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Giordano Bruno. Vita e avventure di un pericoloso maestro del pensiero

di Luca Valentini - 06/02/2013



La figura di Giordano Bruno è tornata alla ribalta negli ultimi tempi soprattutto per la vetusta immagine, molto clericaleggiante diremmo, di eretico che se ne è data durante una recente fiction televisiva – “Il Tredicesimo Apostolo”, sulle reti Mediaset -, in cui spesso è stata associata ad ambienti alquanto ambigui e sospetti, a società segrete, non senza una velata accusa di satanismo. Allo stesso tempo, nelle varie commemorazioni annuali dell’eccidio sul rogo del Nolano non mancano gli estremismi di altra e opposta sponda, che vorrebbero farne un’icona del libero pensiero e della laicità.

Giordano Bruno sfugge a tali dicotomie manichee e il saggio dell’emerito prof. Gabriele La Porta mette in discussione tali vedute, riposizionando la sua vita e le sue opere nel giusto solco, che è quello a-religioso e a-politico della Tradizione Ermetica Occidentale in linea di continuità ideale sia con la misteriosofia antica, greca ed egizia, sia col neoplatonismo teurgico di un Porfirio o di un Giamblico, ed in connessione assolutamente libera ma altamente referenziale con tutto quel nobile mondo che dalla fine dell’800 ai primi decenni del ‘900 ha gravitato intorno alla figura di Giuliano Kremmerz.

Tale è la linea ermeneutica seguita (giustamente, a nostro modesto parere) dal La Porta, che infrange le false e contrapposte opinioni di che cerca invano di inglobare il pensiero bruniano nella propria ed ottusa categoria esistenziale. La sua magia non lo fa essere né un oscuro personaggio del Medioevo, come la sua irriverenza non fa di lui un antesignano né dell’Illuminismo né di Voltaire. Di ciò, prelati e massoni se ne facciano una ragione una volta per tutte: “L’intelligenza deve dominare sulla barbarie delle superstizioni e delle fedi religiose incupite dalla bigotteria…L’uomo adopera soltanto un infinitesimo delle sue possibilità cerebrali, occorre liberare questo deterrente intellettuale che è prigioniero in ogni individuo” (p.57). Per tale motivo il lettore non troverà in questo scritto una sterile biografia, bensì varie tappe dell’avventura del Bruno (così come definita dallo stesso autore) in cui si offrono degli inusuali spaccati dell’insegnamento filosofale, che va ben oltre il particolareggiato riferimento individuale per estendersi, ad esempio, al neoplatonismo fiorentino, al Botticelli, agli ambienti magici di Parigi e Londra, fino a condurci a Shakespeare.

gabriele la_portaIl merito essenziale del testo di Gabriele La Porta – che non ha la presunzione di presentarsi come esaustivo sull’argomento – è di qualificare ancora più in profondità l’analisi iniziata da Frances A. Yates col proprio Giordano Bruno e la tradizione ermetica (Editori Laterza) e di usare il Nolano come grimaldello, come crivello per penetrare in mondo, in una dimensione che è quella dei Ficino, dei Pico della Mirandola, dei Campanella, dei Cusano, dimensione non razionale o filosofeggiante, ma altamente trasmutatoria. Tale è l’insegnamento sapienziale, che va oltre il misticismo delle masse; tale è l’Arte trasformatrice e rituale, come lo stesso Bruno afferma, che è arte naturale: è arte, soprattutto della memoria, di quell’anamnesi platonica che riscopre il reale e sacro fondamento intellegibile degli elementi, della Natura, degli Uomini e degli Dei.

Per accennare brevemente ad un tema importante, affrontato nel testo, occorre fare riferimento alla fine del medesimo, come conferma del giusto accostamento alla figura di Giuliano Kremmerz: ivi sono riprodotte le 36 immagini della memoria, dipinte da Walter Patriarca, seguendo le indicazioni del De Umbris Idearum. In codeste carte l’aspetto mnemonico si coniuga con l’aspetto terapeutico, in riferimento anche agli studi di Cornelio Agrippa e Teucro Babilonese, in quanto l’evocazione dell’immagine rappresenta una propedeutica riequilibrante rispetto alla palingenesi alchimica della misura, del giusto dosaggio medico: “Il mezzo è l’immaginazione, basato sui 36 decani, perfetta riproduzione del primo effluvio delle idee. Se l’uomo-imago le avrà impresse in sé, sostiene il filosofo, potrà modificare la realtà nel momento in cui le immagini andranno ad edificare il mondo” (p.170).

Infine, consigliamo al lettore un approccio del tutto particolare all’ottimo testo di Gabriele La Porta. In esso non ricerchi tutta la sapienza manifestata e vissuta da Giordano Bruno, tutti gli arcani insoluti, perché ne avrebbe a costatare solo un’amara delusione. In esso sono indicate diligentemente le chiavi e le vie con cui il lettore e l’attento studioso possono approcciarsi alla figura di un prete mandato al rogo dalla Chiesa per la sua eccezionalità, ma non per la propria valenza individualistica, bensì come simbolo di un mondo arcaico che non si voleva si rimanifestasse e che solo un accostamento intellettivo, e non intellettuale, può ancora consentire. Usando le tipiche espressioni dell’egittologo Schwaller de Lubicz, l’insegnamento filosofale del Nolano lo si “conquista” non con un atto di erudizione cerebrale, ma attivando quell’intuizione ancestrale e sovrarazionale che è l’Intelligenza del Cuore: “Il pensiero umano, che pure ha nel senso il suo fondamento, partecipa alla costruzione unitaria del tutto, in quanto procedendo dal senso, lo trascende e giunge alla concezione della infinità unità” (p.124).

Si segnala uno speciale dello stesso prof. La Porta su Giordano Bruno e la Magia visionabile su YouTube:

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Gabriele La Porta, Giordano Bruno. Vita e avventure di un pericoloso maestro del pensiero, Edizioni Bompiani, Milano 2010, pag. 252, € 9,00.
Recensione originariamente pubblicata sul n. 6 anno III della rivista Pietas.