimiche in Siria, troppo “colloquiale” con paesi come la Russia o il Kazakistan. Insomma, americani ed alleati s’aspettavano un premier più deciso ed allineato, soprattutto in politica estera. Al suo posto, non c’è da dubitare che Renzi sarebbe stato decisamente più filoamericano (e più filoisraeliano, come dimostrato anche dalle sue esternazioni, fra l’altro pure ferocemente anti-iraniane), più zelante nel chiedere e spingere per un intervento armato contro la Siria, e anche molto più tiepido con la Russia, per esempio non esitando a disertare le Olimpiadi di Sochi.
E’ quello che adesso gli Stati Uniti e la NATO s’aspettano da Renzi. Chissà se Matteo ci riuscirà: gli uomini con cui si trova ad avere a che fare sono gli stessi con cui lavorava Letta. Gli equilibri nei quali deve muoversi, grossomodo, sono sempre quelli. La storia d’Italia c’insegna che, normalmente, certi proconsoli partono in quarta per poi impantanarsi (e verrebbe da dire, per fortuna) di fronte ad interessi e necessità nazionali difficilmente aggirabili o sopprimibili. Riuscirà davvero a privatizzare aziende come ENI o Finmeccanica, oppure qualcuno lo prenderà sottobraccio insegnandogli un po’ come gira il mondo? Riuscirà davvero a fare dell’Italia una portaerei NATO nel Mediterraneo più di quanto già non sia adesso, sganciandola completamente dai rapporti che intrattiene anche con altri paesi, o magari qualcuno gli aprirà gli occhi (spiegandogli che certi mercati, dai quali acquistiamo energia e dove rivendiamo tutti i prodotti possibili ed immaginabili, sono semplicemente insostituibili)? L’abbiamo già visto con Monti e anche con lo stesso Letta. Matteo, malgrado il suo profluvio di parole, malgrado le tante energie profuse, malgrado la sua ingenua convinzione che la geopolitica sia un optional, non costituirà un’eccezione.
Tirerà a campare anche lui, come tutti quelli che l’hanno preceduto. Con buona pace di chi ripone in lui grandi aspettative: che si tratti di Obama e di Hollande, o dei piddini. Tutto qui.