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La delinquenza “indotta” dilaga…

di Carmelo R. Viola - 16/11/2009

 

I delitti comuni più frequenti sono quelli consumati contro il cosiddetto patrimonio ovvero contro la proprietà privata, considerata sacra indipendentemente dalla sua eventuale sproporzionalità rispetto al fabbisogno del proprietario. Sulla sacra proprietà privata si fondano il capitalismo e la dottrina sociale della Chiesa! Tali delitti sono la trasposizione antropologica – o antropozoica – della predazione animale, che è il furto nelle sue molteplici possibilità di esecuzione.
Si ruba per almeno tre moventi: la fame, il bisogno e l’emulazione. La concezione classica (del Beccaria in specie) del crimine come esternazione di criminali nati con tanto di zigomi sporgenti e di orecchie a sventola, è quasi del tutto destituita di fondamento scientifico ed è comunque estranea al nostro tema. Senza alcun dubbio esistono psiconeuropatologie vere e proprie innate o acquisite durante l’adolescenza, come la schizofrenia e la paranoia, che si esternano con comportamenti irrazionali, violenti e suicidi ed esiste comunque una realtà genetica di tendenze innate, che può essere un elemento aggravante o concomitante o scatenante nella reattività “legittima” del soggetto, che reclama in maniera sui generis la soddisfazione delle spettanze naturali della propria esistenza di fronte alle vicende della vita quotidiana.
 Io mi riferisco a quei moventi a rubare (depredare) - a delinquere nel senso di trasgredire le leggi che tutelano la proprietà privata quale che sia - che hanno origine nell’ordinamento giuridico della società e che dànno luogo a quella delinquenza “indotta” cioè consequenziale al sistema e che, pertanto, può essere considerata fisiologica per non dire normale.
 Per comprendere il comportamento dell’individuo bisogna partire dalla cognizione delle pulsioni vitali universali (fame, bisogno di rassicuranza affettiva, di autotrascendenza e di autoidentificazione), cui corrispondono altrettanti diritti naturali configurabili in versioni molto variegate anche in rapporto alle praticamente infinite varietà di “comportamento esistenziale”. Il soggetto tende a rispondere ai diritti naturali attraverso due livelli di normalità:quello di chi rispetta le modalità imposte dal sistema (dette leggi) e quello di chi le elude per raggiungere sempre lo stesso fine, tenendo conto che i due livelli si possono alternare o integrare a vicenda (modalità legale più modalità paralegale).
 Prima tipologia. Uno Stato socialista che, in quanto tale, risponde ai diritti naturali. Al cittadino basta rispettare le leggi. Seconda tipologia. Uno Stato capitalista che, in quanto tale, non rispetta i diritti naturali. Al cittadino non basta rispettare le leggi ma può rispettarle ed  accontentarsi di quello che ottiene. Terza tipologia. Stato capitalista: il cittadino provvede con mezzi trasgressivi (illegali) propri alla soddisfazione dei diritti naturali. Quarta tipologia. Il cittadino alterna o integra legalità e trasgressione (delinquenza).
 Il capitalismo non può rispondere ai diritti naturali e pertanto è un sistema criminale e criminogeno. Nel contesto di uno Stato capitalista la massa dei cittadini è depredata della soddisfazione dei diritti naturali a favore di pochi predatori che hanno tutto e più di tutto. Per questo, la società capitalista si completa con il consumo della cosiddetta delinquenza indotta. La scelta fra legalità e delinquenza dipende dall’educazione intesa in senso lato come influenza dell’ambiente sull’età evolutiva fino all’adolescenza. Ma anche oltre.
 Si risponde alle pulsioni vitali secondo l’ordine crescente della fame, del bisogno in senso lato e dell’emulazione. La fame. E’ il movente elementare della delinquenza indotta di tipo predatorio. E’ il bambino povero che ruba una mela, il ragazzo o la zingaretta che sfila un portamoneta,  l’adulto che ruba galline o frutti della terra. Il fabbisogno. Se il furto per fame risulta comprensibile e perfino perdonabile, quello per fabbisogno acquista il sapore della delinquenza essenziale e l’autore appare non essere nemmeno scusabile. Si insegna che la persona onesta rispetta la legalità anche quando le costa sacrifici ovvero la rinuncia, parziale o totale, alla soddisfazione dei diritti naturali. Ne consegue che chi non rispetta la legalità è da condannare. Chi scrive ha sempre rispettato la legalità ma non per questo mi ritengo una persona onesta ma piuttosto per la sincerità dell’uomo di scienza, che dice tutta la verità e solo la verità.
 Naturalmente, ci sono modi e modi di rubare, dopo quello primordiale-fisico della sottrazione violenta di un pezzo di pane in senso simbolico (preda). C’è tanta gente che ruba (depreda) nel rispetto della legge non per il piacere di depredare ma sognando di fare la cameretta al figlioletto o di comprare un elettrodomestico alla moglie o di costruirsi una casetta pagandosi per intero il mutuo già contratto, insomma per fare qualcosa di legittimo che lo Stato non gli consente di fare contro le sconfinate possibilità di pochi “cittadini di primo grado”. Le ragioni della delinquenza predatoria sono più o meno quelle stesse di coloro che accedono ai giochi a premi televisivi (predaludismo) o che giocano schedine su schedine, sognando una possibilità a loro negata dalla loro condizione economica. Prestarsi a fare da inservienti militari agli USA, come in Afghanistan, con il rischio di rimetterci la vita, non ha niente a che vedere con l’amore di patria ma piuttosto con l’amore del proprio nucleo affettivo.
 L’emulazione. Per comprendere la legittimità psicologica (non giuridica) della delinquenza predatoria per bisogno e, ancor più, per emulazione, occorre sapere che l’inconscio ragiona a nostra insaputa e decide del nostro comportamento, immaginario o reale. La delinquenza indotta reale è solo la punta emergente di un iceberg, che è la delinquenza indotta immaginaria! Primo momento. “Se tizio vive in un villino circondato da tanto verde e possiede ogni altro bendiddio, non è perché abbia potuto produrre tanto con il proprio lavoro né quindi per merito ma solo perché ha saputo rubare attraverso i giochi legali: perché, pertanto, io devo vivere in una casupola o non avere nessun tetto?” Questo lo pensa il nostro inconscio prima che la nostra mente. La maggior parte immagina di rifarsi della ingiustizia subita, pochi tentano la via con la trasgressione aperta e finiscono in carcere.
 Secondo momento.”Se la proprietà come ricchezza senza misura è un crimine per sé stessa ed è tuttavia considerata lecita dalla legge, lecito è riconosciuto dal soggetto ogni mezzo per aggiungere lo stesso fine”. Da ciò nasce la grande delinquenza predatoria non necessariamente fisica, fino alle varie mafie.
 Le carceri del mondo capitalista scoppiano di delinquenti indotti, rei di avere agito contro le ingiustizie del sistema e non necessariamente per attitudini patologiche, nel qual caso non di carceri ci sarebbe bisogno ma di case di cura. Il motivo per cui la maggior parte dei cittadini si adegua alla legalità di un sistema ingiusto e sperequatorio naturalmente illegittimo, va cercato nei costumi e nella situazione in cui viene a trovarsi un “nuovo arrivato”, fisiologicamente timorato dalle possibili sanzioni e disposto a godersi il poco nella pace del suddito ubbidiente.
 Sta di fatto che la delinquenza predatoria indotta è espressione di uno Stato, che non fa il proprio dovere, che non si prende cura – come dovrebbe - dei propri cittadini come di figli ma, al contrario, li abbandona a sé stessi. Il decorso liberista – che affida il diritto alla vita al “mercato del lavoro” -  è causa crescente di delinquenza predatoria indotta, di mafie, di collusione fra legalità e illegalità (paralegalità), di sovraffollamento carcerario, di autogenerazione criminale, di degenerazione in violenza ed in autolesionismo della stessa delinquenza da compensazione ai fini della naturalmente legittima fruizione dei diritti naturali.
L’Antimafia, se coerente con sé stessa, dovrebbe mettere sotto accusa e processare lo Stato capitalista inadempiente e induttore di delinquenza, lesiva di quella stessa sacra proprietà privata che dice di volere proteggere.