Mare e Terra
di Martino Mora - 09/08/2026

Fonte: Martino Mora
Possiamo ormai realisticamente affermare che Trump e Netanyahu hanno fallito clamorosamente il bersaglio.
Il regime iraniano non è caduto nonostante il gangsteristico eccidio di parte della sua classe dirigente, a cominciare dalla Guida Suprema.
Non vi è stato alcun cambio di regime nonostante i pesantissimi bombardamenti inferti alle città iraniane, e nemmeno una distruzione significativa delle sue capacità difensive.
E’ bastata una semplice mossa, la chiusura dello stretto di Hormuz, perché la strategia trumpiana dimostrasse tutta la sua dilettantesca inconsistenza.
Ora Trump non sa come uscire da una situazione senza sbocco, stretto tra la plutocrazia sionista che lo spinge ad andare avanti e l’esigenza di sganciarsi da una guerra che non può vincere.
A differenza del Venezuela, l’Iran si è dimostrato un osso veramente duro. Non possiamo che compiacercene.
Che ciò che geopoliticamente parlando è Mare (capitalismo, plutocrazia, tecnica scatenata, dirittismo, sovversione, laicismo, anglosfera, globalismo, sionismo) sia costretto ad arretrare rispetto a ciò che è Terra (grandi spazi indipendenti di civiltà almeno in parte tradizionali) è una notizia positiva.
Vuol dire che la storia è ancora aperta e la civilizzazione planetaria dello sradicamento universale non ha ancora vinto definitivamente. Meglio un mondo multipolare, anche molto imperfetto, che il mondo unipolare e plutocratico dell’Imperialismo anglofono, cioè un anticristico incubo ad aria condizionata.
