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È l’esodo

di Pietrangelo Buttafuoco - 08/08/2026

È l’esodo

Fonte: Barbadillo

Fermo immagine da Ceuta, città africana di sovranità spagnola. Nelle vie calde la temperatura è sempre più alta, la vera arma letale a disposizione dei signori della guerra è la bomba migratoria e Ceuta è presa d’assalto dai giovani marocchini.
L’istantanea ci restituisce il brulicare di code di “giovani del futuro” – per cantare con Franco Battiato – “code tanto grandi/tanto lunghe/che non si erano mai viste”.
È l’esodo. Code che sembrano arrivare dappertutto, la radioattività è tutta di percezioni ma l’Italia non confina con la Spagna e subito dopo, in rewind, perché tutto scorre – è il panta rei – ci sono i fotogrammi dell’esodo tutti già dimenticati.
Accuratamente occultata, per esempio – ma per malafede tutta di ideologia – è la strage del Kater i Rader. Facciamo un piccolo sforzo di memoria. Il blocco navale disposto dal Governo Prodi nientemeno. È il Venerdì Santo del 1997, il 28 marzo. Ci sono 80 morti e 27 dispersi dei 120 profughi naufragati dall’imbarcazione albanese – la Kater i Rader per l’appunto – speronata al largo di Otranto. E nessuno ricorda più quello che fece Silvio Berlusconi appena due giorni dopo, il 30 marzo, il giorno della Santa Pasqua. Altro che re-migrazione. Berlusconi incontra i superstiti e dice loro: “Il blocco navale imposto dall’Italia è una decisione indegna di un paese civile”. Con le lacrime agli occhi, stringe le mani agli albanesi e, commosso, aggiunge: “Vi chiedo scusa, bisogna lavare questa macchia”.
Ebbene sì, un esempio decisamente italiano di accoglienza, ben diverso da quello che solitamente i francesi apparecchiano al confine di Ventimiglia ma la sorte postuma del Cavaliere è quella che è, lo rinnegano innanzitutto – specie in politica estera – i suoi più prossimi.
L’Italia non confina con la Spagna e il fotogramma più immediato a Ceuta è quello di Lampedusa. Il 12 settembre 2023 i profughi in arrivo superano la popolazione residente. È un esodo, l’isola è a tutti gli effetti Europa e Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, porta lì Ursula von der Leyen inchiodandola – a modo di un altolà a qualunque decisione indegna di paesi civili – a un concetto fortemente italiano, e dunque civile: “E se qualcuno in Europa pensasse che di fronte alla crisi globale che stiamo affrontando, la questione si potesse risolvere semplicemente chiudendola all’interno dei confini italiani, chiaramente prenderebbe un abbaglio. Noi siamo di fronte a una portata tale, in tema di flussi migratori, che se non lavoriamo seriamente e tutti insieme sul contrasto delle partenze illegali, i numeri di questo fenomeno travolgeranno prima gli Stati di frontiera, ma poi tutti gli altri”.
Nel fermo immagine di Ceuta c’è ben più che l’ingigantirsi del fenomeno – l’esodo – c’è anche l’astuzia della storia, specificatamente quella talpa che ben scava se poi, tra i disperati in mare, ci sono anche gli agenti dei servizi segreti marocchini. Ed ecco, con loro, le “partenze illegali” a suo tempo evocate da Meloni. Menti raffinatissime, strateghi della disintegrazione continentale che nel tornaconto geopolitico, sono ben più pericolosi degli scafisti organizzati se si pensa che le prime letali “bombe migratorie” sono state le Primavere arabe, le rivolte telecomandate per poi far dilagare in Europa i profughi nell’esodo.
Spacciate, infatti, come avamposto di libertà in Occidente, svelandosi nell’unico risultato – uno scenario di sfollati tra le città pronte a trasformarsi in macerie – le “primavere arabe” che vanno a deflagrare altrove replicano l’antico supplizio medievale: quello di legare il cadavere a un condannato per costringerlo a condividerne la putrefazione.
Il fermo immagine di Ceuta rivela tutto ciò. Franco Battiato già cantava L’Esodo: “Arriveranno da tutte le parti”. E, allora – figurarsi – non si era ancora palesata la moltitudine, le moltitudini più precisamente giunte “dalle città, dalle campagne/dal nord (sud), dal sud (da ponente, da levante)/per l’esodo”.
Il fermo immagine di Ceuta è solo questo. Siamo tutti cinici e sgamati e sappiamo come va il mondo. L’Italia non confina con la Spagna e la premeditata disposizione produttiva nel Grande gioco internazionale s’impone sempre senza condizioni, e senza altra morale che la lotta per la sopravvivenza. Tutta di decisioni indegne della civiltà.
Post scriptum
Ceuta è la città di Al-Idrisi, il geografo siciliano che traccia le mappe del Mediterraneo al tempo di Re Ruggero. Il dettaglio è rivelatore di un destino. Lui seppe disegnare il mondo, oggi – da lì – si disegna la paura.