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Sono arrivati i forconi!

di Luigi Tedeschi - 17/12/2013

Fonte: centroitalicum

 



Sono attivati i forconi! Da una società italiana, in apparenza assuefatta ad uno stato di torpore, passività, indifferenza, sembra riemergere una realtà sociale di un popolo condannato alla disoccupazione, alla precarietà del lavoro, alla emarginazione giovanile senza prospettive per il futuro prima o poi doveva sorgere un fenomeno che esprimesse il suo malessere. Quella dei forconi non è certo una rivoluzione, è una rivolta che non può essere ridotta ad una estemporanea protesta  contro la politica economica di un governo o ad un malcontento diffuso, dovuto al presente disagio delle classi subalterne, ma esprime comunque il rifiuto di un modello capitalista finanziario imposto dall'Europa della BCE. L'immagine mediatica che l'attuale classe politica offre dell'Italia è quella di un paese virtuale, in cui la politica ufficiale consiste in contrapposizioni interne ed esterne tra partiti, legge elettorale, leaders politici decaduti e nuovi astri telegenici nascenti, pressione fiscale elevata, demagogici tagli ai costi della politica. Dai media emerge un paese tuttavia palesemente allineato ai desiderata europei, impegnato nel risanamento dei conti pubblici, necessarie cessioni di beni ed aziende pubbliche, e ad attuare riforme strutturali in senso liberista in materia di lavoro, di welfare, comunque prossimo alla fuoriuscita dalla crisi e alle soglie di una ripresa economica trainata dall'export. La realtà sociale del nostro paese è invece assai diversa e non certo occultabile dalla vulgata ufficiale, una realtà in cui l'intero popolo italiano sconta in termini di disoccupazione, disagio sociale diffuso, gli effetti della politica di austerity inaugurata dal governo Monti e perseguita d Letta & C., imposta dall'Europa della BCE a guida tedesca, cui fa riscontro una classe politica assimilabile ad un governatorato coloniale, la cui unica ragion d'essere è quella della attuazione delle direttive finanziarie europee, cui viene devoluta larga parte delle risorse economiche del paese. L'austerity ha generato recessione ed aumento incontrollato del debito pubblico, non certo il suo risanamento, e il calo progressivo del Pil, causato dal decremento della domanda interna, ha provocato una ondata deflattiva che prelude ad una ulteriore recessione senza ritorno.

La rivolta dei forconi esprime dunque non solo disagio economico e dissenso politico, ma assume un significato morale assai rilevante: è un atto di delegittimazione politica e morale di una classe dirigente che ha fatto venir meno in larga parte la stessa sovranità nazionale italiana. Attraverso l'adesione all'euro e l'assunzione di impegni europei quali il fiscal compact e il pareggio di bilancio, ha devoluto la sovranità economica e larga parte della sovranità politica alle oligarchie finanziarie della BCE.

Che l'Italia in sede europea sia priva di ogni sovranità politica è dimostrato dalla condizione di  subalternità dell'agricoltura, condannata ad assurdi contingentamenti della produzione, a subire importazioni di prodotti esteri a basso costo ma privi di garanzie sanitarie e certificazioni di qualità, oltre ad essere penalizzata dalle contraffazioni di prodotti alimentati spacciati impunemente per italiani, che assorbono circa 60 milioni di fatturato nel mondo, sottratto all'export dei produttori italiani. E' proprio dagli agricoltori e di trasportatori che h avuto origine la rivolta dei forconi. Sull'esempio di tali categorie, è allora emerso il malessere generale del paese nella sua complessità. Ad essi si sono aggregati disoccupati, sfrattati, studenti, piccoli imprenditori falliti, disperati di ogni genere, al di là di ogni differenziazione di colore politico. E' assai facile riscontrare l'elemento unificante di tale rivolta: il lavoro. E' il lavoro, già condannato dal modello liberista alla precarietà, spogliato di ogni tutela sociale e ridotto a merce di scambio a prezzi concorrenziali al ribasso nei mercati globalizzati, assume nuovamente il ruolo di protagonista nel contesto di una società dominata da una global class finanziaria e da classi politiche ad essa subalterne. Il lavoro è dunque il valore emergente da questa rivolta, in cui si manifesta la contrapposizione sistemica tra le elites del capitalismo finanziario e i produttori, che pretendono di assumere un ruolo politico proprio in virtù della loro condizione di lavoratori, cioè in base ad ad un valore etico prima che politico ed economico, perchè è il lavoro a conferire dignità sociale ad un individuo membro di una comunità umana.

E' vero che la rivolta dei forconi non assume la valenza di una lotta di classe, data l'assenza di contenuti politici specifici, ma l'assoluta estraneità dimostrata dalla classe politica di governo nei confronti delle problematiche della rivolta dei forconi, dimostra che questa protesta non può non generare future contrapposizioni tra classi dominanti e subalterne. Le analisi del fenomeno emergenti dai media sono ispirate allo scetticismo. Si rileva la mancanza di contenuti politici, la rivolta viene spesso qualificata come un fenomeno di protesta estremo, fine a se stesso, le analisi ideologiche ne rimarcano l'influsso “populistico”, mancando una classe sociale di riferimento. In  realtà i forconi esprimono la coscienza di una potenziale ribellione che coinvolge l'intera totalità sociale, non suscettibile di essere racchiusa negli schemi ideologici classisti del '900. Nonostante l'imposizione di un modello capitalista a livello globale, qualificato come epilogo terminale della storia stessa, la compressione estrema delle classi lavoratrici, il tramonto delle ideologie politiche novecentesche, i processi della storia proseguono il loro corso. E' la prassi trasformatrice della storia, ineliminabile perchè connaturata all'essere sociale dell'uomo, che ritorna a manifestarsi come un convitato di pietra che nessuno più conosce, ma che non si può ignorare. Dare qualificazioni ideologiche a tali fenomeni, per quanto ancora sporadici e limitati, significa non comprendere che la storia non scorre lungo percorsi predeterminati. I suoi processi si attuano in contesti storicamente determinati, da cui scaturiscono contrapposizioni etiche, politiche, economiche, dalle quali emergono nuove sintesi politiche, che preludono a trasformazioni sociali sistemiche di cui oggi non possibile prevedere né i contenuti né la portata.