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Piccolo è bello

di Ernst Schumacher - 03/05/2010





Il presidente dello Zambia mi ha chiesto di visitare il suo paese, e mi ha ricevuto nella sede presidenziale.


Al mio arrivo era in riunione con il suo gabinetto e teneva in mano un fascio di carte. Ha fatto rapidamente le presentazioni e ha detto: “Le spiego perché abbiamo chiesto il suo aiuto. Non sappiamo cosa fare! Ho tenuto comizi in tutto il paese per parlare del nostro Piano quinquennale, ho detto a tutti di considerarlo come la Bibbia” e poi con un gesto teatrale ha scagliato per terra le sue carte dicendo: “Ora mi sono reso conto che era la Bibbia sbagliata”.

Ma cosa c’era di sbagliato? Il piano prendeva in considerazione solo le città intorno alla Cintura del Rame e Lusaka, la capitale, mentre ampie zone rurali erano state completamente ignorate. Uno degli obiettivi principali del governo era il miglioramento della nutrizione: in effetti la nessuno muore di fame, ma c’è molta malnutrizione dovuta a quello che chiamano ‘il gap delle proteine’. Per colmare tale gap hanno coniato uno slogan: “Un uovo al giorno per ogni zambiano”. E hanno messo in piedi una produzione di uova che ha avuto effettivamente molto successo. Ho visitato molti di questi agricoltori e li ho trovati in lacrime davanti alle loro uova, ammucchiate sui pavimenti dei capannoni. “Cosa state facendo con quelle uova, le state covando o che?” “No, non abbiamo nessun materiale per confezionarle e mandarle al mercato. La fornitura di vassoi per le uova (che prima venivano mandati dal Sudafrica, dalla Gran Bretagna e dall’America) per qualche motivo si è interrotta e non sappiamo che fare di queste uova. Non possiamo certo trasportarle tenendole nelle tasche dei pantaloni. Che dobbiamo fare? Stanno andando a male.”

Con il mio solito ottimismo ho risposto: “Be’, perché non fabbricate vassoi per le uova in Zambia?” Naturalmente in Zambia nessuno, me compreso, conosceva il sistema per fabbricarli. Di ritorno a Londra ci siamo occupati del caso. E abbiamo scoperto che quasi tutti i vassoi per uova del mondo sono fabbricati da una sola multinazionale. Abbiamo preso contatti con la filiale europea della multinazionale e lì ci hanno detto: “Non c’è problema! Costruiremo una fabbrica in Zambia, quanti ne vogliono?”

“Be’, pressappoco si può ipotizzare un milione all’anno. E’ una popolazione molto piccola, che sta affrontando le fasi iniziali del suo sviluppo.” Una lunga pausa...”Niente da fare... La macchina più piccola ne fa un milione al mese. Quindi, a meno che non riusciate in qualche modo a organizzare un Mercato Comune Panafricano dei Vassoi per Uova e non costruiate le strade per i camion in uscita da Lusaka, per distribuire i vassoi nelle aree rurali...” “Ma questo è proprio il contrario dell’aiuto per la gente” dico io. “E’ il contrario dello sviluppo, è considerare le persone solo in relazione al loro contributo di commercio estero, come importatori. Perché non costruite un piccolo impianto?”

“Oh no, abbiamo molte richieste per piccoli impianti, ma i nostri ingegneri dicono che la cosa sarebbe assolutamente antieconomica...”. Non c’era niente da fare con loro. Abbiamo preso un giovane ingegnere e gli abbiamo dato due incarichi: prima di tutto progettare un nuovo vassoio per uova, perché a nostro avviso il modello disponibile era pessimo. (La multinazionale fa grandi affari, ma non sembra che abbia un gran designer: quando si riempiono i vassoi e si mettono uno sull’altro, la pila tende a oscillare; per spedirla bisogna imballarla in ceste e la cosa è molto costosa.)

Il compito è stato affidato al Royal College of Art di Londra e nel giro di sei settimane ci è stato consegnato un modello perfetto, che si può impilare in modo assolutamente stabile; legati insieme con uno spago consentono di evitare che anche un solo uovo finisca per rompersi durante la spedizione.

Il secondo compito assegnato era più difficile: creare un mini-impianto. Abbiamo avuto la collaborazione del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Reading. Si trattava di risalire ai principi di base, come farebbe qualsiasi think tank che si rispetti, e non di partire da dove gli altri erano arrivati.
Si è costruito un prototipo e si è trovato un piccolo imprenditore per produrlo. L’impianto ha una capacità produttiva pari al 2% di quello che prima era l’impianto minimo, costa il 2% in termini di capitale ed è assolutamente compatibile.

Ora, qual è stata la reazione del grande dinosauro, della multinazionale, di quelli di cui la maggior parte dei miei colleghi ha una paura matta? Hanno detto: “Be’, sapete, noi vogliamo restare i re dei vassoi per uova, è la massima aspirazione della nostra vita. Abbiamo riconosciuto di non essere in grado di soddisfare le esigenze della piccola scala, non potremmo accordarci in qualche modo?”

In pratica hanno detto: al di sopra di certe dimensioni è tutto nostro, al di sotto è tutto vostro. E in cambio del privilegio di restare i re dei vassoi per uova senza essere disturbati da principini come me ci hanno permesso di accedere ad alcune delle loro tecnologie relative al punto più delicato degli impianti, ossia gli stampi che modellano i vassoi. Tra la balena e la sardina si è sviluppata una sana cooperazione.

Ho citato solo questo caso, ma potrei andare avanti a lungo. Nessuno deve pensare che si tratti di un sogno: è un dato di fatto.
E’ possibile. E anche se non intendo dire che potremo avere una tecnologia semplificata per mandare gli uomini sulla luna, posso tranquillamente affermare, sulla base della nostra esperienza, che per tutti i bisogni umani concreti quella può essere la via da percorrere.

E se anche non si riuscisse a mandare nessuno sulla luna, non penso che sarebbe una gran perdita (...io stesso all’inizio ero molto favorevole all’idea, ed avevo preparato un lungo elenco di persone da mandare. Ma quando ho capito che poi sarebbero tornate indietro non ne ho più visto l’utilità...).



dal libro Piccolo è bello