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La Bioeconomia e il Denaro “Boomerang”

di Giordano Mancini - 16/03/2014


Quando parliamo di bioeconomia, quella pensata da Nicholas Georgescu Roegen nel 1971, parliamo essenzialmente di lotta allo spreco in tutte le sue forme.

Occorre cercare un modo di lasciare alle future generazioni, anche quelle prossime, un mondo che non sia solo debiti, mancanza di lavoro, inquinamento, ingiustizia sociale e scarsità di risorse. Per questo occorre investire ora, subito, un mucchio di soldi. L’utilizzo dei soldi si divide in due grandi categorie: quelli che vengono spesi e quelli che vengono investiti. Nel primo caso non tornano più, perché sono stai scambiati con dei beni o dei servizi. Nel secondo caso possono tornare come fa un boomerang, magari anche in quantità maggiore rispetto a quello che è stato investito. Però se non si è stati bravi a lanciare il boomerang, può darsi che i soldi investiti vadano perduti, si tratta infatti di “capitali di rischio”.

Tradizionalmente sono le banche d’affari, i fondi di investimento, le finanziarie e i cittadini facoltosi che “impiegano” il denaro affinché generi altro denaro. Sono sempre stati i più bravi a “lanciare il boomerang”. Gli investimenti sono il motore dell’economia reale e ogni forma di impresa di produzione agricola, di beni e di servizi e ogni tipo di commercio fa affidamento su quel denaro. Ma da quando c’è la grande crisi i rubinetti si sono chiusi e la finanza alimenta quasi solo se stessa. Troppo rischioso lanciare il boomerang nell’instabilità dell’economia reale: poco guadagno e molto pericolo.

Far Intervenire lo Stato? Finanziare Grandi Opere Infrastrutturali?

In passato lo Stato durante le grandi crisi si è sostituito agli investitori e ha immesso nel mercato interno grandi quantità di denaro e aperto cantieri per grandi opere pubbliche infrastrutturali per far ripartire l’economia. Ma oggi l’Italia non lo può fare perché ha perduto la sovranità monetaria e non può più generare altro debito oltre quello che ha. Inoltre ci si pone il dubbio se valga la pena di indebitarsi per grandi opere che spesso risultano inutili o vengono presto abbandonate, come è accaduto, ad esempio, ai grandi edifici delle olimpiadi di Atena 2004 o quelle invernali di Torino del 2006.

Nuove Soluzioni per Tempi Nuovi: il Lavoro e l’Ambiente Prima di Tutto

Allora forse sono altre le cose che vanno fatte. Forse le soluzioni che funzionavano negli anni ’70 oggi sono superate. Se invece pensiamo in termini di bioeconomia, ovvero di ripristino e conservazione dell’esistente e di lotta al consumismo e a agli sprechi, allora vediamo che sono possibili molte soluzioni. Sono disponibili vari studi, alcuni dei quali pubblicati sul Sole24ore, che dimostrano come l’efficientamento energetico degli edifici generi fra i 13 ed i 18 posti di lavoro per ogni milione di euro di denaro pubblico investito, mentre la media con le grandi opere è di 0,5 posti di lavoro per milione investito. Sono stati fatti calcoli analoghi per il ripristino del territorio e degli edifici contro il dissesto idrogeologico e gli eventi sismici, dove oltre al denaro, si perdono anche vite umane. Anche le bonifiche portano all’impiego di molto personale. Allora perché non si agisce? Il “refrain” è che mancano i soldi. Questo ci sentiamo dire tutti i giorni, ma non è vero! In primo luogo si potrebbe obiettare che i soldi pubblici si trovano per molte cose di dubbia utilità, ma comunque in Italia non mancano i capitali privati e anche le banche, malgrado i problemi, sono ben in grado di finanziare grandi progetti. Ed esistono molti soggetti che non vogliono più saperne della finanza fine a se stessa.

Esistono fondi di investimento, persone e banche che vorrebbero investire nell’economia reale, ma hanno troppa paura. Quello che è sparito negli ultimi anni è proprio il capitale di rischio del quale abbiamo parlato all’inizio. La parola “rischio” è scomparsa dal vocabolario degli investitori. Nessuno si azzarda più a tirare il boomerang. Troppo alte le sofferenze delle banche, troppo grandi le perdite dopo il 2008. Troppo incerto l’andamento dell’economia reale. Oggi più che mai si cerca la sicurezza nella salvaguardia del capitale prima di pensare ai rendimenti. Per questo molti acquistano titoli di stato a tassi di interesse veramente bassi. Come si fa allora a convincere chi ha denaro ad investirlo nei progetti che ci interessano? C’è un solo modo: offrire loro delle garanzie. Il boomerang deve tornare sempre indietro. Affinché nessuno rimanga col cerino in mano, bisogna creare lavoro utile su progetti utili.

Occorre sganciare le politiche del lavoro dalla crescita e dal PIL, perché non è vero che coincidono! A prescindere dalla disponibilità diretta di soldi, la politica può giocare un ruolo fondamentale nel promuovere buone soluzioni. Occorre solo smettere di seguire ideologie fallimentari e mettere la creazione di lavoro utile e la difesa dell’ambiente al primo posto fra le priorità. E ci deve essere uno sviluppo di economia sana e capace di futuro, non un aumento del PIL costi quel che costi. Il Pil cresce sia se si costruisce un ospedale che un carcere. Cresce per l’acquisto di attrezzature per bonificare le industrie dall’amianto e cresce per l’acquisto di un caccia bombardiere. Il PIL non esprime alcuna caratteristica qualitativa, ma solo quantitativa. E’ un metodo superato e che ci ha già fatto molto male. Ma vi immaginate se lo usassimo a casa nostra?

La Logica Spietata del PIL in Casa Nostra

– Il PIL della nostra famiglia anche quest’anno è aumentato del 5% e ora siamo arrivati a ben 44.000 €! Un contributo essenziale alla crescita l’ha dato la mamma con la sua brillante idea di vendere l’oro di famiglia. Il papà ha però lamentato che si tratta di un intervento “una tantum”. La predisposizione del recinto elettrificato nel giardino ha assorbito ben 10.000 € di spesa. Purtroppo il nostro cane da guardia è rimasto fulminato per sbaglio, ma ora siamo al sicuro dai ladri, abbiamo fatto girare l’economia e per l’anno prossimo si prevede un buon risparmio sulle crocchette! Si rischia però di dover spendere qualcosa di psicologo perché il piccolo Andrea fa fatica a superare la perdita del cane –

Ironia a parte, a livello statale il PIL viene calcolato proprio così: in base alle merci scambiate indipendentemente dallo scopo e dai benefici per le persone.

Una cosa che si può fare immediatamente nella direzione giusta è quella di utilizzare il poco denaro pubblico a disposizione in progetti che generano molto lavoro utile, che si ripagano da se, che riducono i consumi di energia e le emissioni di CO2. C’è un ottimo studio dello staff del professor Manna dell’ENEA, vecchio di 5 anni, ma ancora validissimo, che dimostra come investendo 8,2 mld di euro nella ristrutturazione energetica e la messa in sicurezza di 15.000 scuole pubbliche ed uffici, si creano 150.000 posti di lavoro, si abbatte la bolletta energetica e anche le emissioni di CO2 in atmosfera. Inoltre, questione non da poco, l’intervento nelle scuole porterebbe ad un risparmio annuo di 420 milioni di euro. L’intera somma investita sarebbe recuperata, grazie ad effetti moltiplicativi illustrati nello studio, in appena 9 anni. Quale grande opera infrastrutturale classica (tunnel, ponti, terze corsie, ecc.) porterebbe gli stessi benefici? Questa è la logica della bioeconomia!

 

Fonte: GenitronSviluppo.com